Il Giappone non era sicuramente dato per favorito in questa partita, ma aveva superato un girone impegnativo, pareggiando con Olanda e Svezia e battendo la Tunisia per 4 a zero.
I giapponesi si erano fatti notare oltre per il loro calcio, anche per la loro dedizione e disciplina.
Nel 2005 a Tokyo la Jfa lancia una sfida: vincere la Coppa del Mondo entro il 2050 e creare un movimento da oltre 10 milioni di calciatori, a ogni livello ed in tutto il Paese, con investimenti per un sistema di scouting nei tornei scolastici e universitari.
Obbligo assoluto per le società della J-League di finanziare le Accademy giovanili.
Mandare i migliori talenti del calcio giapponese nei campionati europei, per assimilare l’intensità e la fisicità del calcio d’élite.
Un programma ambizioso : dati e ricerca scientifica per applicare parametri fisici, statistici e di medicina dello sport nei centri federali, per colmare lo storico gap atletico con le nazionali europee e sudamericane.
L’allenatore della nazionale giapponese viene individuato in Hajime Moriyasu, ex centrocampista e tecnico di culto che guida i “Samurai Blu” dal 2018
La sua famiglia ha origini a Nagasaki e ha vissuto da vicino le conseguenze e le ferite della bomba atomica, un dramma familiare che ha forgiato il suo carattere e la sua filosofia di vita e di sport, basata sul sacrificio.
Durante i match, prende costantemente appunti su un’agenda.
Questo rito è diventato un “meme” virale sul Web: i tifosi lo hanno paragonato al protagonista dell’iconico manga “”Death Note””, scherzando sul fatto che le sue geniali mosse tattiche a partita in corso e le sostituzioni “miracolose” derivino da annotazioni su un “quaderno della morte”.
Durante il mondiale, per contrastare il rumore assordante dello stadio e non farsi intercettare, ha introdotto un metodo di comunicazione alternativo e geniale. Al posto di urlare o mandare “bigliettini” ai calciatori, ha iniziato a utilizzare enormi lavagne tattiche con sequenze numeriche variabili, per impartire ordini istantanei alla squadra.
È solito omaggiare il pubblico e i tifosi giapponesi con profondi inchini al termine di ogni partita. E’ il primo commissario tecnico nella storia del Giappone ad essere stato riconfermato sulla panchina dopo un Campionato del Mondo.
Ma veniamo al big match dei sedicesimi di questa edizione della Coppa del Mondo. Al 29° minuto del primo tempo Kaishū Sano – dopo un dominio incontrastato dei brasiliani – su errore di un passaggio a centrocampo, trova un gran gol sul quale il portiere Alisson non può arrivare.
IL Giappone termina il primo tempo in vantaggio soffrendo, difendendosi e sfruttando il contropiede.
Ma nell’intervallo Carlo Ancelotti – l’allenatore del Brasile – non rimane certo con le mani in mano: infatti, a inizio ripresa, sostituisce Paqueta con Endrick.
Il Brasile aumenta la sua pressione offensiva ancora di più e infatti al 56 esimo Casemiro di testa buca la difesa nipponica portando il risultato sull’ 1 a 1.
I brasiliani continuano a spingere: i giapponesi si difendono con ordine e, quando possono, attaccano.
La partita sembra essere destinata ai tempi supplementari, ma al 95° Ao Tanaka perde un pallone sanguinoso, che porta al gol Gabriel Martinelli.
Entrambi da subentrati, ma con destini diversi: uno con il suo errore condanna il suo paese all’eliminazione l’altro porta la sua nazione agli ottavi.
Non è la prima volta che il Giappone viene eliminato subendo una rimonta era successo anche ai mondiali di Russia 2018 dopo essere passati in vantaggio due a zero contro il Belgio, hanno prima subito il pareggio e poi la rete della beffa al 95esimo.
I Samurai giapponesi sono costretti a riporre le loro katane nel fodero, escono a testa non alta, altissima, ma con il grande rimpianto di aver visto sfumare il traguardo (di approdare almeno i tempi supplementari) in pochi secondi.
Se in Holly e Benji e in Inazuma Eleven con Mark Evans eravamo cresciuti e stati abituati all’impresa giapponese contro i brasiliani, sul campo da calcio vero non sono concessi errori: infatti, è bastato un attimo perché un sogno si trasformasse in delusione.
Il Brasile – che dal canto suo ha sofferto, lottato e saputo reagire allo svantaggio – passa meritatamente il turno essendo stato in grando di colpire nei momenti decisivi della partita.
Il Giappone saluta questa edizione del Mondiale con l’onore delle armi, ma con il grande rammarico di aver fallito un’impresa epica, a pochi secondi dal termine.
Ancora una volta, il calcio metafora della vita: vincitori e vinti, promossi e rimandati, coriacei e arrendevoli.
di Christian Manzari

