L’ex calciatore ed ex politico ottuagenario risveglia miei personali ricordi, datati 11 giugno 2016.
Scendo senza fretta in tarda mattinata dal treno proveniente da Verona e m’infilo nel marasma della stazione di Milano Centrale che non risparmia gli spintoni senza scuse, le gimcane tra trollies, il farsi largo tra zombies piantati davanti ai pannelli informativi. Non è a breve lasso di tempo il mio proseguimento verso Gerenzano-Turate ed allora me la prendo comoda, curiosando tra la folla che s’assiepa e si disperde verso convogli od uscite.
Scorgo una figura, dai capelli lunghi candidi, mediaticamente familiare tra tanto bailamme (dal turco bayram, festa) che, zoppicando leggermente, si trascina dietro il suo trolley e cammina dietro ad una bella signora bionda dall’abbigliamento eccentrico.
«Ma è Gianni Rivera!», mi dico e, punzecchiato come al solito dalla mia curiosità, pedino la coppia aspettando il momento opportuno per scambiare qualche parola con l’ex Golden Boy del calcio internazionale. Ma i due, sempre uno dietro l’altra e con lei (la moglie Laura Marconi, sposata il 28 giugno 1987 e dalla quale ha avuto due figli, Gianni e Chantal, oltre a Nicole nata nel 1977 da una relazione con la soubrette Elisabetta Viviani) che, di tanto in tanto, si ferma ad aspettarlo, svicolano tra la gente, si fermano davanti all’ingresso del Freccia Club e, dopo aver parlottato, entrano nella sala servendosi del loro badge.
Mentre li osservo da pochi metri tento d’estrarre la macchina fotografica digitale che mi porto sempre appresso nella borsa ma l’intenzione di scattar foto cozza contro il loro rintanarsi dentro.
«Prima o poi usciranno», mi consolo, convinto che debbano salire a bordo di qualche treno tra non molto. M’appoggio alla balaustra del vicino sottopassaggio e giochicchio col cellulare.
Mi ritorna in mente quel famoso goal di Rivera al 111° del secondo tempo supplementare della “partita del secolo” del 17 giugno 1970 (come fu definito l’appassionante incontro di semifinale del Campionato mondiale di calcio disputato nello stadio “Azteca”, a Città del Messico, tra le nazionali d’Italia e Germania Ovest), finita, lo sanno anche i sassi, 4 a 3 per gli azzurri.
La quarta rete segnata dal milanista (allora in polemica “staffetta” con l’interista Sandro mazzola per volere del commissario tecnico Ferruccio Valcareggi) spiazzò perfettamente il portiere della Germania Ovest Josef Dieter Maier, noto come Sepp Maier, (Metten, 28 febbraio 1944), consentendo all’Italia di giocare la finale con il Brasile di Pelé il 21 giugno successivo, con la vittoria dei carioca per 4 a 1.
L’elettrizzante evento agonistico “costrinse”, quasi, a far apporre una targa commemorativa all’esterno dello stesso stadio perché fosse formalizzato nel tempo il “partido del siglo”.
A parte quel tira & molla con Mazzola, Giovanni (detto Gianni) Rivera (primo calciatore italiano ad aggiudicarsi nel 1969 il “Pallone d’oro” di France Football) era da anni in auge nel calcio. Nato a Valle San Bartolomeo, frazione di Alessandria, il 18 agosto 1943, ha debuttato in Serie A nella squadra della sua città il 2 giugno 1959 (Alessandria-Internazionale, 1-1), a nemmeno 16 anni d’età, per poi passare al Milan con cui debuttò il 18 settembre 1960 (Alessandria-Milan di Coppa “Italia”, 3-5) e dove rimase fino all’ultima partita ufficiale disputata (Lazio-Milan, 1-1) il 13 maggio 1979, allo scoccare della sua 527^ presenza in Serie A (nell’Alessandria e nel Milan, con 170 goals realizzati tra campionati e coppe vari).
Ha indossato per la prima volta la maglia azzurra della Nazionale giovanile il 9 marzo 1960, in un’amichevole contro la Svizzera conclusasi 4-1, con due reti segnate proprio da Rivera. L’entrata nella Nazionale maggiore è avvenuta il 13 maggio 1962, ad appena 18 anni, in un’altra amichevole, stavolta a Bruxelles con il Belgio (3-1 per l’Italia). In totale, ha accumulato 60 presenze nella Nazionale (delle quali 4 come capitano), segnando 14 reti.
Gianni Rivera s’è lasciato ammaliare dalla politica, dopo aver ricevuto nel 1987 la proposta da Giovanni Goria e Bruno Tabacci di candidarsi con la Democrazia Cristiana alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche.
Eletto, è rimasto fedele alla “balena bianca” fino al suo scioglimento, nel 1994, venendo rieletto in altre liste (Patto Segni, Rinnovamento Italiano, I Democratici, Democrazia è Libertà-La Margherita, Rosa per l’Italia, Centro Democratico) per poi ricoprire rilevanti incarichi parlamentari (segretario di Presidenza della Camera dei Deputati, vice presidente della Giunta per le Elezioni, membro della IV Commissione Difesa, della VIII Commissione Ambiente, dell’XI Commissione Lavoro, della XII Commissione Affari Sociali, Sottosegretario di Stato alla Difesa).
Nel 2005 subentrò a Mercedes Bresso, eletta presidente della Regione Piemonte, in qualità di deputato del Parlamento Europeo al quale l’ex calciatore era stato candidato nelle elezioni del 2004 per Uniti nell’Ulivo. Una carriera politica di primo piano com’è stata la precedente, sotto gli stessi riflettori della popolarità.
È questo il sintetico “ritratto” del Gianni Rivera che attendo al… varco per almeno una foto.
Infatti, in breve fa capolino dal Freccia Club. Preceduto ancora dalla moglie Laura, fa pochi passi prima del mio avvicinarmi a lui per una stretta di mano resa complicata dal trolley che si tira dietro. Gli chiedo il permesso di fargli una foto ed annuisce esortandomi a fare in fretta perché il suo treno non aspetta. Ci scambiamo qualche parola banale e poi lo guardo mentre s’allontana con faticosa deambulazione. Il suo passo difficoltoso mette malinconia per il nutrito capitolo di maschia storia calcistica da lui interpretato in un dolciastro ieri…
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi

