Si sono svolte nelle scorse settimane le preannunciate riunioni delle quattro principali Banche Centrali. Come ampiamente anticipato su questo sito il 20 ottobre,non erano attesi particolari annunci da parte della Banca del Giappone e della Federal Reserve, mentre vi erano molte aspettative per il meeting della Banca Centrale Europea e per quello della Banca d’Inghilterra. Sotto è riportata la sintesi delle conclusioni dei quattro meeting.
Il 26 ottobre la BCE ha finalmente impostato il tanto atteso ridimensionamento del Quantitative Easing iniziato nel 2015 (cfr commento del 30 ottobre). Sino a settembre 2018 saranno garantiti trenta miliardi di euro (anziché 60)di nuovi acquisti di titoli al mese. A breve non sono attesiridimensionamenti del bilancio dell’Istituto di Francoforte, e aumenti dei tassi.
La BOJ (31 ottobre) ha, ancora una volta, confermato le sue politiche monetarie espansive attualmente in essere. L’inflazione è, infatti,ancora giudicata come eccessivamente moderata. La netta vittoria elettorale del premier uscente Abe (22 ottobre), poi, favorirà certamente la conferma per un lungo periodo delle manovre sino a oggi attuate dalla Banca Centrale.
Negli Stati Uniti non ci sono state sostanziali novità rispetto a quanto annunciato nell’ultima riunione della Federal Reserve. I mercati scontano ormai come certo l’aumento dei tassi di 0,25 punti base nell’incontro del 13 dicembre. Trump ha invece sciolto la riserva circa il nome del prossimo governatore dell’Istituto: saràJerome Powell. Il prossimo numero uno della FED, considerato un repubblicano moderato, fa già parte del board della Banca Centrale dal 2012 quando fu nominato da Obama. Sarà il primo presidente a non avere una formale istruzione economica ea provenire dal settore privato. E’, infatti, un ex-manager di un fondo di private equity. La sua scelta non sembra in contraddizione con le linee guida sin qui attuate dalla Yellen sul tema tassi di interesse.Di fatto Powell è giudicato una “colomba” (come il suo predecessore) sui temi legati alle politiche monetarie. Diverso probabilmente sarà l’approccio che terrà sul tema della regolamentazione della finanza. In più di un’occasione il neo-nominato governatore ha manifestato apertura verso una revisione delle norme introdotte dopo la crisi finanziaria del 2008 e, in particolare, del “Dodd-Frank Act”, legge che ha istituito una serie di agenzie per il controllo dei mercati. Questi enti sono, infatti,dotati di particolari poteriper commissariare/salvare istituzioni finanziarie in crisi, e per supervisionare gli hedge funds e i fondi di private equity. Il presidente uscente Janet Yellen paga, di fatto e principalmente, il suo essere iscritto al Partito Democratico.
Infine il 2 novembre la Banca d’Inghilterra ha aumentato i tassi di interesse dello 0,25% portandoli allo 0,50%. La mossa, molto importante anche da un punto di vista simbolico, sembra segnare l’inizio di una fase meno accomodante per le politiche monetarie dell’UK. Gli eventuali successivi interventi, a detta dei vertici della BOE, saranno però molto graduali e valutatidi pari passo con le eventuali problematiche legate all’evolversi dell’affaire Brexit. I mercati hanno creduto alle parole del governatore Carney. Il rapporto euro/gbp, infatti,non ha subito rilevanti scossoni.
Matteo Peretti

