Argentina 3-2 Capo Verde
Come si può descrivere una cosa del genere?
Non si può descrivere, è una partita che resterà nella storia del calcio.
Quanto ci abbiamo creduto nell’impresa di Vozinha e soci?
Ripartiamo dall’inizio.
Le premesse, alla vigilia, erano tutte dall’Argentina campione in carica ma, ammettiamolo, i pronostici sono fatti per essere ribaltati: gli squali blu non avevano nulla da perdere.
Partono forte gli argentini. Infatti, grazie a Messi, trovano il vantaggio per uno a zero. Nulla può fare Vozinha, il quale però contribuisce a tenere i suoi saldamente in partita, a suon di parate.
L’estremo difensore degli isolani decide che quel risultato non sarebbe bastato alla squadra. Inizia quindi il suo personale capolavoro. Una parata. Poi un’altra. Poi un’altra ancora. Ogni intervento è un messaggio ai compagni: “Siamo ancora vivi.”
E loro ci credono.
Nella ripresa accade l’impensabile, un “mezzo miracolo” e l’isoletta trova inaspettatamente il pari.
Da quel momento, la partita assume i toni ed i tratti di una battaglia epica: i sudamericani attaccano senza sosta ma, dall’altra parte, i capoverdiani non si limitano a difendere e cercano, in più di un’occasione, di ripartire e di sorprendere gli avversari. A poco dal termine Vozinha sta ancora sistemando la sua barriera per la punizione, ma l’arbitro inaspettatamente fischia: Messi calcia a colpo sicuro per la doppietta, ma Vozinha vola a deviare il pallone e realizza il miracolo che tiene in vita i suoi compagni.
Si passa così ai tempi supplementari : situazione che andava ben oltre le più rosee aspettative.
Su un calcio d’angolo e con una posizione di fuorigioco dubbio, complice anche la mancata marcatura difensiva, l’Argentina torna avanti.
Tutto rema contro gli sfavoriti della vigilia: sembra che l’impresa delle imprese sia ufficialmente finita.
Ma, ancora una volta ancora, il calcio aveva in serbo altri piani : Vozinha tiene in vita i suoi che non smettono di crederci, Sidny Lopes Cabral si inventa il tiro probabilmente più sorprendente ed efficace di questo Mondiale e Martinez che non può evitare alla palla di entrare in rete.
Festa grande in campo: tutti ad esultare come se avessero vinto la Coppa del Mondo all’ultimo minuto, l’autore del gol corre in tribuna ad abbracciare i suoi familiari.
E, in quel momento, i campioni in carica argentini sono davvero in crisi: quel gol pesa come un macigno.
Il primo tempo supplementare termina in parità 2-2.
La partita resta equilibrata sembra che si vada verso i tiri dagli undici metri, ma il destino è, ancora una volta, beffardo.
Al 110° minuto calcio d’angolo per l’Albiceleste il giocatore avversario sfugge alle marcature e colpisce di testa: ma la deviazione decisiva è quella del difensore. Vozinha si allunga, ma è messo fuori causa: Argentina – Capo Verde 3 a 2.
La banda di Vozinha non molla, attacca ancora ma ha poco tempo a disposizione per riacciuffare – ancora una volta – il pari: purtroppo due parate incredibili di Martinez e due tiri da fuori area dall’esito pessimo, non gli consentono di conseguire l’obiettivo.
L’arbitro è molto fiscale: a tre minuti e 13 secondi di recupero fischia la fine. Non concede neppure 30 secondi in più.
Questa volta, Davide non riesce a battere Golia.
Finisce nel modo peggiore per la piccola isola, c’è grande rammarico, ma ancora una volta il suo capitano ed eroe nazionale Vozinha va a confortare uno a uno i suoi compagni di squadra e corre a consolare un bambino, che piange tra il pubblico.
Anche Sidny Lopes Cabral è disperato insieme alla sua famiglia, con cui solo pochi minuti prima aveva esultato.
All’uscita dal terreno di gioco i tifosi argentini applaudono i capoverdiani che hanno dato tutto (e forse anche di più) quello che avevano.
Non applaudono una sconfitta. Applaudono il coraggio. Applaudono il sacrificio.
Elogiano undici uomini che hanno costretto i campioni del mondo a guardare negli occhi la paura.
L’Argentina andrà agli ottavi di finale e potrà difendere il titolo di campioni in carica.
Capo Verde ci insegna che nulla è impossibile: se ci credi, ti alleni e dai tutto quello che hai, nessun obiettivo è irraggiungibile.
Il piccolo arcipelago africano esce a testa altissima: l’Argentina ha vinto la partita, Capo Verde ha conquistato il mondo con la sua caparbietà e la sua indomita determinazione.
Chiudo questa bella storia con una constatazione. Ai bambini capoverdiani, sebbene tristi l’eliminazione, io invidio i sentimenti di gioia, di mestizia e di speranza vissuti durante questa competizione.
In Italia ci sono bambini di 12 anni che non hanno mai visto l’Italia ai Mondiali e che non sanno cosa vuol dire esultare, soffrire e sognare per la propria Nazionale.
di Christian Manzari

