Giunge l’ennesimo gay pride promosso, e quest’anno anche patrocinato, dall’Amministrazione Tommasi in una Verona che con il centro di propaganda lgbt Politesse del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università si pone come guida internazionale del pensiero iper- fluido (io sono quello che al momento mi sento di essere). Perché va ostentato l’orgoglio lgbt+? È necessario e opportuno questo show? Non è forse questa manifestazione una sorte di narcisismo sociale di una categoria che vuole imporre ovunque nella società il proprio modello usando come arma il vittimismo di una inesistente discriminazione? Non credo che tutte le persone omosessuali apprezzino queste forme di spettacolo.
Ma il tema vero è un altro. Le vere discriminate oggi sono le famiglie con mamma e papà che fanno enormi sacrifici per far crescere ed educare i figli. Queste stanno in silenzio, non marciano, non hanno i media dalla loro parte, non suscitano interesse nei dibattiti della politica e della società, non sono invitate negli show e nemmeno nei talk-show, non vengono portate come modello nello spettacolo trasgressivo dell’Eurovision. Eppure, nonostante tutto, sono le uniche sulle quali lo Stato scarica l’onere di garantire un futuro a questo nostro Paese. La continuità della società è sulle loro spalle. Sono per questo le uniche che avrebbero diritto a marciare con orgoglio.

