Cari amici care amiche, la storia di un altro “coridor” nostro concittadino ci riporta nella “Vilafranca de ‘na olta”ed è quella di “Aldo el Bocia” che pedalando in lungo ed in largo, non solo per la penisola ma per l’Europa intera, ha scalato montagne e classifiche vincendo, nella sua seconda giovinezza, ben due campionati del mondo. Aldo (all’anagrafe Arnaldo) Faccioli, classe 1925, detto “el Bocia”, (termine dialettale molto usato che sta per ragazzo) il soprannome lo eredita dal padre. E’ il primo dei due figli di Noè e Gisella Padovani, l’altro è Edo che ricordo grande appassionato di caccia e stimato cinofilo. Aldo cresce con la famiglia in località Volpare dove nel primo dopoguerra il padre Noè, detto “el Bocia”, esercita il mestiere di mediatore e commerciante. Aldo è ancora giovanissimo quando incomincia a correre in bicicletta dimostrando sin da subito quella che sarà la sua più grande caratteristica, scatto fulmineo di straordinaria potenza, un “finisseur” diremo oggi. Inizia a correre su pista, in quel di Pescantina vincendo una gara dopo l’altra. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale è ancora troppo giovane per essere arruolato poi ne viene esentato quale atleta di sicuro interesse. Anche se bravo e vincente però il ciclismo di allora non gli dà abbastanza di che vivere e così Aldo tra una gara ed un allenamento trova un primo impiego come meccanico alla SAIRA. Negli anni della guerra, come dimostra la bella foto, assieme al fratello corre anche su strada. Edo però a causa di una brutta caduta, in cui riporta gravi fratture ad una gamba, è costretto ben presto a ritirarsi dalla attività agonistica. Aldo invece continua a correre e coglie l’occasione dell’incidente del fratello per licenziarsi dalla SAIRA ed aprire con lui, in un locale preso in affitto dalla famiglia Malvezzi e posto sul corso quasi di fronte a “Bomba”, una officina di riparazione di moto e biciclette. Aldo da dilettante vince più di centodieci gare ma sono anni durissimi. Soldi ne vede ben pochi e per le trasferte deve arrangiarsi ed andare sul luogo della partenza in bicicletta. Anche quando ha da farsi sistemare la bicicletta da gara, una Bottecchia, deve pedalare da Villafranca a Vittorio Veneto e ritorno. Aldo però non molla e nel 1949 a suon di vittorie passa tra i professionisti. Lì tra i grandi campioni dell’epoca, nella foto durante un momento di riposo con altri corridori ed il grande Gino Bartali, e senza una squadra alle spalle vincere è più difficile eppure quando si arriva in gruppo Aldo c’è. Oltre dieci vittorie e nel 1953 dopo la sua vittoria nel Gran Premio di Caorso è dato addirittura per favorito al Giro della Lombardia. Partecipa ai giri di Inghilterra, Belgio, Austria e Portogallo durante il quale, con la sua squadra la Bottecchia, riceve la visita di Umberto II di Savoia. In gara è quasi sempre lo stesso copione, staccato in salita rientra in discesa ed è davanti a disputare lo sprint. Sempre sui pedali a “mangiare polvere, sputare sangue e talvolta masticare amaro”. E’ di indiscusso valore ma non ha “santi in paradiso” e quando ci sono scelte importanti lui è sempre il primo degli esclusi. Conclude la carriera nel 1955al giro della Campania vinto da Fausto Coppi. Nell’ultima tappa è staccato in salita e non riesce più a rientrare nel gruppo ed è così che dopo l’arrivo scaraventa lontano la bicicletta, si fa il segno della croce e dice basta. Aldo rientra a Villafranca ed anche su suggerimento della mamma, lascia al fratello l’officina, che dà appena di che vivere ad una famiglia, e trova subito impiego sempre come meccanico presso la grande ditta Biasi di Verona nello stabilimento di Cadidavid. Raggiunta finalmente la stabilità economica pensa anche a farsi una famiglia. Si innamora di Gianna (Giovanna) Bosio che sposa nel 1956 e la loro unione sarà allietata dalla nascita prima di Gianni e poi di Sandra e Cristina. Per essere più vicino al posto di lavoro, al quale conta di andare in bicicletta, con la famiglia trova casa in Dossobuono. Sono però gli anni del “boom” economico e della nuova mobilità e così anche per lui arriva prima la motocicletta e poi l’automobile. Dopo qualche tempo, per seguire il suo capo reparto, l’ingegnere Robbi, passa alla ditta OVER in Verona dove concluderà la sua attività lavorativa. Nel 1965 torna in Villafranca, nella casa che è riuscito ad acquistare con i risparmi messi da parte. Non solo lavoro però, il suo fisico da atleta non gli permette di stare fermo ed ecco allora che nel tempo libero tra le mura del castello riprende un gioco che aveva praticato in gioventù, il tamburello. Per la sua prestanza fisica e la bravura nel gioco è notato da Benito Barlottini (la sua è un’altra delle prossime storie) e ben presto è messo in squadra e partecipa così a diversi campionati. Intanto il tempo passa ed arriviamo agli inizi degli anni ’70. Un calo della vista, che non gli consente più di vedere bene la palla, e la straordinaria diffusione delle gare amatoriali in bicicletta fanno sì che non sappia resistere al richiamo delle corse. Un po’ di allenamento ed ecco che Aldo torna in sella da agonista nella categoria “Gentlemen”. Lì ritrova tanti compagni ed amici, ex professionisti o semplici, ma altrettanto validi, appassionati di bicicletta tra cui i paesani; Orfeo Falsiroli, l’amico e avversario di sempre e Valerio Bellesini. Persone straordinarie delle quali come ben sapete ho già avuto l’onore di scrivere, in questa rubrica, la loro storia. E capita anche che proprio loro due partecipino alla stessa gara che consacrerà nuovamente Aldo agli onori della cronaca. E’ il 1975 anno in cui Aldo ha già collezionato 24 vittorie. Sul circuito di St.Johann vicino ad Innsbruk si corre il campionato del mondo di categoria. Su un percorso di 50 km più di 150 concorrenti si contendono l’ambito titolo. A metà gara una caduta generale, che vede coinvolti anche Falsiroli e Bellesini, favorisce la fuga di una ventina di corridori tra i quali Aldo. Il gruppo non riesce più a riprenderli e così quando in vista dell’arrivo il gruppetto lancia lo sprint Aldo sprigiona tutta la sua potenza, domina la volata e taglia per primo quel traguardo che gli consegna la maglia iridata di Campione del Mondo. Titoli a sei colonne sulla stampa nazionale ed estera e grandi festeggiamenti a Villafranca per celebrare il suo campione. Ma non è finita, solo due anni dopo, con un altro sprint, si riprende nuovamente titolo e maglia con grande e rinnovata gioia degli amici, dei compaesani e della famiglia. L’era la Vilafranca de ‘na olta quando si praticava lo sport a forza di rinunce e sacrifici senza “aiutini” o “raccomandazioni” di sorta e il tuo nome? Se non te lo cambiavano di sicuro te lo accorciavano.

