Il 13 e il 14 dicembre si sono tenute le ultime riunioni dei comitati esecutivi della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea per il 2017. Come qui anticipato il 7 dicembre, gli operatori si attendevano una modifica dei tassi di interesse da parte della FED e qualche ulteriore conferma sul già annunciato ridimensionamento del Quantitative Easing da parte della BCE. La prevista trama è stata rispettata.
Negli Stati Uniti Janet Jellen ha impostato la sua quinta (dal 2015), e ultima, stretta sui tassi di 0,25 punti base. Il nuovo livello di riferimento del Federal Funds Target Rate è ora nel range 1,25/1,50%. A Jerome Powell, suo successore, toccheranno i prossimi interventidi politica monetaria che, stando al board dell’istituto, dovrebbero essere tre per il 2018. La FED ha poi snocciolato una serie di dati macroeconomici a conferma della bontà del suo operato attuale e futuro. Ha rivisto al rialzo la crescita del PIL del 2018 (da +2,1% a +2,5%), mentre ha aggiornato al ribasso il tasso di disoccupazione per il prossimo anno (dal 4% al 3,7%).
In zona euro Mario Draghi ha ripetuto che il QE continuerà almeno sino a settembre 2018. Se l’economia lo richiederà, importi e scadenze saranno oggetto di incrementoe di modifica. La crescita del prodotto interno lordo per l’anno entrante è prevista ancora più robusta rispetto alle ultime indicazioni ed è al +2,3% (dal +1,8% dell’ultima previsione). L’inflazione 2018 è invece al 1,4% (dal 1,2%)e si conferma ancora ben di sotto al target del 2%.
Il rapporto euro/dollaro non ha subito rilevanti scossoni. Gli operatori hanno trovato conforto alle previsionidella vigilia nelle parole dei due governatori. L’euro, dopo essersi svalutato sino a toccare quota 1,175, è risalito in area 1,18. Pesano, in questo caso, anche le nuove valutazioni sull’efficacia del piano di tagli fiscali dell’amministrazione Trump, giudicato come di scarsa capacità di rilancio dell’economia statunitense nel medio-lungo termine.
Come sopra scritto, queste erano le ultime riunioni delle due banche centrali scadenziate per quest’anno. La parola “chiave” di questo 2017 per entrambi gli istituti è presto detta: normalizzazione. La Federal Reserve ha alzato tre volte i tassi di interesse di un quarto di punto (marzo, giugno e dicembre) e ha iniziato la riduzione del suo attivo di bilancio esploso con il QE (cfr. pezzo del 3 ottobre). La BCE ha, invece, impostato una prima riduzione delle sue politiche monetarie espansive, ossia del suo programma di acquisto di titoli di stato e assimilabili (cfr. scritto del 30 ottobre). Di fatto questa manovra è vista come il primo passo di un percorso che dovrebbe portare a tassi positivi per il 2019.
Conferme, o smentite, a questi scenari sicuramente ci saranno già dal prossimo gennaio, mese nel quale riprenderàanche questarubrica. A tutti i pazienti lettori, ma anche ai non lettori, lo scrivente augura un sereno Natale e, sin da ora, uno splendido anno nuovo.
Matteo Peretti

