Si è chiuso da trenta sedute ilterzo trimestre 2017 e la Borsa di Milano si sta stancamente spingendo verso fine anno, cioè verso il mese di dicembre, periodo nel quale, in base alle statistiche e alle serie storiche, i mercati tendono ad accelerare al rialzo per il cosiddetto “rally di Natale”.
Le statistiche saranno confermate? Il trend crescente si ripeterà anche per questa fine d’anno?
E’ giusto ricordare innanzitutto che la statistica è quella scienza esatta per cui se A e B hanno un pollo ciascuno, e A li mangia tutti e due, entrambi hanno consumato un pollo. Di conseguenza, a oggi, non c’è operatore che azzardi una previsione e gli stessisono ancora divisi sul peso da dare al già citato rally di fine anno (o di Natale).
Cosa si può dire allora su questo 2017 dei mercati milanesi?
L’unica cosa certa che emerge analizzando il grafico delle quotazioni dell’indice principale, il FTSE MIB che racchiude le quaranta società a maggior capitalizzazione, è che i primi dieci mesi del 2017 passeranno alla storia come uno dei periodi di borsa più tranquilli da venti anni a questa parte. L’anno è stato caratterizzato da una fase di crescita praticamente continua e molto moderata delle quotazioni nell’intervallo gennaio – maggio (da 19.500 punti a 21.700) con due brevi e limitate correzioni, eda un quadrimestre di quotazioni congestionate all’interno del corridoio 20.800 – 21.800 con una sola rottura al ribasso e due puntate al rialzo.
L’anomalia di questo momento è confermata anche dal “volume degli scambi”, ossia dalla somma delle operazioni di compravendita che vengono effettuate su uno strumento in un definito periodo. L’indicatore dovrebbe riportare, secondo la corrente di studio dei comportamenti della borsa che va sotto il nome di “Analisi Tecnica”, l’interesse dei trader per un determinato mercato o titolo. Scambi in calo indicano, secondo questa teoria, calma o poca partecipazione alle contrattazioni, scambi in aumento invece implicano interesse. A Milano, infatti,i volumi medi mensili del periodo gennaio-settembre si sono confermati, analizzando alcuni importanti titoli dell’indice, al di sotto di almeno il 20% rispetto al 2016 e di oltre il 30% rispetto al 2015. Fa parziale eccezione, ad esempio, Atlantia che ha confermato i pezzi scambiati degli anni precedenti, ma l’azienda dei Benetton è un titolo che da mesi si trova nell’occhio del ciclone per la vicenda Abertis.
Solo da metà settembre i corsi hanno sfondato stabilmente i 21.800 per portarsi, non senza fatica, sui 22.800 punti (con unpicco a 30.000).
In attesa di conferma, o di smentite, di quanto detto sopra, ecco, in sintesi,qualche numero (dati al10 ottobre, fonte www.borsaitaliana.it):
FTSE MIB: 22.560 (+17,29% dalla chiusura del 31/12/16)
FTSE ITALIA ALL-SHARE: 24.876 (+18,82% dalla chiusura del 31/12/16)
FTSE ITALIA MID CAP: 42.339 (+31,91% dalla chiusura del 31/12/16)
FTSE ITALIA SMALL CAP: 24.470 (+28,37% dalla chiusura del 31/12/16)
Ci sono speranze per una forte ripartenza dei mercati italiani per questo fine anno?
Impossibile dirlo. Forse solo utilizzando la DeLorean di Doc di “Ritorno al Futuro” o guardando nel palantir di Saruman de “Il Signore degli Anelli” si avrebbe una risposta certa. Permangono aperti molti elementi di tensione dalla crisi Nordcoreana, alla revisione degli stimoli monetari di BCE e FED (cfr quanto scritto il 3 e 30 ottobre), passando attraverso le nuove regole di valutazione dei crediti deteriorati da parte dell’istituto di Francoforte. Un ulteriore punto di domanda aperto rimane anche il piano di tagli fiscali dell’amministrazione Trump. Alcuni studiosi della già citata “Analisi Tecnica”, che ha come obiettivo quello di capire i futuri movimenti del mercato analizzando il passato attraversografici, trend, volumi e medie storiche, ritengono che presupposto per ogni futura possibile crescita delle quotazioni (oltre i 23.000) sia il mantenimento del FTSE MIB a 22.300 punti. Da questo livello, detto di supporto, sarebbero possibili rimbalzi delle quotazioni.
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MATTEO PERETTI

