Cari Lettori,
ho il piacere di avere ancora con noi, nella splendida cornice di Verona, il Consigliere Regionale da poco ha aderito a Futuro Nazionale del Generale Roberto Vannacci, il Dottor Stefano Valdegamberi.
Stefano Valdegamberi, nato il 6 maggio 1970, maturità classica e laurea in Economia e Commercio. Sposato, con tre figli, è cultore della storia e cultura locale, in particolare della minoranza linguistica germanofona ‘cimbra’.
Come commenti la vittoria del Presidente Stefani e la continuità del centrodestra, in Veneto?
“Stefani rappresenta una continuità, ma anche una discontinuità.
Molti lo associano alla continuità con Zaia, ma io lo vedo come una persona che, sotto certi aspetti, mantiene uno stile molto moderato e che si propone anche di andare oltre quanto fatto in passato.
Zaia, infatti, era diventato quasi una figura centrale assoluta, attorno alla quale ruotava gran parte del sistema politico regionale, con un Consiglio di fatto indebolito nel suo ruolo. Stefani, invece, già con la sua presenza in Consiglio, ha dato maggiore spazio anche alle altre forze politiche, contribuendo a restituire centralità all’assemblea.
Detto questo, al di là degli aspetti positivi dell’amministrazione precedente, stanno emergendo anche diversi nodi irrisolti. Recentemente, ad esempio, durante una commissione con le rappresentanti del sociale, è emerso il problema della mancata approvazione della riforma dell’IPA, che oggi crea difficoltà alle istituzioni sociali.
Eppure quella legge era già pronta nel 2010, quando ero assessore: aveva superato la commissione ed era stata condivisa anche con le parti sociali. Doveva solo essere portata in Consiglio, ma non è mai accaduto. Oggi, a distanza di anni, ci si lamenta di un problema che allora era già stato affrontato ma mai risolto.
Questo dimostra come, in passato, la politica si sia basata molto sull’immagine e sulla comunicazione, lasciando però irrisolte diverse questioni strutturali.”
Stefano, oltre a congratularmi con te per la tua vittoria, quali sono i tuoi obiettivi per i prossimi cinque anni di legislatura regionale?
“Il mio obiettivo principale è riportare concretezza nell’azione politica e risolvere problemi reali, pur nei limiti delle competenze regionali, che oggi sono sempre più ristrette da normative nazionali ed europee.
Penso, ad esempio, al settore agricolo: le politiche regionali esistono, ma sono fortemente condizionate da direttive comunitarie e da una burocrazia sempre più complessa. L’apertura al Mercosur, inoltre, rischia di penalizzare fortemente l’agricoltura italiana ed europea.
Il principio dovrebbe essere quello di “stesse regole per tutti”, ma oggi non è così. Si favorisce spesso l’agroindustria, che può approvvigionarsi di materie prime a basso costo dall’estero e poi trasformarle, ottenendo comunque il marchio “Made in Italy”. Questo rischia di mettere fuori gioco il vero prodotto italiano.
Oltre all’agricoltura, mi sto occupando anche di sanità: ho presentato un progetto di legge per semplificare il sistema degli accreditamenti. Oggi le strutture socio-sanitarie sono costrette a continui rinnovi burocratici, con costi elevati e spreco di risorse.
Ho quindi proposto diverse modifiche normative, intervenendo su leggi risalenti ai primi anni 2000, per ridurre la burocrazia e rendere il sistema più efficiente.
In generale, l’obiettivo è fare in modo che le risorse vengano utilizzate per i servizi ai cittadini, e non per alimentare apparati burocratici. Questo vale anche per il settore produttivo: semplificare sì, ma evitando che la burocrazia venga usata come risposta generalizzata ai comportamenti scorretti di pochi. Bisogna controllare meglio chi sbaglia, senza penalizzare chi rispetta le regole.”
Quali sono le battaglie politiche che hai portato avanti in questi primi mesi di mandato in Regione Veneto?
“In questi primi mesi ho cercato di evidenziare come la politica regionale sia sempre più legata ai contesti nazionali e internazionali. In molti ambiti, come l’agricoltura, le decisioni vengono prese a livello europeo, e le regioni hanno margini di azione limitati.
Per questo motivo ho portato avanti anche battaglie su temi più ampi. Ad esempio, mi sono opposto all’invio di armi nel conflitto tra Russia e Ucraina, presentando una mozione in aula. Ritengo che questa scelta abbia avuto effetti negativi anche sull’economia veneta, con l’aumento dei costi energetici e la perdita di mercati importanti.
A mio avviso, si tratta di decisioni che hanno finito per penalizzare il nostro sistema produttivo, senza portare benefici concreti. Credo sia necessario un cambio di direzione, anche perché l’attuale situazione rischia di compromettere la competitività delle nostre imprese e di aggravare il debito pubblico.”
È stato importante il supporto del Generale Vannacci in questa tornata elettorale?
“Con il generale Vannacci ho un rapporto di stima e condivisione di alcune idee. Non contesto le sue posizioni, e in alcune circostanze mi sono trovato in linea con lui.
Ad esempio, recentemente ho votato contro una mozione pro-Ucraina, spiegando le mie motivazioni: ritengo che sia necessario uscire dagli schemi attuali e rivedere profondamente le politiche adottate negli ultimi anni.
Se continuiamo su questa strada, rischiamo un indebolimento economico significativo. Non possiamo pensare di risolvere problemi strutturali trasformando l’industria europea in un’economia legata alla produzione bellica. La storia ci insegna che questa non è una soluzione sostenibile.”
Che impatto ha avuto per la Regione Veneto ospitare le recenti Olimpiadi Milano-Cortina?
“L’impatto è stato sicuramente positivo dal punto di vista della promozione internazionale. Milioni di persone hanno potuto vedere l’Italia, il Veneto e città come Verona.
Ho però espresso alcune perplessità sull’esclusione di alcune nazionali, come quella russa e bielorussa, perché ritengo che ciò vada contro lo spirito olimpico, che dovrebbe essere un momento di incontro tra i popoli.
Al netto di queste criticità, si è trattato comunque di un investimento importante in termini di immagine e visibilità, con un bilancio complessivamente positivo.”
Quali sono le prossime sfide che dovrà affrontare la Regione Veneto?
“Le sfide del Veneto sono strettamente legate a quelle dell’intero Paese. Una delle principali è trattenere i giovani e i talenti, creando opportunità che colleghino meglio formazione e mondo del lavoro. Dobbiamo rafforzare il legame tra università e imprese, puntando sull’innovazione e rendendo il territorio più attrattivo. Oggi, invece, assistiamo a una fuga di cervelli verso altre regioni o all’estero. Serve inoltre aumentare la produttività del sistema. Gli stipendi sono bassi, ma non è possibile aumentarli in modo sostenibile senza migliorare l’efficienza complessiva.
Per questo è necessario intervenire su diversi fronti: riduzione della burocrazia, maggiore efficienza della pubblica amministrazione e contrasto alle inefficienze.
Solo così si potranno creare le condizioni per una crescita reale.”
L’ultima domanda che pensavo di farti, Stefano, è: cosa vuoi dire ai veneti che hanno riposto la fiducia in te votandoti alle ultime elezioni?
“Ai veneti che mi hanno votato voglio dire che continuerò a portare avanti il mio modo di fare politica, basato sulla libertà di pensiero e sulla coerenza. Non mi considero una persona “politicamente corretta” a tutti i costi, ma cerco di esprimere sempre ciò che penso, senza compromessi che limitino la mia libertà.
Credo che oggi ci sia una crescente distanza tra cittadini e politica, spesso dovuta alla differenza tra ciò che viene promesso e ciò che viene realizzato.
È importante anche essere consapevoli dei limiti entro cui si muove la politica nazionale: molte decisioni sono influenzate da contesti sovranazionali e da equilibri internazionali. Questo non significa rinunciare al proprio ruolo, ma essere onesti nello spiegare ai cittadini quali siano i reali margini di azione.
Io continuerò a lavorare con trasparenza e coerenza, cercando di rappresentare al meglio chi ha scelto di darmi fiducia.”
Grazie Stefano per la tua disponibilità.
Cordialmente, il Vostro Colonnello

