Si terrà venerdì 10 febbraio alle 16.45 in Gran Guardia il meeting internazionale ‘Neandertal sì Neandertal no’, promosso da Museo Civico di Storia Naturale di Verona, Università degli Studi di Verona e Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona con il contributo di Fondazione Cariverona ed il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto.
L’evento è stato illustrato questa mattina dal consigliere incaricato alla Cultura Antonia Pavesi insieme al direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Verona Giuseppe Minciotti, al presidente dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona Claudio Carcereri de Prati e al docente di Scienze preistoriche e antropologiche dell’Università di Verona e Ferrara Marco Peresani.
“Siamo lieti di accogliere questo incontro di livello internazionale – ha detto Pavesi – che offrirà un’occasione di approfondimento di alto profilo scientifico, in un territorio come quello veronese che ospita importanti siti preistorici, come Riparo Mezzena, Grotta di Fumane e Riparo Tagliente, e notevoli collezioni di reperti conservate al Museo di Storia Naturale”.
L’incontro è aperto non solo agli addetti ai lavori ma anche a tutti gli appassionati di archeologia e delle origini della specie umana. In convenzione con l’Università di Verona la partecipazione consentirà l’acquisizione di 1 credito formativo per gli studenti del corso di laurea in Beni culturali.
IL TEMA DEL MEETING
E’ veronese il reperto, un frammento di mandibola umana, che 4 anni fa ha riacceso il dibattito sul meticciamento fra uomo di Neandertal e uomo anatomicamente moderno o sapiens, questione seguita con vivo interesse non solo da archeologi e scienziati, ma anche dal grande pubblico, sempre più appassionato agli interrogativi sulle origini e all’evoluzione della specie umana. Un meeting internazionale, grazie alla presenza dei ricercatori del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia.
Il meeting del 10 febbraio offrirà l’occasione di ascoltare l’avvincente iter degli studi più recenti sul reperto e altri frammenti provenienti da Riparo Mezzena, direttamente dalla voce dei ricercatori che hanno condotto lo studio e di studiosi che spiegheranno con stile divulgativo le metodiche scientifiche di ultima generazione che oggi consentono un approccio sempre più interdisciplinare alle questioni inerenti la preistoria e l’evoluzione della specie umana. E i siti veronesi riserveranno certamente in futuro altre sorprese. Archeologi e scienziati a confronto, senza ignorare i problemi inerenti la divulgazione scientifica e le difficoltà dei giornalisti a cui si chiede talvolta di diffondere notizie non sempre seriamente accreditate sotto il profilo scientifico, ma presentate con suggestivi artifici, difficili da smascherare per i non addetti ai lavori.
NEANDERTAL SÌ…
Il meeting prenderà spunto dalla discussione intorno al frammento mandibola umana rinvenuto nel 1957, insieme ad altri frammenti ossei, nel Riparo Mezzena, una caverna larga una decina di metri, su un lato del Vajo Gallina nei dintorni di Avesa, alle porte di Verona, in uno strato superficiale del sito, rimaneggiato con resti di varie età, dal paleolitico ai tempi attuali.
Gli strati sottostanti (2 e 3) contenevano, invece, manufatti attribuibili al periodo in cui visse l’uomo di Neandertal. Il frammento a quei tempi fu morfologicamente attribuito all’uomo di Neandertal dall’antropologo Cleto Corrain dell’Università di Padova, sebbene alcune sue caratteristiche non collimassero con quelle dell’ominide predecessore dell’uomo moderno. In seguito il piccolo frammento rimase per molti anni dormiente, custodito fra i reperti del deposito del Museo di Storia naturale, finché, nel 2013, tale attribuzione fu avallata da uno studio coordinato dalla veronese Laura Longo, già conservatore della Sezione di Preistoria dello stesso Museo. Secondo quanto riferito da quello studio, una prima analisi del DNA mitocondriale estratto da uno dei frammenti ossei confermava l’originaria attribuzione all’Uomo di Neandertal. Successive analisi rivelavano anche la presenza nel DNA di un gene che sarebbe responsabile di pelle chiara e capelli rossi. Nasceva così una nuova immagine di Neandertal che rivoluzionava nella generale sorpresa le precedenti ricostruzioni iconografiche. Un’immagine che ha spopolato nei siti web, facendo nascere congetture successivamente smentite dai fatti. Secondo tale tesi, infatti, uomo di Neandertal e uomo moderno avrebbero convissuto e si sarebbero meticciati nel territorio veronese per circa 5mila anni, fra i 42mila e i 37mila anni fa.
NEANDERTAL NO
Ma la mandibola di Riparo Mezzena non appartiene a un uomo di Neandertal. Lo ha affermato con certezza scientifica lo studio pubblicato sui Reports della rivista “Nature” dell’8 luglio 2016 in cui sono stati presentati i risultati di un rigoroso lavoro di ricerca di un’ équipe internazionale: il Department of Human Evolution del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, diretto da Jean Jacques Hublin. Per iniziativa di una sua ricercatrice di origine italiana, Sahra Talamo, il Centro di Lipsia ha promosso una nuova serie di esami sulla mandibola di Riparo Mezzena e su altri reperti dello stesso sito già analizzati dal gruppo Longo, i cui risultati sono stati oggetto dell’articolo che porta la firma di dieci studiosi di varia provenienza, tra cui gli stessi promotori delle nuove indagini e i ricercatori di alcune istituzioni accademiche e culturali italiane: Leone Fasani, università Milano Bicocca, Fabio Martini e Francesca Romagnoli, cattedra di Paletnologia università di Firenze, Roberto Zorzin, conservatore del Museo civico di Storia Naturale di Verona. I risultati presentati hanno ribaltato la tesi precedente: le nuove analisi del DNA hanno dimostrato che la mandibola non è di un neandertaliano meticcio, ma di un uomo anatomicamente moderno, vissuto poco più di 6000 anni fa, come hanno rivelato i dati C14 attraverso la datazione diretta del fossile. L’utilizzo del metodo ZOO-MS per la ricerca delle proteine, ha inoltre escluso che alcuni dei frammenti di ossa craniche analizzati assieme alla mandibola dall’équipe Longo, appartengano alla specie umana, in quanto sono reperti di altri animali della fauna locale.
I RELATORI DEL MEETING
Jean-Jacques Hublin – Director at the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology – Leipzig ‘Hommes modernes et Neandertal s’hybrident. Le cas de Mezzena’ (con traduzione simultanea); Sahra Talamo – Researcher at the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology – Leipzig ‘La datazione dei resti umani del Riparo Mezzena’; Marco Peresani – Università degli Studi di Ferrara e Verona ‘I Neandertaliani nel Veronese’; Olga Rickards – Università degli Studi di Roma Tor Vergata ‘L’antropologia molecolare del terzo millennio’; Giacomo Giacobini – Università degli Studi di Torino ‘Il progredire delle metodologie scientifiche: alcuni casi di rilettura critica di vecchie scoperte’; Maria Fiorenza Coppari – Presidente CDT Ordine dei Giornalisti del Veneto
‘La scienza in pagina: le difficoltà della divulgazione’. Moderatore: Fabio Martini – Università degli Studi di Firenze.

