La sera del 26 giugno 2013, Alida Ferrarini, stimata soprano e cantante lirica villafranchese, ha concluso la sua vita, indebolita negli ultimi tempi da una malattia che aveva cercato in tutti i modi di sfidare ma che, fino all’ultimo, l’ha vista combattiva e impegnata nella sua più grande passione: quella del canto…
di Daniel Reggiani
Dopo una carriera spesa tra i palcoscenici di tutto il mondo, dal 1974 al 2000, interpretando principalmente ed eccezionalmente i ruoli di Gilda, nel Rigoletto; di Micaela, nella Carmen e di Adina, nell’Elisir d’amore, in questi ultimi anni si dedicava a lezioni di canto, nello studio della sua casa, nel cuore di Villafranca, città che ha immensamente amato, nido dal quale è sempre partita per le sue tournée e luogo nel quale ha sempre vissuto con i suoi affetti più cari, il marito Franco Giacomelli e il figlio Luca. In questo numero del giornale, pubblichiamo l’intervista rilasciata da Luca, l’unico figlio di Alida, a pochissimi giorni dalla scomparsa della madre.

Carissimo Luca, ti ringrazio – a nome del Giornale e di tutti i lettori – per avermi dedicato parte del tuo tempo in questi giorni di grande dolore. Domandarti come stai sarebbe fuori luogo ma posso chiederti come vivi questi giorni?
Questi giorni sono segnati dall’incredulità che si confonde al dolore, ma allo stesso tempo alla serenità. Sono convinto che mamma sia partita per una sua tournée, per un suo debutto e che presto ritorni a casa, come ha fatto spesso nella sua carriera. La penso a Parigi o in Giappone, luoghi nei quali sarebbe tornata sempre, Paesi a cui era legata professionalmente ma soprattutto affettuosamente. Il mattino, per me, è un momento molto triste, risvegliandomi e sentendo il cinguettio soave degli uccelli, penso subito a lei, e mi sento solo, ma cerco di farmi coraggio perché la mia serenità è la sua pace.
Qual è il primo ricordo che hai di tua mamma?
I ricordi di mamma sono ovviamente moltissimi ma quello che ho più impresso nella mente risale al 1989, avevo solo sei anni ed ero al teatro dell’Opéra di Parigi dove mia madre interpretava il ruolo di Gilda nell’opera “Rigoletto”(ultima opera rappresentata prima del grande restauro del teatro) ed era la prima volta che ammiravo, da solo, mia madre da un palchetto del teatro. Mi sentivo incredibilmente grande e forte ma nel momento in cui mia madre, come da libretto, veniva “uccisa” da Sparafucile, io iniziai ad urlare dalla paura, tutto il teatro mi guardò… Persino mia madre mi sentì! Gliene combinavo davvero di ogni! Come quando a
San Francisco ci fecero scendere dal bus perché continuavo ad urlare o a Parigi che ci cacciarono da un ristorante perché lanciavo forchette… Ero e sono il figlio di una grande artista ma sono stato un bambino vivace anch’io!
Con chi sei cresciuto, Luca?
Sono cresciuto con l’amore dei miei genitori. Mamma per diversi periodi era costretta ad assentarsi, il lavoro la chiamava lontano e questo, lo ammetto, a volte mi ha fatto soffrire. La sentivo spessissimo al telefono e, il più delle volte, con papà la raggiungevamo per quattro, cinque giorni. Accanto a me, appunto, c’è sempre stato mio padre che, sebbene all’inizio vedevo come quella figura che ci separava (molte volte davanti alle mie lacrime era costretto ad intervenire dicendo: “Forza Alida, devi partire…”) è sempre stato una presenza indispensabile. Accanto a lui i miei nonni che mi hanno sempre accudito, anche se sono mancati quand’ero ancora un bambino.
Chi è stata per te Alida Ferrarini?
Alida Ferrarini è stata ed è la mia dolce e indimenticabile mamma. E’ stata la persona che per trent’anni mi ha dato il buongiorno, che mi ha educato e valorizzato, che mi ha corretto e perfezionato. E’ stata la mamma che ha creduto in me, nelle mie scelte, nei miei successi e nei miei sbagli. E’ stata la mia maestra di canto, la mia grande artista: un esempio di umiltà e di talento.
Chi è invece oggi Luca Giacomelli?
Sono l’unico figlio di Alida Ferrarini, sono nato il 20 marzo 1983 (battezzato ad appena dieci giorni di vita perché subito dopo io e mamma dovevamo partire per Monaco, l’opera “Il don Pasquale” ci aspettava e mia madre interpretò l’impegnativo ruolo di Norina). Ho concluso i miei studi a Villafranca e mi sono perfezionato con la laurea in scenografia e costume per lo spettacolo all’Accademia Cignaroli di Verona; sono cresciuto tra i camerini e i palcoscenici, ho respirato fin da piccolo il profumo del teatro. Di questo profumo mi sono innamorato ben presto, oggi sono un performer. Ho interpretato Richie Cunningham nel musical “Happy Days”, Macavity in “Cats” con la Compagnia della Rancia e John O’Donnell in “Titanic”. Ora sto lavorando per la realizzazione di “Romeo e Giulietta”, che sarà rappresentato anche a Verona, in Arena, il 2 ottobre. Nella rappresentazione di “Lo Zoo di vetro”, opera in prosa e quindi interamente recitata, mamma si complimentò – era anche un po’ stupita – delle mie capacità: è stata una grande soddisfazione!
Sei il figlio di una grande Artista… cosa le devi?
A mamma Alida devo dire grazie perché sono stato il frutto di un grande amore. Quest’anno i miei genitori avrebbero festeggiato i quarant’anni di matrimonio ma l’amore li lega da più di cinquant’anni. A lei va un doppio ringraziamento perché, per avermi, ha fatto molte rinunce, per incominciare i nove mesi di gravidanza a letto. Qualcuno le disse che la mia nascita, nell’83, avrebbe ostacolato i suoi successi ma, coniugando il lavoro alla famiglia, la sua brillante carriera decollò proprio in quello stesso periodo. Le piaceva ripetere che sono stato la sua “opera più bella!”
Quali sono stati i tuoi maestri?
Come dicevo, mamma è stata la mia maestra di canto, per la recitazione è stata invece Luciana Ravazzin. Forse un gioco del destino, forse solo una coincidenza ma Luciana si è spenta poche ore dopo mamma. In questa settimana ho dovuto accompagnare mamma e Luciana, sono molto provato ma mi piace pensare che lassù si sentano meno sole e che possano sostenermi, incoraggiarmi e correggermi insieme, completandosi l’un l’altra per completare me! Un’altra importante guida nella recitazione è stato per me Gipeto. Nella danza, invece, mi sono formato sotto la guida di Gail Richardson.
L’insegnamento che ti lascia Alida, come mamma e come artista, qual è?
“Vogliatevi bene! Noi siamo gente avvezza alle piccole cose, umili e silenziose”, tratto da Madama Butterfly: questo è sicuramente il testamento di mia mamma Alida. Mamma mi ha trasmesso e mi lascia in eredità la sua immensa passione per il teatro, come possibilità per dilettare – con semplicità – la gente con l’arte.
Come ha vissuto Alida in questi ultimi tempi?
Sarebbe superfluo dire che ha mantenuto quella sua compostezza e quel desiderio di umiltà, anche negli ultimi tempi. Sicuramente, la morte di suo fratello, mio zio Ottorino, alla fine di maggio, l’ha colpita e provata nel profondo, erano molto legati. Negli ultimi giorni era serena, non ha sofferto: questo mi rincuora.
Come vorresti fosse ricordata Alida Ferrarini, nella sua Villafranca?
Innanzitutto come una donna e una concittadina semplice, sobria e di vera riservatezza. Mamma come molti villafranchesi ha sofferto molto nel vedere dismesso ed abbandonato il teatro Verdi. Credo che la ristrutturazione, o una nuova costruzione in un altro luogo, sarebbe una soddisfazione grande per mamma, sarebbe indubbiamente felice e soddisfatta se l’arte tornasse ad abitare a Villafranca.
Luca, noto che mentre mi parli di mamma, spesso, guardi quell’anello che tieni nella mano destra… Ti è particolarmente caro?
E’ l’ultimo regalo di mamma, risale ad una lunga chiacchierata nei primi giorni di giugno, sarà il suo ricordo indelebile. Nel luccichio di questi brillanti rivivo il suo sorriso.
Che cosa vuoi chiedere a mamma?
Di stare vicino a papà Franco.
Che cosa vuoi chiedere a tuo papà Franco?
Di sostenermi e di starmi vicino.
Grazie Luca, queste tue parole mi hanno emozionato. Da queste parole ho percepito un amore immenso, un attaccamento forte alla tua indimenticabile mamma. Ti siamo vicini! Un grazie riconoscente per questi pensieri che hai deciso di condividere con noi e un augurio, davvero sentito, affinché tu possa tenere alti i talenti di mamma Alida, nel campo dell’arte e dei valori umani. Grazie!

