In serie B avere un bomber di categoria superiore è fondamentale per sperare in una risalita in serie A e tutto questo lo stà confermando Giampaolo Pazzini. Oggi ne è stata l’ennesima dimostrazione.
Bisogna riconoscergli che, avere deciso di seguire il Verona in B è stata anche una scelta coraggiosa considerando che probabilmente avrebbe trovato spazio in qualche squadra di serie A, vista la penuria di grandi attaccanti che abbiamo nel massimo campionato italiano.
Al Bentegodi arriva la Pro Vercelli e, particolare curioso, si tratta di una partita dove in campo ci sono 8 scudetti: 7 della Pro Vercelli (dal 1908 al 1922) e quello storico del Verona di Bagnoli.
Questa volta Pecchia propende per una formazione con solo due attaccanti Pazzini e Luppi e, come ogni partita che si rispetti, anche questa con la Pro Vercelli non può definirsi a priori un incontro facile ed infatti la squadra ospite aveva iniziato molto bene, lasciando pochi spazi agli uomini di Pecchia.
La prima azione veramente pericolosa è quella procurata da un’incursione di Romulo che serve Luppi al centro dell’area ma la sua girata di sinistro sfiora il palo; è l’unica occasione della prima parte di un primo tempo difficile;.
Ma perché abbiamo iniziato l’articolo parlando di Pazzini ? L’analisi di quello che abbiamo detto è comprovata proprio dal gol che porta in vantaggio i veronesi. L’attaccante, su un passaggio in profondità di Fossati (probabilmente il migliore in campo), senza toccare il pallone, effettua una finta che lascia di stucco due difensori vercellesi e l’accorrente italo-brasiliano Bessa si trova da solo davanti a Provedel; il numero 24 non si lascia scappare l’occasione e fulmina con un tiro sotto la traversa il portiere. Sicuramente Bessa stà dimostrando tutta la sua importanza in questo inizio di stagione, sia nelle trame di centrocampo che in fase realizzativa.
A questo punto il pro Vercelli dovrebbe uscire fuori dal guscio, lo fa solo con un colpo di testa di La Mantia deviato in angolo da Nicolas, e il Verona comunque chiude il primo tempo meritatamente in vantaggio.
Il secondo tempo inizia con gli ospiti in attacco ma sul traversone di Emmanuello nessuno dei giocatori della Pro Vercelli si fa trovare pronto.
Appena dopo il raddoppio. Anche questa volta nasce da una bella intesa Romulo-Pazzini.
L’azione: sul lato sinistro dell’area ospite, Romulo effettua un lancio in area a tagliare la difesa; tutti i difensori vengono spiazzati dal movimento di Pazzini, il quale, a pochi metri dal portiere, stoppa la palla e insacca di destro, nonostante l’uscita del numero uno ospite.
L’occasione più pericolosa della Pro Vercelli l’ha sui piedi Mustacchio che viene lanciato sulla destra e anticipa Nicolas uscitogli incontro fino ai limiti dell’area di rigore. La palla rotola, sfortunatamente per lui sul palo, ma…se la ritrova nuovamente “a portata” di sinistro e questa volta la “spara” fuori.
Nonostante, alcune occasioni degli ospiti, arriva al 75° il terzo gol grazie a Ganz che 4 minuti prima aveva sostituito Pazzini (uscito tra scroscianti applausi). Da un corner di Maresca la palla danza in area più volte fino a che, l’attaccante veronese è il più lesto ad infilare la porta di Provedel.
Anche oggi il Verona ha dato l’ennesima dimostrazione di essere la corazzata della serie B e può essere l’inizio di una grande fuga per risalire in A (grazie anche alla terza sconfitta consecutiva del Cittadella). Il Verona ha dimostrato grande duttilità (l’esempio è Bianchetti a destra) e una discreta qualità di gioco. L’importante comunque è rimanere concentrati partita dopo partita. Ed ora a Pisa………..
HELLAS VERONA – PRO VERCELLI 3-0
MARCATORI: 35° Bessa, 49° Pazzini, 75° Ganz
HELLAS VERONA: Nicolas; Bianchetti, Cherubin, Caracciolo, Souprayen; Maresca, Bessa (dal 65′ Zaccagni), Fossati, Romulo (dal 79° Fares); Pazzini (dal 69′ Ganz), Luppi.
PRO-VERCELLI: Provedel; Mussman, Bani, Legati,; Germano, Altobelli, Castiglia, Emmanuello (dal 80′ Castellano), Mammarella (dal 80′ Berra); Mustacchio, La Mantia (dal 62′ Ebagua).
ARBITRO: Antonio Rapuano
Illustrazioni a cura di Giuseppe Pannacchione





