Ci sono numeri che raccontano una trasformazione urbana meglio di qualsiasi analisi sociologica. Nel 2014 la banca dati dell’imposta di soggiorno del Comune di Verona censiva 56 locazioni turistiche. Al 30 giugno 2026 sono 4.366: settantotto volte tanto. In dodici anni una tipologia ricettiva marginale è diventata la forma dominante dell’ospitalità cittadina, ridisegnando il mercato della casa, la composizione sociale dei quartieri e il volto stesso del centro storico. E la corsa, lungi dal rallentare, sta accelerando.
Una crescita che non conosce pause
La serie storica della Direzione Tributi è impietosa. Le locazioni turistiche passano da 56 nel 2014 a 321 nel 2015, superano quota mille nel 2016, raggiungono 2.435 nel 2019. Nemmeno la pandemia inverte la tendenza: nel 2020, ad arrivi azzerati, le strutture censite salgono a 2.741, a conferma che il fenomeno risponde a logiche di investimento immobiliare più che alla domanda turistica contingente. Nel 2023 si arriva a 2.656 locazioni su 3.109 strutture ricettive complessive: l’85% dell’intera offerta cittadina, quando nel 2014 la quota era ferma al 7%.
Il confronto con le altre tipologie rende l’idea della sproporzione: in dieci anni gli alberghi restano stabili (da 66 a 69), gli agriturismi passano da 41 a 51, i B&B calano addirittura da 429 a 157 — molti, con ogni probabilità, trasmigrati proprio verso la formula più leggera e meno vincolata della locazione turistica. Tutta la crescita dell’offerta ricettiva veronese dell’ultimo decennio è, in sostanza, crescita di affitti brevi.
I dati più recenti mostrano poi un’impennata: dalle 3.162 strutture del novembre 2024 si passa alle 3.422 del giugno 2025, fino alle 4.366 del giugno 2026. In un solo anno, 944 nuove locazioni turistiche: +27,6%, quasi tre nuove aperture al giorno. È il ritmo di espansione più alto mai registrato, e si consuma proprio mentre il dibattito pubblico discute di regole e limiti: un’accelerazione che ha tutta l’aria di una corsa ad accaparrarsi posizioni prima che le regole arrivino davvero.
“Ogni locazione turistica in più è, tendenzialmente, un alloggio in meno per chi a Verona vive, studia e lavora – sottolinea l’assessore Bilancio Michele Bertucco –. Con 4.366 strutture, e una traiettoria che, a questo ritmo, porterebbe a superare quota 5.000 entro il 2027, la città deve decidere che cosa vuole essere: una comunità che ospita i turisti o un contenitore di turisti che ospita, a margine, qualche residente. I dati dell’imposta di soggiorno, nella loro aridità contabile, hanno già formulato la domanda. Alla politica, a tutti i livelli, il compito di non lasciare che a rispondere sia soltanto la rendita”.
La geografia del fenomeno: un centro storico svuotato di residenti
La distribuzione territoriale conferma dove si concentra la rendita.
La Circoscrizione 1^ — Centro Storico — assorbe stabilmente il 60% del totale: 2.639 strutture al giugno 2026, di cui, secondo il dettaglio disponibile al 2025, quasi mille nella sola Città Antica e circa cinquecento ciascuna a Cittadella e Veronetta. Colpisce in particolare il caso di Veronetta: il quartiere universitario, che dovrebbe offrire alloggi a studenti e residenti a basso reddito, conta ormai più locazioni turistiche di intere circoscrizioni periferiche messe insieme.
| Circoscrizione | 15/11/2024 | 30/06/2025 | 30/06/2026 | Var. % 2025–2026 |
| 1ª Centro Storico | 1.912 | 2.066 | 2.639 | +27,7% |
| 2ª Nord-Ovest | 318 | 360 | 429 | +19,2% |
| 3ª Ovest | 316 | 335 | 422 | +26,0% |
| 5ª Sud | 244 | 247 | 315 | +27,5% |
| 4ª Sud-Ovest | 198 | 215 | 252 | +17,2% |
| 6ª Est | 73 | 90 | 111 | +23,3% |
| 8ª Nord-Est | 35 | 39 | 78 | +100,0% |
| 7ª Sud-Est | 66 | 70 | 74 | +5,7% |
| Non associata | — | — | 46 | — |
| TOTALE | 3.162 | 3.422 | 4.366 | +27,6% |
Fonte: elaborazione su dati Comune di Verona (banca dati imposta di soggiorno e prospetti per circoscrizione).
Ma la tabella dice anche un’altra cosa: il fenomeno ha smesso di essere un problema del solo centro. Crescono a doppia cifra tutte le circoscrizioni, con la Nord-Est — Quinto, Montorio, Mizzole, Santa Maria in Stelle — che in dodici mesi raddoppia. La saturazione del centro storico spinge l’investimento verso le periferie e le colline, replicando su scala minore le stesse dinamiche di espulsione dei residenti.
La Variante 70 e il vuoto normativo nazionale
È in questo quadro che si inserisce la Variante 70 al Piano degli Interventi: tutela della residenzialità e stop ai cambi d’uso verso il turistico-ricettivo per nuove locazioni turistiche nel Centro Storico Maggiore, sito UNESCO, con salvaguardia delle attività già esistenti in base alla normativa regionale e nazionale.

