Cari amici e care amiche, con il carnevale a Villafranca arriva anche l’indissolubile connubio la sfilata di carri allegorici e maschere e la rivista, uno “spettacolo” comico teatrale imperniato sulla satira verso personaggi locali. E chi meglio di “Ana”, che è stato uno dei suoi più noti interpreti può riportarci, con la sua storia, nella “Villafranca de na’ olta”. Danilo Bellesini detto “Ana”, classe 1922 è il terzo dei sette figli maschi del calzolaio Aldo, e di Emma Pasqua De Gobbi (ed il quarto di cui vi racconto la storia). Cresciuto nella Villafranca del periodo pre-bellico frequenta ancora le elementari quando con lavori saltuari racimola qualche soldo, ovviamente da dare in famiglia. E come tanti suoi coetanei si forma “al fubal” nell’allora grande scuola “del castel”. Danilo, eccellente giocatore di calcio, guerra durante viene chiamato alle armi e vuoi per meriti sportivi, vuoi per fortuna viene incorporato in aviazione ad assegnato in Parabiago, in provincia di Milano, dove rimane fino alla fine delle ostilità. Tornato in Villafranca trova subito un impiego di lavoro alla SAIRA ed un posto da titolare nella prima squadra di calcio. Dopo qualche campionato nel Villafranca approda in serie C al Cerea allora sempre ai vertici della classifica. Nel Cerea che è detto “il Piccolo Toro”, per il colore della divisa di gioco uguali a quella del Torino, giocano ben altri sette villafranchesi; suo fratello Orfeo, suo cugino Lino Bellesini, Brunetto, Bertaso, Massagrande detto Cecè, Bazzoni e Callino , per lui era come giocare in casa . Un buon lavoro un ingaggio sicuro e con la stabilità economica i pensa a metter su famiglia. Si sposa con Maria Ciresola che gli darà Valmore, Daniela e Gianni. Nel tempo Danilo libero si dedica allo spettacolo (canta, balla e recita), e alle corse in bicicletta, l’altra delle sue grandi passioni. Con “Boton”, il suo grande amico Elio Faccioli, forma un duo comico di straordinaria bravura “Ana e Boton” che ottiene grandi consensi e notorietà ben oltre le mura cittadine. Qualche anno dopo, con l’aggiunta della bella e brava cantante Oriana Aprili il duo diventerà un trio ma procediamo per ordine e prima consentitemi qualche cenno storico. Dalle ceneri della disciolta anonima compagnia teatrale, che sul palco del Cinema Teatro Comunale aveva messo in scena due edizioni della applaudita rivista “Chewing gum” (diretta da Franco Faccioli con testi di Cesare Marchi), nasce l’Aurora e mai nome fu più appropriato. Indisponibile il “Comunale” In attesa che sia ultimato il Nuovo Cinema Teatro Verdi, fortemente voluto dall’allora parroco don Eliseo Contri, l’Aurora mette in scena i suoi primi lavori sul piccolo palcoscenico del teatro dell’asilo delle Suore della Misericordia, in corso Vittorio Emanuele. Anche se ultimati i lavori al Verdi occorre superare ancora qualche ostacolo. La struttura, gestita dalla famiglia Vezza ha lo schermo di proiezione fisso per cui per utilizzare il palco occorre smontarlo. Fatto che oltre a richiedere qualche giorno di lavoro comporta anche altrettanti giorni di mancate proiezioni e tuttavia grazie anche alla ferma determinazione del curato di allora, don Egidio Baietta, si trova un buon accordo e nel 1960 ha luogo la prima rivista al “Verdi”. Occorre precisare che allora l’intera compagnia era formata da soli uomini che opportunamente “agghindati” dovevano interpretare anche i ruoli femminili. Dovette passare qualche anno prima che anche alle donne fosse consentito esibirsi sul palco e tuttavia, almeno per i primi tempi. potevano solo cantare e dovevano salire sul palco dal davanti, “dal lato sala”, essendo loro assolutamente precluso l’uso dei camerini. Quanto è cambiata la mentalità anche se la storia è di ieri eppure ci sembra lontana, anni luce. Ma torniamo a Danilo, che tra l’altro, nel rinnovato carnevale villafranchese, è stato il primo ad indossare le vesti “Castelan” e tuttavia il mondo dello spettacolo non gli ha dato solo rose e fiori e debbo fare un passettino indietro per raccontarvi il fatto che gli ha certamente contribuito a cambiargli la vita. Allora, come oggi, la rivista era l’occasione di prendere in giro fatti, cose o persone del paese. Sin dagli inizi, nel duo lo “sfottò” di solito toccava a “Boton” mentre “Ana” dava vita a personaggi più o meno immaginari, celeberrime le sue interpretazioni del “bacan” e del “embriago”. Accadde invece che nella seconda ed ultima edizione del “Chewing gum” in una scenetta tocca proprio ad “Ana” una parte che con un semplice scambio di parola, bambola invece di bombola prende in giro la SAIRA, allora la maggior industria del paese. Apriti cielo, nonostante abbia “sulle spalle” una famiglia con bimbi piccoli il primo giorno che torna al lavoro si ritrova licenziato in tronco. A nulla vale la sua accorata difesa “ho solo recitato quello che era scritto sul copione semmai prendetevela con Cesarino” ma sulla decisione la direzione rimane irremovibile. E tuttavia “non tutto il male vien per nuocere”. In quei giorni, per sua fortuna, è stato da poco inaugurato il nuovo Ospedale Magalini” che non è ancora al completo di personale. Così, grazie ai buoni uffici dell’allora sindaco Arnaldo Brunetto, cugino del suo compagno di squadra del Cerea, ottiene un posto da infermiere. Oggi vi hanno fatto anche dei “films” ma è “Ana” il vero antesignano del buonumore in corsia. Con il suo carattere allegro, la battuta sempre pronta e l’innata ironia strappa a tutti un sorriso. Ed è accaduto anche che più di qualche paziente, magari da poco operato, tenendosi la pancia gli debba dire “basta parchè se no a forsa de ridar me se spaca i ponti”. Quanti spettacoli con l’Aurora, canto, cabaret e sketcs, indimenticabile quello in cui nel movimento a giro con cui i componenti del trio si alternano davanti all’unico microfono per prendere in giro i compaesani tutti assieme cantano il ritornello “e la magnana e al magnana”. Danilo ha un fisico da vero atleta, lasciato il calcio ed inforcata la bicicletta si dimostra un ottimo “coridor”. Vince solo qualche gara ma in squadra è un bravo gregario ed è proprio in quel ruolo che è in parte artefice delle fortune del due volte campione del mondo di categoria Aldo Faccioli “el Bocia”. Kilometri e kilometri sui pedali sino a quel tragico 4 luglio del 1978. Siamo in Castel d’Azzano, Danilo ha da poco concluso la sua gara ed è seduto vicino all’arrivo per vedere l’esito della gara successiva. Sono le 16 e 30 il suo grande cuore improvvisamente smette di funzionare privando così la sua famiglia, gli amici ed il paese tutto del suo grande “Ana”. L’era la “Vilafranca de ‘na olta” quando solo per uno sfottò alla proprietà si poteva essere licenziati in tronco ma era anche quella in cui non venivi lasciato solo ed il sindaco poteva renderti “giustizia”.
Alla prossima.
Rico Bresaola

