Siamo tutti diversamente uguali
Il ragazzo romano ha parlato con serenità delle sue difficoltà con la consapevolezza che ogni vita è un dono degno di essere vissuto
Si è seduto al centro della stanza con un grande sorriso sulle labbra, ha ascoltato le parole dell’intervistatore, si è schiarito la voce e ha iniziato a raccontare. Arturo Mariani, difensore della Nazionale Italiana Calcio Amputati, ha descritto la sua esperienza di vita con un incredibile serenità d’animo nonostante le difficoltà con cui fin da piccolo ha dovuto combattere. Il ventitreenne originario di Guidonia di Montecelio in provincia di Roma, nella Sala Civica Eugenio Turri di Cavaion Veronese, ha presentato il suo libro Nato così. Diario di un giovane calciatore senza una gamba (Edizioni Croce), raccontando la sua storia da quando era ancora nel grembo materno fino ai giorni nostri.
Secondo Arturo, studente di Scienze della Comunicazione all’Università di Roma, ogni esistenza nella sua particolarità è preziosa: “Il concetto di vita è la cosa più importante. Essa è un dono degno di essere vissuto in ogni sua forma”. Il ragazzo romano ha deciso di scrivere questa autobiografia per cercare di lanciare un messaggio di gioia: “Ho voluto parlare in modo semplice della mia vita tentando di diffondere ideali di allegria e positività”. Con la sua testimonianza vuole cambiare la visione, a volte sbagliata, delle persone: “Nascere con delle disabilità non vuol dire automaticamente avere una vita di sofferenze. Le angosce e le tribolazioni possono essere superate dalla fiducia e dall’amore che sappiamo dare a prescindere da tutto”.
Arturino – come lo chiamava la nonna – si è chiesto più volte perché proprio a lui è toccato di nascere con una gamba sola: “Mi sono fatto molte domande sulla mia disabilità e mi sono sempre risposto che un motivo ci sarà. La nostra vita con i nostri pregi e nostri difetti è speciale, siamo tutti “diversamente uguali”. Purtroppo ci capita spesso di voler assomigliare a qualcun altro finendo per mettere da parte la nostra unicità. Bisognerebbe accettarsi, dire: io sono fatto così. Le nostre particolarità ci distinguono dagli altri, ed è bello per questo. Siamo abituati a vedere solo i difetti e perdiamo di vista la specialità di ogni singola persona”. E ancora: “Se continuiamo a guardare all’esterno non staremo mai bene con noi stessi, l’importante è imparare ad accettare la propria eccezionalità”.
Nell’esistenza del giovane autore ci sono stati innumerevoli momenti difficili, vivere senza una gamba non è stato semplice e non lo sarà mai: “Ho portato per anni una protesi veramente dolorosa. Anche fare due passi o stare seduto a scuola per me era un vero dolore. Un’altra sofferenza è stata la diffidenza delle persone, gli sguardi sospettosi e guardinghi, la sensazione di essere allontanato dagli altri. Nell’adolescenza queste sono cose difficili da superare, ma lì, in quel momento, devi far scattare una forza interna che ti aiuti a continuare”. E la forza da dove si prende? “Dal tormento e dallo strazio se ne esce con l’affetto delle persone che ci amano. A volte diamo per scontate troppe cose, abituati a lamentarci non pensiamo a quanto di bello abbiamo. Dal mio punto di vista si può vivere senza tutto ma non senza l’amore”.
Il calcio nella vita dello speaker radiofonico di Guidonia – il classe ’93 è autore della radio web Radio Giovani Arcobaleno – c’è sempre stato, fin da quando, con l’aiuto della prima protesi all’età di due anni è riuscito a muovere i primi passi: “All’inizio, come tutti, le esperienze calcistiche le ho avute per strada, al campetto con gli amici, sul terrazzo di casa, insomma dovunque fosse possibile”. Lo sport in generale è stupendo perché avvicina le diversità: “All’interno di un campo da calcio ogni barriera viene abbattuta, non importa chi sei e come sei fatto, ma solamente la passione comune. Lo sport è la più grande metafora della vita: quando arrivi stremato all’ultimo minuto e devi decidere se continuare a correre oppure arrenderti al dolore, ecco, se decidi di dare tutto scoprirai una forza, mi permetto di dire “divina”, che ti cambia fin da subito”.
Per concludere, Arturo Mariani, ci tiene a sottolineare l’importanza della Nazionale Italiana Calcio Amputati: “La Nazionale è nata nel 2012 e nel 2014 siamo arrivati a giocare i Mondiali in Messico. Vestire questa maglia è un’emozione particolare, vedere tutti questi ragazzi che nonostante le difficoltà lottano senza sosta è veramente fantastico”.
A cura di Sebastiano Perbellini

