Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime apprezzamento per il modello di intervento promosso dal Comune di Verona, che ha scelto di rafforzare le attività di educativa di strada attraverso una collaborazione strutturata tra amministrazione comunale, istituzioni scolastiche, servizi socio-sanitari, Terzo settore e realtà del territorio. L’iniziativa rappresenta un esempio significativo di politica pubblica orientata alla prevenzione, fondata sulla presenza educativa nei contesti di vita quotidiana degli adolescenti e sulla costruzione di relazioni di fiducia, elementi imprescindibili per intercettare tempestivamente situazioni di vulnerabilità.
Le considerazioni espresse dagli educatori e dagli specialisti impegnati sul campo evidenziano come il disagio giovanile sia il risultato di una pluralità di fattori interconnessi: la progressiva fragilità dei contesti familiari, l’isolamento relazionale, l’utilizzo distorto degli strumenti digitali, la diffusione di modelli comportamentali improntati all’aggressività e alla deresponsabilizzazione, nonché la crescente esposizione a fenomeni di dipendenza. Dinanzi a tale complessità, appare evidente l’insufficienza di interventi limitati alla gestione delle emergenze. È necessario promuovere un sistema di prevenzione capace di operare con continuità nei luoghi di aggregazione spontanea, riconoscendo il valore educativo della presenza costante degli adulti e della costruzione di legami significativi.
La scelta di investire nell’educativa di strada trova piena coerenza con gli indirizzi delineati dalla legge 28 agosto 1997, n. 285, che ha introdotto strumenti innovativi per la promozione dei diritti, delle opportunità e della partecipazione dei minori attraverso una progettazione territoriale integrata. Analogamente, la legge 8 novembre 2000, n. 328, istitutiva del sistema integrato di interventi e servizi sociali, individua nella prevenzione delle condizioni di disagio e nell’integrazione tra politiche educative, sociali e sanitarie uno dei presupposti essenziali per garantire interventi efficaci e continuativi. A tali disposizioni si affianca il decreto ministeriale 23 maggio 2022, n. 77, che, nel ridisegnare l’organizzazione dell’assistenza territoriale, valorizza la prossimità dei servizi, la presa in carico multidisciplinare e il raccordo stabile tra istituzioni quale metodo ordinario di risposta ai bisogni delle persone e delle comunità.
Il Coordinamento ritiene che tali strumenti normativi debbano trovare una più ampia e omogenea applicazione sull’intero territorio nazionale. La prevenzione del disagio adolescenziale non può essere affidata esclusivamente alla sensibilità delle singole amministrazioni locali o alla disponibilità di progettualità temporanee, ma richiede una programmazione stabile, adeguate risorse professionali e una governance territoriale fondata sulla cooperazione istituzionale. In tale prospettiva, la scuola continua a rappresentare un presidio fondamentale di crescita culturale e civile, ma non può essere considerata l’unico soggetto chiamato a fronteggiare problematiche che affondano le proprie radici in trasformazioni sociali, economiche e culturali sempre più complesse. Solo una reale corresponsabilità tra istituzioni, famiglie, servizi territoriali e comunità educanti può garantire percorsi efficaci di inclusione e di accompagnamento delle nuove generazioni.
L’esperienza veronese dimostra come la prossimità educativa non costituisca una misura accessoria del welfare locale, bensì uno strumento strategico di prevenzione primaria, capace di rafforzare il senso di appartenenza alla comunità, ridurre i fattori di rischio e favorire la crescita di una cittadinanza responsabile. Portare gli educatori nei luoghi frequentati dai giovani significa riconoscere che la costruzione della fiducia rappresenta il presupposto indispensabile di ogni efficace azione educativa e preventiva.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la crescente complessità delle dinamiche che interessano il mondo adolescenziale imponga un deciso ripensamento delle politiche pubbliche rivolte ai minori. Una comunità che interviene esclusivamente quando il disagio assume rilevanza sociale o penale manifesta una sostanziale inefficacia della propria funzione programmatoria. Al contrario, l’azione amministrativa ispirata ai principi di prevenzione, continuità e integrazione realizza un modello di governance capace di coniugare tutela della persona, sostenibilità degli interventi e interesse generale della collettività.
Investire nella presenza educativa diffusa significa ridurre progressivamente le condizioni che alimentano esclusione, dispersione scolastica, dipendenze e devianza minorile, evitando che il sistema pubblico sia chiamato a operare prevalentemente in chiave riparativa. La qualità delle istituzioni si misura anche dalla capacità di presidiare i territori prima che il disagio si trasformi in emergenza, riconoscendo nell’educazione una funzione strategica dell’azione pubblica e nella prevenzione un investimento permanente sul capitale sociale del Paese. È su questo terreno che si gioca la credibilità delle politiche educative e la capacità dello Stato di accompagnare le nuove generazioni verso percorsi di partecipazione consapevole, responsabilità civica e piena inclusione sociale.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

