San Bortolo (Selva di Progno) – La storiella del vajo dell’Orco viene rispolverata all’occasione, di tanto in tanto, soprattutto nelle contrade disperse a nord-est della frazione (Gugoli, Campilgeri, Gaiga, Cattazzi), nella Lessinia orientale, al confine tra le province di Verona e Vicenza, infarcendo discorsi, magari esagerati, su lontani episodi.
Si tratta d’una vicenda minore, seppur particolare, che risale a 38 anni fa. A quando, cioè, il 7 giugno 1986, il quotidiano scaligero “L’Arena” pubblicò, nelle cronache di provincia, un articolo con foto intitolato “Cercano tracce di volpe e invece trovano… Hitler”, “Il ritratto del dittatore su una cartolina sepolta da 45 anni nella tana”.

Il riferimento è al tentativo d’avere qualche conferma sulla presenza d’uno o più esemplari di canidi nell’anfratto seminascosto denominato, appunto, “Tana della volpe” o, attinente al pendio boscoso in cui si trova, col toponimo grotta dele albarele, appunto nel vajo dell’Orco. Due giovani di Cazzano di Tramigna avevano perlustrato gli immediati paraggi ed esplorato l’interno della spelonca per individuarvi passaggi o stanziamenti di volpi, come da asserzioni ricevute.
Invece di constatarvi il rifugio ancora frequentato dal carnivoro (che, se vi fosse stato effettivamente, avrebbe costituito un serio pericolo aggressivo) avevano rilevato i resti ossei, integri o frantumati, tra e sotto pietre e rocce, di varie specie animali dell’habitat prealpino. Avanzi di bestie fatte prede e poi divorate oppure morte per cause naturali od avanzi di pasti consumati da quanti, negli anni più cupi della Seconda guerra mondiale (tra settembre 1943 ed aprile 1945), trovarono rifugio nella cavità da rastrellamenti nazifascisti.
Ma non s’erano imbattuti solo in ossa ma, con grande sorpresa, pure in una… cartolina con un disegno di Adolf Hitler (“Il Führer”, opera del pittore Antonio Asturi – Vico Equense, Napoli, 2 novembre 1904 – Vico Equense, 3 gennaio 1986), da un lato e, nell’altro, bollo, timbro, destinatario e mittenti. Scritto con penna stilografica (o con cannuccia con pennino) a Rovereto il 2 marzo 1941 (XIX dell’Era Fascista) da otto nominativi, il cartoncino aveva discrete condizioni nonostante il tempo, forse anche grazie all’ambiente secco dell’antro.


La cartolina era indirizzata a “Zordan Atilio Selva di Progno S. Bortolo con Gaiga (Verona)” e contrassegnata, in alto a sinistra, dalla dicitura P. N. F. (cioè Partito Nazionale Fascista) e Federazione dei Fasci di Combattimento Trento tra due fasci littori.
Il ritrovamento casuale aveva innescato curiosità nei due cercatori di volpi. Che, poi, s’erano recati nella vicina contrada Gaiga, popolata allora solo da una famiglia omonima di cinque persone, chiedendo informazioni sul nominativo in indirizzo e ricevendo una stringata risposta dai sospettosi montanari isolati nel loro piccolo grande mondo.
Attilio Zordan, abitante del nugolo di case risalente alla prima metà del Diciottesimo secolo, trovò abituale nascondiglio con i suoi cari e con altri vicini dalle incursioni nazifasciste in cerca di partigiani nella “Tana della volpe”, anche per giorni interi, notti comprese. Probabilmente la “cartolina del mistero” fu scordata o perduta dall’interessato o da qualcuno della sua cerchia in uno di quei disperati ripari dalle congiunte scorrerie sulle tracce di ribelli armati.
Claudio Beccalossi

