Mentre il conflitto tra Israele ed Hamas, dopo l’efferata incursione stragista e la cattura di ostaggi da parte dei terroristi del Movimento Islamico di Resistenza (Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya) nei kibbutz e nel rave a ridosso della Striscia di Gaza del 7 ottobre scorso, s’infiamma sempre di più nel sangue, da giorni è scattato l’allerta su eventuali obiettivi ebraici a Verona di unità islamico-fondamentaliste risvegliatesi in Italia ed in Europa. O di squinternati sostenitori (anche italiani) del free Palestine nel clima psichiatrico in impennata d’israelofobia, se non antisemitismo, aggiunta alla già presente russofobia.
La vigilanza più accentuata è svolta con discrezione, senza allarmismi ma non sottovalutando la portata del rischio, anche connesso agli sviluppi ed agli allargamenti e/o coinvolgimenti nell’area mediorientale di crisi.
Il Cimitero della Comunità ebraica in via Antonio Badile 89, ben protetto da un alto muro di cinta, è soggetto a controlli volanti esterni “a vista” di pattuglie delle forze dell’ordine mentre per quanto riguarda la sinagoga in via Rita Rosani 4 (a due passi da piazza Erbe) si danno il cambio per tenerla d’occhio militari dell’“Operazione Strade Sicure” dell’Esercito.




La custode del cimitero (dall’ingresso sempre chiuso anche nelle ore ufficiali d’apertura ed accessibile solo suonando il campanello) assicura che la situazione è quella di sempre, senza alcun accenno a presenze anomale o disturbi alla mesta quiete del luogo. Anzi, preferirebbe che non se ne parlasse per non attirare occhi finora disinteressati che potrebbero far danno per ridestata esaltazione estremista. Meglio non svegliare il can che dorme, ergo, le “cellule dormienti”?

Il luogo di sepoltura della Comunità ebraica locale è il quarto alternatosi durante più di sei secoli di presenza degli ebrei a Verona. Venne realizzato nel 1855 su un’area concessa per lascito dalla famiglia Forti e progettata dall’ingegner Gemma secondo canoni innovativi, specialmente legislativo-architettonici ed igienico-sanitari.
Dal 27 gennaio 2004 (cioè 4 shevath 5764 del calendario ebraico), data connessa al 27 gennaio 1945 (quando le truppe sovietiche liberarono il KL Auschwitz, con il 27 gennaio assunto oggi a ricorrenza dell’annuale Giorno della memoria), sorge, nell’area nord-ovest del cimitero, un agglomerato marmoreo “in memoria degli ebrei deportati da Verona e vittime della barbarie nazifascista”, con l’elenco di 63 nominativi della comunità ebraica di Verona e di forestieri ebrei rastrellati in città e provincia e deportati verso i campi di sterminio nazisti.
La sinagoga, a sua volta, fu edificata nel 1864 per volontà del rabbino Pardo e costituisce il compimento dei progetti primari degli architetti Franco e Mantovanelli (non finiti per carenze di fondi) ad opera dell’illustre architetto Ettore Fagiuoli. Inaugurata il 29 settembre 1929, segue il rito ashkenazita.







Sulla facciata, a sinistra, è stata apposta una lastra di marmo in ricordo di Rita Rosani (dal cognome originario Rosenzweig, Trieste, 20 novembre 1920 – Monte Comun, Alcenago, Grezzana, Verona, 17 settembre 1944, maestra di scuola elementare e partigiana, uccisa durante o subito dopo uno scontro con nazifascisti): “Alla memoria di Rita Rosani medaglia d’oro della Resistenza che immolò la giovane vita per i più alti ideali dell’umanità e perché non si credessero inerti le vittime incontrastati gli oppressori. Gli ebrei d’Italia ad esaltarne il sacrificio a tramandarne il ricordo questa lapide posero nel decimo anniversario della Liberazione. 30 ottobre 1955 – 14 cheshvan 5716”.

Sempre sulla facciata, ma a destra, ha trovato collocazione una seconda epigrafe di richiamo: “Alle inermi vittime deportate da Verona piccola parte di un immane olocausto di sei milioni di ebrei preda della barbarie nazista ad imperituro monito per i posteri. La Comunità israelitica di Verona questa pietra dedicò. 25 aprile 1957 – 24 nissan 5717”.

Servizio e foto di Claudio Beccalossi

