Isola della Scala, 12 novembre 2025 – Dallo straziante dolore ad una missione possibile per arginare il futuro ripetersi, attraverso ricuciti, rinnovati paradigmi di cultura del rispetto inculcati fin dall’infanzia, di drammi del parallelo pianeta maledetto chiamato Femminicidio.
Al Showtime Arena del Palariso, nel corso di Taste of earth (L’evoluzione della Fiera del bollito, festival della cucina tradizionale ed internazionale), il pienone di pubblico di tutte le età (con predominanza di quellaanziana) ha ascoltato con emozione le parole di Gino Cecchettin (Rovigo, 3 settembre 1968), padre di Giulia (Padova, 5 maggio 2001, abitante con i familiari – papà Gino, sorella Elena, fratello Davide – a Vigonovo, Venezia), studentessa in Ingegneria biomedica all’Università di Padova prossima alla laurea, uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta (Padova, 18 dicembre 2001), incapace di rassegnarsi alla fine della loro relazione.






Accoltellata alla testa ed al collo l’11 novembre 2023 nella zona industriale di Fossò (Venezia) e caricata nel bagagliaio dell’auto, il suo cadavere venne rinvenuto il 18 novembre successivo in una zona boschiva (chiamata Pian delle more) tra il lago di Barcis e Piancavallo, in provincia di Pordenone. Turetta fu arrestato dalla polizia tedesca, alla sera del 18 novembre, mentre era con la vettura ferma, rimasta senza benzina, nella corsia d’emergenza dell’autostrada A9, tra Bad Dürrengberg e lo svincolo Rippachtal, verso Monaco di Baviera. Detenuto nel carcere di Halle, il giovane trovò estradizione in Italia il 25 novembre, venendo incarcerato nella Casa circondariale scaligera, a Montorio. Dove si trova tuttora.
Già reduce, in mattinata, da un incontro con oltre 600 studenti degli istituti scolastici del Comune, Cecchettin, sul palco del Showtime Arena, è stato accolto dal sindaco di Isola della Scala, Luigi Mirandola, dall’amministratore unico di Ente Fiera, Roberto Venturi e da quanti (assessorato ai Servizi sociali, Commissione pari opportunità ecc.) hanno collaborato all’organizzazione dell’evento.
Quindi, ha sviluppato gli spunti proposti della psicologa intervistatrice Franca Consorte, partendo da estrapolazioni del libro dello stesso Cecchettin (con Marco Franzoso) “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia” (Rizzoli, Milano, 2024, ediz. aggiornata 2025).
Un viaggio a ritroso in un mix d’agrodolce e pena, tra reminiscenze anche fanciullesche e giovanili, che non ha tralasciato un altro abisso d’enorme sofferenza, quella patita per la perdita, a soli 51 anni per un tumore, della moglie Monica Camerotto, deceduta il 20 ottobre 2022 (poco più d’un anno prima della tragedia di Giulia). Come se non fosse bastato tanto tormento, il 14 febbraio 2025 è scomparsa la madre di Gino, Carla Gatto, 76 anni, pittrice e scrittrice. Nel suo romanzo “Con lo zaino sulle spalle” figura come interprete Emma, una ragazza fatalmente in fuga dalla violenza, vittima d’una “società patriarcale”.
Cecchettin ha voluto rievocare, tra molto altro, quel pianto di sfogo, a dirotto, da solo, in un angolo all’esterno del cimitero, dopo le esequie della moglie. Lacrime a fiotti, lasciate asciugare senza togliersele dal viso con un fazzoletto… Ed il paio di accenni a chi le ha tolto Giulia in modo così crudele, chiamato per nome, Filippo, forse per abitudine colloquiale sopravvissuta, quasi istintivamente, nello spasmo interiore. S’è soffermato sulla “creatura” nata in memoria della figlia, la Fondazione “Giulia Cecchettin” ETS (Ente del Terzo Settore), per trasformare il dolore in un’opportunità sociale, nell’impegno a favore dell’inclusione e del contrasto alla violenza di genere.
Al termine del confronto a cuore aperto con la dott.ssa Consorte, i Lions Club di Isola della Scala e Bovolone, come segno tangibile di sostegno, hanno donato duemila euro alla Fondazione. Gino Cecchettin (dal volto scavato, stanco e dal sorriso d’occasione velato di tristezza infinita), infine, ha stretto le mani a tanti in sua piena vicinanza.
Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi
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