Un divertimento popolare, una passione che ha appassionato e appassiona da secoli, coinvolgendo intere generazioni di giovani e adulti. Parliamo delle carte da gioco, un passatempo semplice ma allo stesso tempo ricco di importanza e anche di cultura perché ognuna di esse racconta la storia di un popolo attraverso i disegni, le figure e i segni rappresentati su queste tessere ricche di fascino. Uno strumento di gioco semplice ma che ha sempre coinvolto chiunque, senza distinzione di ceto sociale e classe di appartenenza, innanzitutto per la semplicità stessa del gioco delle carte che con pochi strumenti permettono di passare ore di sicuro divertimento. E proprio questa semplicità ha permesso alle carte di diffondersi in ogni regione d’Italia caratterizzandosi con un tipo particolare di mazzo di carte per ciascuna. Come in Veneto dove sono diventate nei secoli popolarissime le carte da gioco, appunto, venete o trevisane. Ma questa semplicità ha permesso alle carte e ai giochi di carte di sopravvivere anche all’arrivo dell’online. Con il passare gli anni, come ovvio e prevedibile, l’avanzata del gioco di carte su Internet ha lentamente ma progressivamente ridotto l’utilizzo dei mazzi locali in favore di altri più famosi su scala globale. Le piattaforme di gioco online con sezioni riguardanti il poker online, riguardanti il burraco online, la scala 40, il blackjack, la scopa, il sette e mezzo e molti altri, hanno favorito la diffusione delle carte francesi o napoletane. Tuttavia, mazzi regionali come quelli trevisani diffusi in Veneto mantengono un loro fascino e un utilizzo nel gioco fisico.
Le carte trevigiane: storia e caratteristiche
La storia delle carte trevigiane, dette anche trevisane o venete, risale al 14° secolo e nel corso del tempo hanno subito modificazioni tanto nel disegno quanto nella forma, così da arrivare al prodotto che ancora oggi finisce sul tavolo di tanti appassionati di giochi di carte di oggi. Le carte da gioco in generale hanno una storia interessante, antica e ricca di influenza sull’essere umano perché ne racconta la propria evoluzione e cultura. E infatti se si va ad analizzare la tessera da gioco trevigiana si nota che alcuni mazzi antichi di queste carte presentano una corona sulle carte a spade mentre altri il Leone di Venezia sulle carte a denari o lo stemma di Marsiglia sul re di bastoni. E ancora, quello ancora in circolazione oggi ha l’asso di denari con un grande ovale bianco dove una volta c’era il bollo statale.
Per quanto riguarda le caratteristiche di queste carte, si può dire che come quasi tutte quelle “italiane” è composto da 40 tessere suddivise in 4 i semi con i tradizionali coppe, denari, spade e bastoni, ma in maniera simile ad altre regionali del nord ha per ogni seme le carte numerali anche di 8, 9 e 10, oltre ai consueti fante, cavallo e re, e arrivando così a 52 carte utilizzabili in determinati giochi. Così come le bolognesi sono le carte più lunghe d’Italia essendo di dimensione 49×104 mm. Da un punto di vista grafico le carte trevigiane sono molto particolari e a volte non sono di facile lettura per chi non è abituato a maneggiarle. Come si può notare anche nel fante di spade, chiamato comunemente mamalùc in friulano, che è diverso dagli altri poiché porta la barba e regge una testa tagliata nella mano sinistra. Altra particolarità è relativa alle carte dei denari, o come molti chiamano ‘ori’ dove questi non sono solo gialli come quasi in tutte le altre tessere dei mazzi di carte regionali italiani, ma sono dipinti secondo una colorazione con giallo e azzurro e con una decorazione dei dettagli molto delicata.
Ma con certezza sono un esempio unico di cultura popolare, innanzitutto perché su di esse, in particolare su ogni asso del mazzo, è presente di un proverbio, come ad esempio “Per un punto Martin perse la cappa” che è visibile sull’asso di coppe. Ma anche “Non val sapere a chi ha fortuna contra” che campeggia sull’asso di denari, e poi ancora su quello di spade si legge “Non ti fidar di me se il cuor ti manca”, o infine sull’asso di bastoni si può leggere “Se ti perdi tuo danno”.
I. P.

