Il fatto “incriminato” sarebbe avvenuto circa un mese fa. Un tredicenne frequentante una classe di scuola secondaria di primo grado del noto Educandato statale “Agli Angeli” (comprensivo di scuole materna, elementare, media, liceo ginnasio), in via Cesare Battisti 8, si sarebbe opposto all’abitudinario ed obbligatorio utilizzo d’una “scala arcobaleno” interna tentando di raggiungere il piano superiore a cavalcioni del corrimano laterale, mettendo a rischio la propria incolumità.


Per questo suo atto la dirigenza scolastica ha comminato al ragazzo una sanzione disciplinare contestata dai genitori (anche per la dissennata bollatura del figlio come “omofobo” da parte dei “progressisti” di turno) e colta da forze politiche come forma repressiva del non volersi allineare ad un senso unico orientativo verso la diversità di genere.
Il caso, da locale, è diventato nazionale, con commento anche da parte del generale, ora eurodeputato, Roberto Vannacci che vorrebbe incontrare quanto prima l’adolescente. Interprete della vicenda che, probabilmente, tramite una ventilata interrogazione parlamentare, coinvolgerà il ministero dell’Istruzione e del Merito retto da Giuseppe Valditara.
La gradinata in questione, realizzata circa un anno fa e contrassegnata ad ogni scalino da richiami positivi (fiducia, ascolto, rispetto, comprensione, tolleranza, altruismo, lealtà, empatia ecc.), rimanda smaccatamente alla bandiera arcobaleno (in inglese raimbow), detta anche “bandiera della libertà” (freedom flag), creata nel 1978 a San Francisco (California) in otto colori (in riferimento a simbologie New Age) dall’artista ed attivista Gilbert Baker (Chanute, 2 giugno 1951 – New York, 31 marzo 2017), assunta a vessillo e simbolo del movimento LGBTQIA+ e sventolata in manifestazioni pubbliche come i pride. L’opera originale di Baker è stata acquisita nel giugno 2015 dal Museum of Modern Art (MoMA) di New York ed esposta nella galleria di design contemporaneo.
Per solidarizzare con l’allievo punito, protestare contro la ritenuta “propaganda pro LGBTQIA+”, anche tramite la “scala arcobaleno”, nell’educandato statale e chiedere l’autosospensione del dirigente scolastico, prof. Mario Bonini, il 5 marzo s’è tenuto un flash mob di “Popolo Veneto” e “Forza Nuova” davanti all’istituto stesso. Gli aderenti hanno mostrato fogli con scritte “Stop gender”, “No gay pride a scuola”, “Basta propaganda LGBT”, “Bonini autosospenditi” ed hanno specificato la loro iniziativa.
Vito Comencini, leader di “Popolo Veneto”.
«Non è la prima volta che sentiamo parlare di questa scuola rinomata, tra l’altro statale, con un direttore scolastico che l’utilizza per portare avanti attività di propaganda LGBT, gender. Dai giornali, finora, era emerso d’una generica scuola, non si parlava esattamente di quale fosse e del responsabile d’aver fatto la scelta d’imporre addirittura una scala in maniera provocatoria se non ideologica. Che definirei anche giacobina perché ricorda, appunto, qualcosa del passato, quando si cercava d’indottrinare nelle scuole. Come in quelle comuniste di stampo sovietico, bolscevico o cose del genere. Arrivando oggi, addirittura, a sanzionare uno studente».

«Siamo qui, adesso, per dare solidarietà al ragazzo ed a tutti i suoi coetanei in generale che, magari, stanno zitti ma non sono d’accordo con quanto subiscono. Per imporre qualcosa non bisogna usare la forza. Nella scuola si spinge verso una determinata direzione per stravolgere le cose, per dire che non esistono un uomo ed una donna, no, ma uno è fluido. Una persona oggi si sente un po’ uomo, un po’ donna, non sa cos’è ed allora è fluido. Castellini ed io ora ci sentiamo quindicenni, entriamo a scuola e chiediamo d’essere iscritti anche se, con tutta evidenza, non siamo degli adolescenti».
«Queste situazioni sono assolutamente assurde, gravi e non bisogna far finta di niente e stare zitti. Quindi, chiediamo a questo direttore scolastico di autosospendersi e chiedere scusa, non solo a quell’alunno ma a tutti gli altri a cui cerca d’imporre questa visione ideologica, utilizzando scuse per portare avanti la sua propaganda. Quando, invece, dovrebbe dare i servizi necessari agli studenti e non portare avanti questi temi che rovinano i ragazzi, magari costringendoli a cambiar scuola. Perché abbiamo testimonianze di studenti che hanno dovuto andare altrove e di professori ed altro personale che hanno voluto o vogliono chiedere il trasferimento. Come “Popolo Veneto” ci siamo uniti a “Forza Nuova” per protestare contro questa vergogna».
Luca Castellini, vice segretario nazionale di “Forza Nuova”.
«E’ grave quello che è successo, perché non si tratta d’una propaganda ideologica su un manifesto, su un quadro o su un disegno in una scuola. Si tratta dell’obbligatorietà, secondo pensiero unico, ad andare al piano superiore passando su gradini colorati. Questa propaganda ideologica è fastidiosa, vergognosa. Abbiamo letto sui giornali i commenti dell’assessore comunale Jacopo Buffolo (con deleghe a Politiche giovanili e Partecipazione, Pari opportunità, Innovazione, Memoria storica e Diritti umani, Transizione digitale, n.d.r.) perché si strumentalizza un qualcosa che non deve esserlo. Ma stiamo parlando d’istruzione, di studenti, di libertà. La gente si riempie di queste parole ed oggi, nelle nostre scuole, abbiamo dirigenti scolastici che obbligano gli studenti a camminare su un’ideologia che pretende di cancellare sostanzialmente il concetto di famiglia, che un uomo od una donna si svegliano alla mattina e decidono d’essere altro o vogliono sposarsi con un albero».

«Noi non critichiamo l’aspetto di diversità, noi critichiamo il fatto che si voglia imporre a degli studenti un pensiero unico. In Italia vorrebbero allargare, per esempio, la “legge Mancino” (legge 25 giugno 1993, n. 205, che sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogans d’incitamento all’odio, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, n.d.r.) all’omofobia. Cioè, mettere in galera gli studenti dissenzienti non solo sospenderli, quelli che non vogliono salire su quei gradini. Noi, come “Lotta Studentesca”, organo giovanile di “Forza Nuova”, abbiamo fatto battaglie soprattutto in università dove ad ogni piè sospinto vengono fatte attività d’indottrinamento degli studenti con i soldi del Comune e del governo di destra (che fa orecchie da mercante) per propagandare continuamente qualcosa che non esiste, a differenza della famiglia naturale, con un uomo ed una donna».
«Dopo l’insediamento del neo presidente americano Donald Trump è in atto una rivoluzione. Ma c’è chi si ostina a propagandare delle ideologie malsane che obbligano gli studenti ad essere sospesi, ad essere esclusi, a non essere liberi».
Avete chiesto la possibilità d’un confronto con i vertici dell’istituto scolastico?
Vito Comencini: «Questo dirigente porta avanti un atteggiamento strumentale rispetto alle attività scolastiche, quindi non c’è tanto da discutere. C’è solo da dire “chieda scusa”. Chi è pagato dallo Stato per fare il proprio dovere e invece fa dell’altro dovrebbe chiedere scusa ed autosospendersi. Quando vedremo questo saremo anche disponibili ad un confronto, a dire la nostra ed a sentire la sua. Ma, fino a quel momento, credo che ci sia poco da discutere. È lui che sta utilizzando lo strumento scolastico, un’istituzione pubblica, per una cosa che non dovrebbe fare. Non mi sembra sia necessario questo nei confronti dei ragazzi. E dei loro genitori che sono i primi che hanno l’impegno, il dovere ed il diritto d’educare i figli. A scuola andrebbero istruiti non educati ideologicamente come qualcuno vuole fare».

«Deve cessare questa propaganda ideologica, questa strumentalizzazione che sta facendo utilizzando una scala, dando pubblicità ai gay pride, portando avanti ideologie LGBT, gender. È libero di farlo come privato cittadino, non come dirigente scolastico, perché altrimenti utilizza lo strumento dello Stato. Perciò chiediamo a chi di dovere d’intervenire. Naturalmente, lui non farà un passo indietro come dovrebbe».
La sanzione disciplinare comminata influirà anche sui risultati finali dello studente?
Vito Comencini: «Influirà anche sull’aspetto psicologico, di lui e di altri. Il messaggio, infatti, non è solamente sospendere un ragazzo ma è la famosa logica di colpirne uno per educarne cento. Come a dire: “Attenzione, se voi dite d’essere eterosessuali, può essere un problema perché all’interno della vostra classe c’è chi si beve queste cose e dice oggi non mi sento né uomo e né donna e dovete darmi del voi. Perché queste sono le situazioni che ci sono dentro questa scuola».
I discordanti commenti di alcune mamme
Al flash mob congiunto “Popolo Veneto” e “Forza Nuova” hanno assistito alcuni studenti e qualche genitore. Una mamma ha concesso un suo post-it.
«Voglio esprimere la piena solidarietà al dirigente della nostra scuola che ha dimostrato un’apertura mentale straordinaria e vuole semplicemente insegnare la tolleranza e la fratellanza ai nostri ragazzi. Vedere queste scene davanti alla scuola dei miei figli è raccapricciante. Questa non è Verona, non è la città nella quale ho scelto di vivere».
La maggioranza dei genitori è della sua opinione?
«Spero profondamente di sì. Se così non fosse sarebbe veramente un dramma».
Vi siete sentiti tra voi?
«Un po’ sì…».
C’è un pensiero comune allora?
«Per ora sì, ma non ne sono certa».
Un’altra mamma, insegnante tenutasi in disparte ad ascoltare gli interventi di Vito Comencini e Luca Castellini che non ha voluto farsi riprendere (per una sorta di timore, sic, ad esprimere pubblicamente il proprio pensiero libero, mettendoci la faccia), s’è confidata sul travaglio dei suoi figli iscritti fino ad un paio d’anni fa all’Educandato statale.
«A fine anno scolastico 2022-2023 sono stata costretta a trasferirli in un’altra scuola superiore perché stanchi d’essere sottoposti continuamente alla propaganda gender, manifestata soprattutto durante le lezioni d’educazione civica che, non essendo più una materia a se stante, viene demandata percentualmente a ciascun professore».
«Sono dell’idea che le condivisibili parole apposte sulla “scala arcobaleno” non vadano obbligatoriamente connesse alla bandiera arcobaleno. I valori universali non devono sintonizzarsi solo con un genere determinato, con un’ideologia specifica da imporre a tutti i costi».
Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi
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