«Trovo inaccettabile che il Consiglio regionale torni a occuparsi di una legge sul fine vita che era già stata bocciata, come se la riproposizione della stessa materia potesse diventare una priorità per i veneti. La Regione dovrebbe concentrare le proprie energie sulla vita delle persone fragili, degli anziani, dei malati, delle persone con disabilità e delle loro famiglie, non sulla possibilità di trasformare la morte in una risposta istituzionale alla sofferenza».
Lo dichiara Stefano Valdegamberi, consigliere regionale di Futuro Nazionale, intervenendo sul voto di martedì e sul ritorno in Consiglio regionale della proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita.
«Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha definito inaccettabile una legge regionale sul fine vita. È un richiamo che non può essere ignorato. Al di là delle convinzioni personali e delle legittime differenze politiche, esiste una questione di fondo: lo Stato e le istituzioni pubbliche devono aiutare le persone a vivere, curare, assistere e accompagnare, non offrire la morte come soluzione terapeutica».
«Già oggi, per chi è affetto da patologie terminali, esistono le cure palliative e, nei casi previsti, la sedazione profonda, strumenti che hanno lo scopo di evitare sofferenze inutili e accompagnare la persona nella fase finale della vita. Per questo continuo a ritenere che la discussione sul fine vita, così come viene impostata, sia diventata soprattutto una battaglia ideologica e politica di qualcuno in cerca di visibilità mediatica, mentre le vere emergenze del Veneto restano dimenticate sullo sfondo».
«Vorrei vedere Zaia impegnarsi con la stessa determinazione in battaglie concrete per la vita delle persone fragili, degli anziani, dei disabili e delle loro famiglie, e non soltanto parlare, con finalità che considero strumentali e propagandistiche, di come favorire la morte».
«Invito i miei colleghi consiglieri regionali a una riflessione profonda su una materia così delicata. C’è innanzitutto una questione istituzionale: il fine vita non è materia di competenza del Consiglio regionale. Ma c’è anche una questione etica e politica che non possiamo eludere. Nei Paesi e nei sistemi nei quali sono state aperte queste porte, i limiti inizialmente indicati sono stati progressivamente messi in discussione e superati. Dobbiamo quindi interrogarci seriamente sul rischio che la morte medicalmente assistita possa finire, nel tempo, per essere considerata anche come una risposta alle difficoltà e ai costi del sistema sanitario».
«Non vorrei mai che, in una società che invecchia e nella quale l’assistenza alle persone fragili diventa sempre più onerosa, si arrivasse anche soltanto a concepire la morte come una soluzione economicamente più sostenibile rispetto alla cura e all’assistenza. Sarebbe una deriva gravissima. La persona fragile non può mai diventare un costo da eliminare, ma deve rimanere una persona da assistere, curare e accompagnare».
«Quando si parla di libera scelta bisogna inoltre interrogarsi sulle condizioni concrete nelle quali quella scelta viene compiuta. Un anziano solo, un malato che si sente un peso per la propria famiglia, una persona con una disabilità che non trova servizi adeguati o una famiglia schiacciata dai costi e dalla fatica dell’assistenza possono vivere una condizione di vulnerabilità che rende molto più complesso parlare di autodeterminazione assoluta».
«Abbiamo davanti una popolazione sempre più anziana, liste d’attesa per accedere alle case di riposo, famiglie che non riescono più a sostenere da sole il peso dell’assistenza, carenza di servizi domiciliari e un sistema socio-sanitario che deve essere profondamente ripensato. Queste dovrebbero essere le priorità del Consiglio regionale».
«In questi anni ho presentato proposte concrete per affrontare proprio questi problemi: dalla semplificazione delle procedure di accreditamento delle strutture sociali alla proposta dell’albergo assistito, fino agli interventi per rafforzare la domiciliarità e sostenere maggiormente anziani, persone con disabilità e famiglie. Sono provvedimenti che possono contribuire a ridurre i costi del sistema, ampliare l’offerta dei servizi e dare risposte innovative ai cambiamenti demografici. Eppure restano fermi: la priorità è l’eutanasia».
«È paradossale che in quindici anni abbiamo parlato più di morte che di vita. Abbiamo persino abolito l’assessorato al Sociale, accorpandolo alla Sanità, mentre molte riforme necessarie per la terza età, per la disabilità e per le famiglie sono rimaste al palo. I modelli di welfare regionale sono ancora sostanzialmente quelli di molti anni fa, nonostante nel frattempo il Veneto sia profondamente cambiato».
«Non possiamo accettare che la sanità venga percepita come uno strumento per ridurre i costi anche attraverso la morte delle persone. Sarebbe un rovesciamento della sua stessa funzione e dei principi etici che dovrebbero guidare chi opera nella cura. Lo Stato deve aiutare a vivere, non offrire la morte come soluzione».
«Per questo la politica deve scegliere da che parte stare: dalla parte della vita fragile, investendo in cure palliative, terapie antidolore, assistenza domiciliare, strutture per anziani, servizi per le persone con disabilità e sostegno alle famiglie. La vera libertà non può essere ridotta alla possibilità di morire quando mancano cure, assistenza e sostegno adeguati».
«Il Veneto ha bisogno di meno propaganda e più riforme. Le priorità dei veneti sono altre. Il Consiglio e la Giunta hanno il dovere di modernizzare il sistema socio-sanitario, renderlo più efficiente e sostenibile e dare risposte concrete a chi ogni giorno affronta la malattia, la vecchiaia e la disabilità».
«Vorrei vedere Zaia fare queste battaglie con la stessa convinzione con cui porta avanti quella sul fine vita: battersi perché nessun anziano debba aspettare mesi per entrare in una struttura, perché nessuna famiglia debba sentirsi abbandonata nell’assistenza a un proprio caro e perché nessuna persona fragile debba sentirsi un peso. La vera sfida politica è fare in modo che nessuno arrivi a desiderare la morte perché non trova più le condizioni per vivere con dignità».

