Verona, 25 ottobre 2025 – S’infittiscono gli appuntamenti politici in vista delle elezioni regionali in Veneto del 23 e 24 novembre pp. vv. E, spesso, è il salotto buono della città, piazza Bra, ad ospitare, in qualcuno dei suoi storici locali, le relative conferenze stampa dei candidati al Consiglio regionale di Palazzo Ferro Fini, a Venezia..
Così, nella sala superiore del Liston 12, si sono presentati, praticamente autointervistandosi, gli aspiranti di Resistere Veneto, con Riccardo Szumski (Bernal, Argentina, 29 aprile 1952) in corsa quale presidente di regione. Gli altri contendenti alla stessa carica a Palazzo Balbi (sede anche della Giunta regionale) sono Alberto Stefani (centrodestra), Giovanni Manildo (centrosinistra), Marco Rizzo (Democrazia Sovrana e Popolare) e Fabio Bui (Popolari per il Veneto).



Hanno sintetizzato i loro programmi Melania Martinato (Soave, Verona, 20 aprile 1993), Mirella Cocco (Cittadella, Padova, 4 marzo 1948) e Luca Guarda (Lonigo, Vicenza, 2 febbraio 1981). Mentre il sen. Roberto Castelli (Lecco, 12 luglio 1946, veterano esponente della Lega Nord, già ministro della Giustizia dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006 nei Governi Berlusconi II e III oltre a vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel Governo Berlusconi IV) ha contribuito con spunti ed intenzioni da “ritorno in campo”, dopo aver lasciato al suo destino la Lega di Matteo Salvini ed aver fondato il Partito Popolare del Nord – Autonomia e libertà – di cui è segretario federale. Il sen. Castelli non ha voluto mancare all’appuntamento politico scaligero, arrivato sorreggendosi a fatica con le stampelle a causa d’un traditore “colpo della strega” del giorno prima. L’on. Vito Comencini (Bussolengo, Verona, 11 ottobre 1987), presidente del Movimento Popolo Veneto (che supporta a sua volta Szumski), ha concluso l’incontro con la stampa.
Melania Martinato: «Portare ai veneti quello che i veneti chiedono…»
«È il momento d’alzare la testa perché ci sono molti aspetti che, a mio avviso, non stanno più funzionando all’interno del nostro sistema: sanità, trasporto, sicurezza, scuola e, non ultima, autonomia. Sono passati 8 lunghi anni di chiacchiere e coloro che si sono definiti i promotori del referendum del 22 ottobre 2017 non hanno fatto altro che riempirsi la bocca di frottole e prendersi gioco della volontà dei veneti che si sono espressi in quell’occasione, con ancora nessun risultato concreto».
«Abbiamo assistito, in questi anni, a molteplici siparietti d’una Lega non più Nord, da partiti romanocentrici che, in comizi locali, si definiscono autonomisti ma che poi, di fatto, dipendono dalle volontà delle segreterie romane. È abbastanza recente il caso d’uno storico venetista che, per la carega, ha stretto di nuovo la mano ad uno dei suoi più acerrimi nemici ormai da anni. Ai veneti manca una classe politica pura, una rappresentanza che voglia portare ai veneti quello che i veneti chiedono, senza tanti intrallazzi di palazzo o diktat romani. Resistere Veneto ha saputo accogliere tutte le realtà pure che hanno come fondamento l’identità, la cultura, i valori veneti».
«Con orgoglio rappresento il mio partito, il Partito Popolare del Nord. Chi ci sosterrà non avrà in cambio risotti durante questa nostra campagna elettorale, a differenza di altri candidati del centrodestra che hanno già iniziato i loro tour enogastronomici in palatende e sagre di Verona e provincia. Noi preferiamo la presenza sul territorio ed il dialogo di fiducia che vogliamo e cercheremo di instaurare con chi avremo modo d’incontrare. Sempre con la bandiera alta del Veneto, dei nostri valori, della nostra cultura. Evviva Verona, evviva il Veneto, evviva la pearà».
Mirella Cocco: «Attivista ed autodidatta. Convinta d’aver fatto la mia parte!»
«Io amo la politica, l’ho sempre seguita, sono stata anche attivista ma non ho mai ricoperto alcuna carica. Quindi, sono veramente un’autodidatta. Appartengo a Popolo Veneto, gruppo tra quelli che partecipano a quanto stiamo facendo per cercare una collaborazione tra tutti per avere, finalmente, se possibile, un presidente, diciamo, atipico. Ci siamo uniti e collaboriamo per arrivare ad una meta. Quella di far eleggere Szumski in modo che diventi il nostro presidente della Regione Veneto, perché ne abbiamo veramente bisogno. Essendo lui medico, per ciò che riguarda la sanità dovremmo essere in mani non solo buone, ma buonissime. Lui, inoltre, è stato sindaco varie volte nel suo paese (Santa Lucia di Piave, Treviso, n.d.a.) ed ha, quindi, le esperienze amministrative e burocratiche che servono. Il mio appoggio è stato quello di partecipare sempre ad ogni manifestazione per poter divulgare la parola di Szumski. Penso d’aver fatto la mia parte. Quindi, Viva Szumski».
Luca Guarda: «In prima linea per il cambiamento della regione!»
«La formazione personale nasce dalle piazze, dai tanti gazebo fatti con l’amica Mirella. Banchetti, incontri, petizioni e comunicati stampa per migliorare la vita nel territorio veronese. La mia candidatura nasce dal basso, dall’ascolto dei cittadini. Nel passato non ho ricoperto nessuna carica politica ma mi sono innamorato della politica nel corso della psicopandemia del 2021, quando andavamo in piazza per manifestare contro le misure liberticide del governo e lì ho constatato un’energia che non avevo mai visto prima. Persone che, in maniera spontanea, sono uscite da casa per andare in piazza. Ognuno con le proprie bandiere, con le proprie idee, col rispetto reciproco, fatti che non vedevo da anni».
«Da questo è nato, poi, il mio impegno politico sul territorio, impegno e militanza, ascolto attivo dei cittadini che si rivolgevano a noi, alla nostra associazione Popolo Veneto per segnalare molte cose che non funzionavano in città e provincia. Con le nostre forze ed iniziative, piano piano, siamo riusciti a portare dei piccolo benefici alla comunità. Come candidato consigliere regionale m’impegno comunque a valorizzare il mio territorio e per cambiare questo Veneto».
«Perché l’amministrazione Zaia, sempre osannata sui media, sui social perché ha un’ottima campagna pubblicitaria, ci lascia una pesante eredità. Per esempio, il Veneto è la prima regione in Italia per cementificazione. Abbiamo paesaggi stupendi che vengono, purtroppo, danneggiati in maniera selvaggia e, a volte, incontrollata. È un tema che va a braccetto con le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 dove, anche lì, ci sono delle opere faraoniche con investimenti di milioni di euro che peseranno sulle spalle anche delle generazioni future. Così come la Pedemontana su un project finance che sembra non essere adeguato all’investimento».
«Sono tutti temi che dovremo prendere in mano nel senso del cambiamento. Il discorso ambientale. In questi giorni mi sono giunte delle notizie preoccupanti da alcuni cittadini di Villafranca di Verona e di Valeggio sul Mincio che sono preoccupati per la costruzione d’una cava d’amianto. Una cava sotterranea su un terreno ghiaioso e poroso che potrebbe inquinare le falde acquifere, con i danni clinici susseguenti. Sono state presentate delle mozioni alla Regione Veneto che sono rimaste lettera morta. Noi saremo presenti per dare voce a tutti questi comitati, cittadini e quanti vogliano portare il loro contributo a cambiare la regione. Quindi, siamo in prima linea per il cambiamento».
Sen. Roberto Castelli: «Oggi il centralismo sta vincendo se non ci svegliamo!»
«Noi del Partito Popolare del Nord abbiamo visto nello schieramento che sostiene Riccardo Szumski l’unica forza realmente autonomista, con qualche vena forse anche d’indipendentismo perché nel loro spirito, contro dei falsi federalisti. E ve lo dice uno che era nel comitato promotore del referendum del 2017 in Lombardia, dove avevamo maturato grandissime speranze. Ricordo che sono andati a votare oltre cinque milioni di cittadini tra veneti e lombardi, dando un plebiscito assoluto perché hanno votato praticamente all’unanimità per una maggior autonomia. Autonomia rivoluzionaria, autonomia che in qualche modo doveva spaccare il Paese, come dicevano ai miei bei tempi. Io sono stato secessionista, lo dico chiaramente, oggi non lo sono per un motivo molto semplice: perché la politica è l’arte del possibile e, oggi, non ci sono le possibilità teoriche, istituzionali, costituzionali per poter pensare alla secessione».
«Se noi non arriviamo ad una forma fortissima d’indipendenza tra Nord e Sud siamo morti. Vi faccio soltanto osservare che, in questo Stato centralista, siamo al 31° mese di recessione industriale. Noi stiamo morendo sotto i colpi della globalizzazione e della concorrenza cinese, senza che Roma muova un dito. Ma sto divagando… Abbiamo deciso d’appoggiare convintamente questa lista perché, ripeto, è l’unica. Poi, dobbiamo smascherare questo falso federalismo che è stato messo in atto da Forza Italia perché è del tutto evidente trattarsi d’uno specchietto per le allodole, fatto per cercar di tirare fuori i voti di chi ancora, in Veneto, è autonomista e federalista».
«Prendiamo ancora Forza Italia. Nell’Unione Europea (che scrive leggi che valgono il 60% del totale di quelle che noi dobbiamo seguire) sta con la sinistra e vota con lei. Guarda caso, segretamente, hanno salvato quella brava persona di Ilaria Salis. Allora dobbiamo sbugiardare queste operazioni e dire chiaramente, nel panorama della corsa che c’è adesso per la regione, chi è sinceramente federalista ed autonomista. Sono convinto che questa tornata elettorale assuma anche un significato più grande. Io ho deciso di tornare in campo, nonostante mi fossi messo felicemente in pensione, perché oggi il centralismo sta vincendo se non ci svegliamo. Soprattutto, sta vincendo in maniera silenziosa, con norme che stanno venendo avanti, che non leggete sui giornali, che non vedete in televisione».
«Intanto che la legge sull’autonomia vivacchia, non va né avanti e né indietro, è stato scritto un pastrocchio. Guarda caso, a Roma stanno votando un’altra riforma costituzionale per Roma Capitale, per dare ancora soldi. E c’è un’altra norma che va denunciata, diventata legge col voto convinto di tutti (Forza Italia, Lega ecc., Meloni, poi, fa bene, è centralista da sempre). Silenziosamente, accade questo (sarò Cassandra, anche se spero di sbagliarmi, anche se Cassandra era foriera di sciagure ma aveva sempre ragione): vi dico che fra qualche anno non ci sarà più un medico del Nord, saranno tutti meridionali. Perché? Perché hanno fatto una legge diabolica: nelle facoltà di Medicina c’è il numero chiuso, hanno cambiato la legge e si sono inventati che, al primo anno, si possono iscrivere tutti, poi ci sarà una graduatoria, in numero chiuso, che stabilirà chi andrà avanti in base al voto. Sapete come funziona nelle scuole italiane: al Sud danno i voti alti ed al Nord danno i voti bassi. Ergo, siccome questa legge va in vigore quest’anno, prossimamente nelle università italiane ci saranno soltanto giovani meridionali che studiano Medicina. È giusto?».
«Cos’hanno fatto da furbi? Hanno fatto la graduatoria nazionale. E le graduatorie nazionali sono fatte apposta per fregare il Nord. Tant’è vero che noi andremo a presentare un progetto di legge costituzionale che va ad agire non sulla legge ordinaria ma in Costituzione su questo tema. Ma se su queste cose qua i veneti, i lombardi, i piemontesi non si svegliano, ci stanno facendo fuori. Che il Nord torni a rialzare la testa!».
On. Vito Comencini: «Noi siamo per i fatti, non per le ciacole!»
«Vogliamo rappresentare le istanze del territorio che qualcuno non solo ha abbandonato o si è dimenticato ma ha completamente tradito. Perché non è il fatto che chi è adesso a capo di quel partito (che, appunto, non è più la Lega Nord) porti avanti o voti a favore del ponte sullo Stretto di Messina. Tutti siamo favorevoli alle infrastrutture. Il tradimento è il fatto che sia diventato la priorità. Quello e non più l’autonomia, non più la difesa dei territori, non più la difesa della proprietà privata. Ed anche quanto emerge in questi giorni, il voler addirittura facilitare i pignoramenti nei confronti dei debitori, non mi sembra un atto che rientri nella logica di libertà che ha sempre avuto la Lega».
«La Lega non era solo semplicemente dalla parte del Nord, dell’autonomia ma anche da quella della libertà del privato, della tutela degli agricoltori, dei lavoratori, delle imprese. Noi vogliamo difendere tutto ciò all’interno della lista Resistere Veneto con Riccardo Szumski, nostro candidato presidente della Regione Veneto, con candidati che rappresentano, appunto, questi aspetti identitari. Non è un’alleanza nata dal nulla. La volontà è di fare in modo che vadano in Regione delle persone competenti e che si battano veramente per le istanze del territorio. Non quello che abbiamo visto fino ad adesso».
«Va anche ricordato che se, a Roma, qualcuno ha tradito, arrivando addirittura a fare i consigli federali nella capitale, noi, invece, diciamo che c’è anche una regione che non ha dato ascolto al territorio. Perché, purtroppo, in questi anni c’è stata sicuramente una macchina comunicativa nei confronti di Zaia che l’ha pompato in tutti i modi. Però, visto che dopo 15 anni finalmente ce ne stiamo liberando, è pure ora di dire quello che non ha fatto o quello che ha chiacchierato e poi non ha fatto, quello che doveva fare e non ha fatto, l’autonomia su cui pretendeva le 24 materie e non ne ha portata a casa nemmeno una. Dunque, vogliamo ritornare a dire no. Noi siamo per i fatti, non per le ciacole di cui Zaia è stato la dimostrazione. C’è una lista alternativa, c’è un candidato alternativo, Szumski, che non è andato a racimolare una firmetta da qualche consigliere venduto, ma è uno che ha dei movimenti che lo sostengono, di militanti che vanno sul territorio».
Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi
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