Arrivata in via San Nazaro 47, dove certi “amici” di Bolzano le hanno prenotato un alloggio per credute due notti quando se n’è rivelata usufruibile solo una (pagata ben 400 euro!), Marika, 34 anni da Mosca, ha fatto buon viso a cattiva sorte, accettando passivamente la situazione. Non se l’è sentita, infatti, di rimandare o rinunciare ai suoi appuntamenti di lavoro come traduttrice, premesse d’un suo rapido ritorno dopo un breve rientro per motivi burocratici nella capitale russa…



Queste “sorprese svuota-tasche” non dovrebbero verificarsi nella cosiddetta Città di Giulietta, ergo dell’amore, ergo ancora della solidarietà, dell’onestà, del rispetto. Specialmente alle donne…
E soprattutto per chi, maschio o femmina che possa essere, si sobbarca ore ed ore di viaggi e più cambi aerei per aggirare il divieto di voli diretti con la Federazione Russa contenuto nelle sanzioni applicate dall’Unione europea, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca il 24 febbraio 2022.
Marika ha ottenuto il visto per lo spazio Schengen solo presso gli uffici consolari dell’Ambasciata d’Ungheria a Mosca. Tutte le altre rappresentanze diplomatiche di Stati dell’Unione europea non concedono vidimazioni d’entrata a cittadini russi.
Per raggiungere Verona da Mosca ha transitato da Antalya ed Istanbul (Turchia) mentre, per il momentaneo rimpatrio, s’è scelta il percorso Chișinău (Moldavia) e Yerevan (Armenia). Lunghi (e più salati) itinerari comunque fattibili che eludono il cordone isolazionista architettato dall’Occidente nei confronti della Russia e della Bielorussia.
Madre d’un bambino di 10 anni, la moscovita è l’ennesima dimostrazione dell’impossibilità d’arginare i movimenti di persone con i più disparati obiettivi di vita e professione. E l’Italia, alle prese con una costante pressione immigratoria e lasciata ad arrangiarsi dalla stessa Unione europea così decisionista e coriacea nei riguardi della Federazione Russa, lo constata da tempo…
In ogni caso, Verona ti aspetta ancora, Marika…
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
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