(AVN) – Venezia, 1 marzo 2018
Riconoscendo quanto fatto dalla Regione del Veneto, che ha definito i limiti di presenza nelle acque per alcuni inquinanti della famiglia dei Pfas, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati nella sua relazione di aggiornamento, recentemente approvata, afferma esplicitamente che “sarebbe necessario definire in modo completo la fissazione dei limiti per tutti i Pfas e in tutte le matrici ambientali, e tale compito spetta al Ministero dell’ambiente”.
L’assessore veneto all’ambiente, facendo il punto della situazione insieme ai tecnici della Regione e al direttore generale di ARPAV, ha evidenziato con soddisfazione che, a tre anni di distanza, la Commissione bicamerale mette finalmente un punto fermo alle polemiche su chi doveva fare cosa in materia di inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas): la competenza nella fissazione dei limiti è del governo, non della Regione, come del resto previsto dagli articoli 75 e 101 del decreto legislativo 152/2006.
“Non per questo siamo stati fermi – ha aggiunto – e siamo intervenuti immediatamente per far fronte a questa forma di inquinamento che rappresentava una novità. Ora siamo all’avanguardia a livello nazionale ed europeo, grazie all’enorme lavoro messo in campo in questi anni. Stiamo procedendo su più fronti: acque potabili, scarichi industriali, caratterizzazione del sito della Miteni in vista della bonifica. L’obiettivo unico della nostra azione è la salvaguardia ambientale e la tutela della salute dei cittadini, anche se per la soluzione definitiva del problema ci vorrà ancora tempo”.

