Cari Lettori,
anche oggi, nel mio viaggio assieme a voi, esco un po’ dai canoni abituali per analizzare la crisi scoppiata tra il Presidente Trump e la nostra Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni.
Quello che sta accadendo in queste ore tra Donald Trump, il potente ma umorale Presidente degli Stati Uniti, e Giorgia Meloni, la granitica underdog a capo del Governo italiano, sembra proprio la fine di un amore. Anzi, peggio, secondo i detrattori dell’uno e dell’altra, tutti credevano fosse un amore politico inattaccabile ed invece, sempre secondo la sinistra nostrana e pentastellata, era banalmente il nulla.
Ma le cose stanno veramente così?
Che Giorgia sia una donna di ferro, lo dimostrano i fatti: persona più giovane ad aver ricoperto l’incarico di Ministro nella storia dell’Italia repubblicana; prima donna a ricevere l’incarico di Presidente del Consiglio, al momento il secondo più duraturo del dopoguerra; donna capace di tenere testa a personalità gigantesche e a tessere una tela di alleanze internazionali riconosciuta da tutti. Si aggiunga una tempra che l’ha portata più volte a dire pubblicamente di non essere ricattabile e di non farsi intimidire da nulla e da nessuno.
Questa è Giorgia.
Che però anche Donald Trump abbia un carattere fumino è cosa risaputa, e ne sanno qualcosa i vari Papa Leone, il Presidente francese Emmanuel Macron, i Cancellieri tedeschi Friedrich Merz e Angela Merkel, il Primo Ministro britannico Keir Starmer, il Primo Ministro canadese Mark Carney, il Premier spagnolo Pedro Sanchez e tanti altri, fino ad arrivare alla vittima per eccellenza di Donald, quella che è finita sui libri di storia per la famosa sfuriata piovuta sulla testa del povero Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyj.
Certo, a monte dell’attuale crisi tra i due leader occidentali, Donald e Giorgia, c’è stata una cosa non di poco conto per gli americani, e cioè il mancato utilizzo logistico della base di Sigonella, la tiepida possibilità di sminare lo stretto di Hormuz, ma solo se con una tregua in atto, la difesa del Papa dagli strali donaldiani. Tutto questo ha fatto irritare il Presidente a stelle e strisce, che però conosceva bene il carattere orgogliosamente sanguigno della nostra Premier, che ha lodato più e più volte, ed è quello che li ha uniti e stavolta divisi.
Sicuramente la rabbia di Trump è stata dettata dal pensiero di un tradimento da parte della sua alleata di ferro, e questo lo ha sorpreso ed appunto irritato.
Ma Trump è il classico Uomo Forte, è amante cioè delle forti personalità, come dimostrato in passato nei rapporti con lo Zar Putin, con Xi Jinping, ma anche con Viktor Orbán o il turco Erdoğan, e questo fa pensare che nel breve periodo lo stesso si ricrederà nei confronti della fermezza dimostrata da Giorgia Meloni, apprezzandone alla fine la chiarezza e l’onestà di pensiero, al contrario di tanti baciapile in cerca di sconti e carezze.
A questo punto ritengo però fondamentale non rispondere più con toni troppo elevati, perché ora che è stato chiarito, Urbi et Orbi, che l’Italia non è succube di nessuno, è importante non farsi dettare l’agenda dall’emotività, disertando ad esempio gli eventi internazionali dove ci sono gli Stati Uniti, come male ha fatto il nostro Ministro degli Esteri, e quindi assolutamente a non rinunciare a partecipare alla Festa di Indipendenza del 4 luglio presso l’Ambasciata a Roma, perché questo sì che sarebbe uno sgarbo imperdonabile, limitare poi le uscite spericolate di qualche nostro Ministro, spesso non adeguato al compito ricoperto e, soprattutto, ricominciare a guardare d’intesa con l’amministrazione americana i dossier più importanti di politica estera ed economica.
Sicuramente, in tutto questo, un grande aiuto a questa ricucitura potrà darla il sempre lucido Segretario di Stato americano Marco Rubio, che tante volte, anche di recente, ha fatto intendere di essere un vero amico dell’Italia.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

