Cari Lettori,
oggi siamo qui con un amico carissimo, un amico che è anche l’artefice, l’ideatore, di questa pagina dedicata alle interviste a persone già note a livello nazionale, e a persone che magari lo diverranno domani. Ed è sempre grazie a lui se posso periodicamente parlarvi di cronaca, di attualità, di costume, di politica internazionale, attraverso la rubrica IN VIAGGIO COL COLONNELLO, gentilmente messami a disposizione dal GIORNALE DEI VERONESI.
Sto parlando di Christian Manzari, nato a Bergamo, classe 2003, studente iscritto al IV° anno della Facoltà di Giurisprudenza di BG, Rappresentante degli Studenti per il CUS, ovvero il Centro Universitario Sportivo dell’Università orobica.
Approfitto anche per comunicare che con questa intervista inizieremo uno speciale all’interno della rubrica, intervistando le giovani promesse della politica universitaria.
Partiremo oggi dagli Organi Centrali di rappresentanza per poi passare agli altri.
Oggi ci troviamo al Centro Universitario Sportivo noto più comunemente come CUS Bergamo.
Grazie Christian per essere qui oggi.
“Grazie a te per l’invito Sergio, è un onore per me essere qui oggi a rappresentare il CUS.”
Cosa ti ha spinto a candidarti come rappresentante degli studenti per il Centro Universitario Sportivo?
“Avevo voglia di mettermi in gioco e di contribuire concretamente a migliorare l’esperienza degli studenti universitari bergamaschi, raccogliendo le loro istanze e trasformandole in proposte reali.
Mi ha incuriosito anche l’idea di occuparmi di sport da una prospettiva diversa: non più soltanto da atleta, ma come promotore e coordinatore. Un “ruolo sportivo” nuovo per me, che non avevo mai avuto l’opportunità di ricoprire.
Infine – ma non per importanza – amo profondamente lo sport. Lo pratico fin da quando ero bambino e poter osservare da vicino come vengono prese certe decisioni mi è sembrata una sfida stimolante, oltre che una grande opportunità di crescita.
Come descriveresti il tuo ruolo all’interno del CUS dell’Università di Bergamo?
“Il mio ruolo, in piena sintonia con il Presidente del CUS, il dottor Claudio Bertoletti, è quello di lavorare per consolidare l’attuale offerta sportiva e, al tempo stesso, ampliarla. L’obiettivo è introdurre nuove discipline e potenziare quelle che oggi prevedono un solo allenamento settimanale.
Mi occupo inoltre di prendere decisioni relative alla parte sportiva universitaria. Recentemente, insieme alla commissione per la “doppia carriera”, ho partecipato alla selezione degli studenti a cui assegnare la borsa di studio sportiva. È stato difficile poter scegliere soltanto dieci atleti, considerando l’elevato numero di candidature e la varietà delle discipline rappresentate. Credo che in futuro questa opportunità dovrebbe essere ampliata.”
Che valore ha, secondo te, lo sport nella vita universitaria?
“Per me lo sport ha un valore fondamentale, non solo nella vita universitaria ma nella crescita di ogni persona. Parlo anche per esperienza personale: avendo praticato sport fin da piccolo, per me è impensabile concludere le lezioni e rimanere chiuso in casa a studiare per il resto della giornata. Certo, a volte è necessario, ma è altrettanto importante staccare e dedicarsi a un’attività fisica sana, che contribuisce alla crescita personale e sociale.
Ricordo, ai tempi della scuola dell’obbligo, un ragazzo con voti altissimi che trascorreva l’intervallo studiando ed era esonerato dall’educazione fisica pur non avendo problemi di salute. Altri coetanei, invece, finiti gli impegni scolastici, passavano il pomeriggio ai videogiochi.
Gli antichi Romani dicevano “mens sana in corpore sano”: una mente sana in un corpo sano. Lo sport, soprattutto in ambito universitario, deve essere un momento di aggregazione, un’occasione per far riposare la mente e mettere in movimento il corpo. Inoltre, è un linguaggio universale che supera ogni barriera linguistica.
L’ho sperimentato personalmente durante le mie vacanze studio negli Stati Uniti e nel Regno Unito: ho giocato con ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo e mi sono sentito accolto e parte integrante delle squadre di calcio e football americano. Conservo ricordi bellissimi di quell’esperienza, anche per il valore umano e di integrazione che ho ricevuto.
Cerco di fare lo stesso con gli studenti Erasmus che arrivano a Bergamo: spiego loro cosa offre il CUS e li coinvolgo nei tornei. Negli ultimi anni abbiamo avuto una squadra di pallavolo composta interamente da brasiliani arrivata in semifinale, una squadra di inglesi ai quarti nel calcio e una squadra di serbi in finale nel basket. Lo sport crea legami autentici.”
In che modo il Centro Universitario Sportivo favorisce la partecipazione di tutti?
“Nonostante il nome, il CUS non è riservato esclusivamente agli studenti universitari: è aperto anche alla cittadinanza di Bergamo e provincia. Sono previste tariffe agevolate per gli studenti e per i residenti di Dalmine.
Il tesseramento, che per gli esterni costa solo 10 euro, comprende anche la copertura assicurativa. Inoltre, il CUS offre la possibilità di effettuare direttamente in sede le visite per l’idoneità sportiva agonistica e non agonistica.”
Secondo te lo sport deve essere influenzato dalla politica o no?
“A mio avviso no. Lo sport deve certamente dialogare con le istituzioni – sindaco, assessori, consiglieri, ministro – per programmare attività, finanziamenti e strutture. Ma deve farlo mantenendo saldi i propri valori: rispetto delle regole e degli avversari, lealtà, disciplina, spirito di squadra, sacrificio, intraprendenza e gestione delle emozioni.
Lo sport non deve essere succube della politica né piegarsi a bandiere ideologiche. Deve rimanere libero, accessibile a tutti, indipendentemente dalla condizione sociale, economica o dalle opinioni personali.
Lo sport educa al rispetto delle regole: così come in campo esistono cartellini ed espulsioni per chi sbaglia, anche nella vita civile esistono leggi che vanno rispettate. È una palestra di cittadinanza.”
Secondo te cosa potrebbe aiutare lo sport in questo momento in Italia?
“Non ho la pretesa di avere una visione completa, ma credo che potremmo prendere spunto dal modello statunitense, dove anche le scuole meno prestigiose dispongono di strutture sportive adeguate.
La scuola oggi non può limitarsi all’orario delle lezioni: deve offrire vere alternative pomeridiane, comprese quelle sportive, lasciando poi alle famiglie la libertà di scegliere.
Il calcio resta lo sport nazionale, ma attraversa una fase complessa, come dimostrano le recenti mancate qualificazioni ai Mondiali. Servono riforme strutturali a partire dai settori giovanili. Si potrebbero valutare modelli come il “draft” adottato nei campionati nordamericani, per rendere le competizioni più equilibrate.
Inoltre, sarebbe importante dare maggiore visibilità mediatica anche ad altri sport, non solo in occasione delle Olimpiadi.
Ritengo utile replicare su scala nazionale iniziative come la “Dote Sport” della Regione Lombardia, per sostenere economicamente le famiglie meno abbienti e garantire a tutti la possibilità di praticare un’attività sportiva.
Lo sport non è un costo fine a sé stesso, ma un investimento sul futuro. Non servono miracoli, ma programmazione, strutture e fiducia nei giovani.”
Ci sono novità o progetti futuri in programma per il CUS?
“A maggio torneranno i tornei universitari estivi di calcio, basket e pallavolo. È un progetto a cui tengo molto: ripristinarli è stata la mia prima iniziativa dopo l’elezione. Oggi siamo alla terza edizione, dopo anni in cui non venivano più organizzati.
Sono momenti di svago, amicizia e sana competizione. Le prime tre squadre ricevono la coppa, ma tutti i partecipanti avranno una maglietta del CUS e una medaglia, perché lo spirito sportivo viene prima di tutto.
Il mio obiettivo è anche creare squadre ufficiali di calcio, basket e pallavolo del CUS, come avviene in molti altri atenei. Abbiamo le strutture e recentemente è stato vinto un bando per nuovi campi da calcio a Dalmine: è un’occasione da cogliere e sfruttare pienamente.
Spero inoltre che in futuro la sede principale possa trasferirsi a Bergamo città, per essere più facilmente raggiungibile dagli studenti.
Mi piacerebbe anche rendere gli sport ancora più accessibili, abbassando i costi, e valorizzare di più il merchandising in stile campus americano per rafforzare il senso di appartenenza.”
Qual è l’aspetto più gratificante del tuo incarico?
“La soddisfazione più grande è vedere persone di ogni età allenarsi con entusiasmo e dare il massimo per raggiungere i propri obiettivi.
Anche ricevere, a fine torneo, commenti come “mi sono divertito, la prossima volta vincerò io” è motivo di orgoglio.
Di recente ho partecipato alla premiazione dei talenti sportivi del CUS, dove il capitano dell’Atalanta, Marten de Roon, ha consegnato i premi ai migliori atleti della stagione. È stato emozionante vedere un campione affermato premiare quelli che potrebbero diventarlo in futuro e ascoltare il suo racconto di impegno e sacrificio.”
Che consiglio daresti a chi vuole impegnarsi nella rappresentanza studentesca?
“Direi di provarci, ma con consapevolezza. Prima bisogna conquistare la fiducia degli elettori, poi rimboccarsi le maniche e lavorare per mantenere le promesse fatte.
È un’esperienza molto formativa, che permette di conoscere persone e dinamiche nuove, ma richiede tempo e organizzazione. Nessuno ti obbliga a fare qualcosa ma, una volta preso un impegno, credo sia giusto portarlo avanti continuità e serietà.
Io sono fatto così: quando mi assumo un incarico, lo porto fino in fondo.”
Ringrazio per la disponibilità Christian Manzari, e vi do appuntamento con il prossimo ospite.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

