Verona è una città affascinante, piena di monumenti, di storia e di poesia. Fiere, musei, mostre, spettacoli teatrali, lirici e musicali la arricchiscono ogni giorno e in ogni periodo dell’anno. Esistono, però, anche altri piccoli (non di statura) personaggi di cui la stampa raramente parla, ma che onorano, comunque, la nostra città con il loro ingegno. Uno di questi è Michele Bonomini, veronese “de soca”, papà di Benedetta e venditore di automobili nella vita di tutti i giorni, ma artista nell’anima. Abbiamo provato a conoscerlo.
Matteo Peretti: Buongiorno Michele, ho avuto già occasione, in passato, di intervistare un’autrice di poesie (vedasi “Quattro chiacchiere con Sara” del 28 novembre 2017), ma è la prima volta che mi capita di avere a che fare con un “poeta cantautore”!
Michele Bonomini: Grazie Matteo, ho molto pudore, per cui ci andrei piano ad autodefinirmi poeta. Poeta cantautore, poi… troppo, sai. Devono essere gli altri e i critici a definirti così.
Ma: Preferisci “scrittore di poesie e canzoni”?
Mi: Sì, è vero, scrivo poesie e canzoni, quando riesco. Più poesie, in verità…non so perché, forse mi viene più facile. Per me, comunque, non è importante come vengo definito, ciò che conta è il risultato finale che è un’emozione che incontra altre emozioni. Nel mio piccolo scrivo ancora per me stesso, e di sentimenti realmente vissuti. Queste suggestioni, se riescono ad arrivare anche all’ascoltatore, mi ripagano di ogni sforzo. Faccio tutto questo solo per passione. Il risultato è di qualità se sa colpire gli altri. Quindi sia una poesia, sia una canzone, dove le parole sono sostenute dalla melodia, devono emozionare. Altrimenti la qualità non è buona e forse sarebbe meglio non scrivere. Questo è per me fondamentale.
Ma: Perché hai deciso di imbracciare una penna?
Mi: La mia è una passione nata dall’esigenza di essere libero, almeno davanti ad un foglio!
Ma: Non è che speravi di diventare famoso, vincere qualche premio, finire in qualche talk show e vivere di rendita?
Mi: No, lo escludo. Non lo ho mai pensato.
Ma: Non ti vedrei male, però, in qualche programma sportivo a filosofeggiare di calcio, seduto su un divano con Belen al fianco…
Mi: Già…con la fortuna che ho…finirei di fianco a Giampiero Mughini! Uomo di cultura ed esperto di calcio, ma…non è il mio tipo! Comunque ti confermo. Non è un lavoro e non lo sarà mai. Nella vita di tutti i giorni sono un venditore di automobili, questo è il mio lavoro. La poesia mi permette, semplicemente, di scrivere ciò che voglio senza nessuno che mi comandi. Evito di essere banale, spero di riuscirci. Le major affidano ad autori professionisti il “prodotto canzone”. E’ una merce di consumo. Io spero di riuscire a fare qualcosa di diverso.
Ma: Le tue muse ispiratrici?
Mi: Oramai le canzoni alla radio sono banali e muscolose. Certo, grandi qualità canore, ma nessuna emozione che rimane nel tempo. Sono cresciuto con gli autori che sono rimasti associati con le loro canzoni nel tempo: De André, Brassens, Leonard Choen, De Gregori, Guccini, Vecchioni. E poi Drake, un genio.
Ma: Drake? Francis Drake? Colui che sconfisse l’Invincibile Armata Spagnola nel 1588? Confermo! Era un vero genio nelle battaglie navali! Ma era anche un cantautore? Forse scriveva canzoni sui pirati?
Mi: Nick Drake, non Francis! Vedo che sei un grande…esperto…di cantautori inglesi…
Ma: Non puoi escludere, però, a priori, che non lo fosse anche Francis Drake!
Mi: Non voglio commentare!…per la poesia, invece, sono appassionato dei poeti del ‘900. Ungaretti, Sandro Penna, Pasolini e tanti altri. Spero un giorno di riuscire a pubblicare qualche mia poesia.
Ma: Te lo auguro. Ma veniamo al motivo di questa intervista! Uscirà a breve un tuo album!
Mi: Lo confermo, si intitolerà “Tra i petali falciati”. Conterrà alcune canzoni tutte scritte da me, anche se in tempi diversi. Ci saranno anche due brevi poesie musicate. I testi sono uniti da un filo conduttore, l’immagine dei petali falciati, cioè l’amore che si fa a pezzi, ma che in fondo esiste e resiste, e rimane come bellezza trascurata e calpestata dalla maggior parte di noi.
Ma: Anche la copertina è farina del tuo sacco!
Mi: La copertina è una mia caricatura: “Sovrapposizioni in autoritratto”.
Ma: …pensavo fosse il Teomondo Scrofalo dei tempi di Ezio Greggio a Drive In…
Mi: Oltre che di cantautori inglesi…direi che sei grande esperto anche di quadri! Comunque, se mi permetti, torno alla copertina. Contiene tutti i temi dell’album: la speranza dell’amore, nelle ali bianche e nel volto dorato che si sovrappone al mio. Poi ci sono le costrizioni, rappresentate da quella specie di divisa che indosso, mentre il bicchiere incorpora le sofferenze. Il tavolo di legno, infine, è la solitudine.
Ma: Fermati! Direi che hai anticipato fin troppo. Lascia un po’ di suspance per i futuri ascoltatori! Farai qualcosa per pubblicizzare la raccolta?
Mi: Riguardo la pubblicità, organizzerò degli eventi in qualche locale della città. Con i social dovrò farmi aiutare da qualche buon amico, visto che non sono ancora del tutto “social”…
Ma: Siamo in due… Devi ringraziare qualcuno?
Mi: Ringrazio la Ritmo&Blu per il sostegno e la collaborazione.
Ma: Buona fortuna, Michele!
Mi: Grazie Matteo, e studiati la biografia e le opere di Nick Drake!
Ma: …come no…
di Matteo Peretti

