Venezia 27 marzo.
“L’indagine di Agenas conferma quando vado dicendo da tempo: nei pronto soccorso veneti le attese sono infinite, inoltre mancano i posti letto, così perfino anziani malandati che si ritrovano relegati nei corridoi per ore e ore, seduti anziché distesi a letto. Roba da terzo mondo, non da Paese civile! E non è colpa di medici, infermieri e operatori socio-sanitari, che sono pochi e si sobbarcano turni infiniti e massacranti, ma della carenza di personale, di risorse e di organizzazione del sistema sanitario regionale”.
Flavio Tosi, deputato di Forza Italia, già assessore alla Sanità nel 2005-07, che il 19 marzo scorso aveva raccontato le vicissitudini di una anziana signora al pronto soccorso di borgo Trento a Verona (arrivata in Ps nel primo pomeriggio con un braccio fratturato, dopo il referto è rimasta seduta su una sedia di ferro tutta notte e fino al giorno dopo), legge con preoccupazione, ma non con sorpresa, il rapporto di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) che stronca il Veneto in quanto regione con l’attesa più lunga per i codici bianchi nei Pronto Soccorso.
“E’ un problema strutturale che pagano i cittadini, ma anche il personale che funge ingiustamente da capro espiatorio” ricorda Tosi. Il quale spiega che “i nuovi bandi di assunzione di personale che ha indetto la Regione servono solo a sostituire chi va in pensione, quindi non sono sufficienti, si tratta di semplice turn-over, mentre occorre che la Regione metta risorse aggiuntive”. Al contrario, ricorda Tosi, “in questi anni abbiamo assistito al disinteresse nei confronti della sanità pubblica, ma nel contempo è stata trascurata e tagliata anche la sanità privata convenzionata che potrebbe fungere da aiuto, o quantomeno tamponare le carenze di prestazioni erogate”.
Oltre al danno sociale per i cittadini, il malfunzionamento del sistema sanitario regionale ha una ricaduta negativa sullo stesso dal punto di vista economico, in un cortocircuito che si autoalimenta perché, dice Tosi, “poi succede che i veneti, sempre più esasperati, vanno a curarsi altrove, per esempio dal Veneto occidentale si spostano a Brescia, ma poi la Lombardia presenta il conto e la nostra Regione giustamente paga”.

