Verona, 19 novembre 2025 – A quasi un mese di distanza dalla drammatica fine del maliano Moussa Diarra, il 20 ottobre scorso, una cinquantina di esponenti del costituito Comitato Verità e Giustizia per Moussa s’è ritrovato in un flash mob davanti all’ingresso principale della stazione di Porta Nuova (dov’è avvenuta la tragedia), in piazzale XXV Aprile, per ribadire ancora l’esigenza di risposte chiare ed inequivocabili su quanto accaduto.
Alcuni connazionali della vittima hanno sorretto uno striscione con la scritta “Verità e giustizia per Moussa. Ci mancherai” accanto ad un angolo del marciapiede dove sono ancora presenti fiori, lumini, foto, messaggi di solidarietà ed appelli per la ricerca di testimoni e video riguardo al fatto. Oltre a cartelli accusatori: “Ad un bisogno di aiuto e cura si è risposto a colpi di pistola” e “La città dell’amore colpisce ancora”. Ancora (sic)?







Dopo i primi momenti di silenzio e cordoglio, è stata letta una nota del Comitato Verità e Giustizia per Moussa redatto in duplice lingua, italiano e francese (lingua dell’ex potenza coloniale conosciuta largamente nel Mali, anche se non è più quella ufficiale e ritenuta langue de travail, lingua di lavoro), che preannuncia un’interrogazione parlamentare in merito.
“Verità e giustizia per Moussa. A un mese dall’omicidio di Moussa Diarra, torniamo a chiedere verità e giustizia, anche al Senato della Repubblica italiana.
Venerdì 22 novembre, presso il Senato della Repubblica a Roma, la senatrice di Sinistra Italiana Ilaria Cucchi, con Alleanza Verdi Sinistra, annuncerà la presentazione di un’interrogazione parlamentare per sollecitare un’indagine rigorosa e imparziale sull’omicidio di Moussa Diarra avvenuto per mano di un poliziotto un mese fa alla stazione di Verona. Interverranno anche gli avvocati della famiglia Diarra, i rappresentanti del Comitato Verità e Giustizia per Moussa e i membri della comunità maliana, uniti nella richiesta di una ricostruzione completa, trasparente e veritiera dei fatti.
La gestione delle indagini ha finora sollevato diverse perplessità e riservato anche qualche colpo di scena. Nelle scorse settimane l’esistenza di numerosi video «fondamentali per una ricostruzione completa ed imparziale di quanto accaduto» è stata confermata nel comunicato diramato il 20 ottobre in modo congiunto da Procura, cioè chi indaga e Questura, cioè l’ufficio del poliziotto su cui si sta indagando. Molti giornali e tv, sostenendo di aver visionato tali immagini, le hanno utilizzate per portare avanti una narrazione ben precisa: che Moussa Diarra stesse per aggredire l’agente, obbligandolo a sparare per legittima difesa.
Nonostante le istanze presente dalle legali della famiglia per accedere a questa fondamentale prova e dopo la richiesta pubblica avanzata anche dal Comitato Verità e Giustizia per Moussa la Procura ha improvvisamente dichiarato, contraddicendo di fatto le sue precedenti affermazioni, che la telecamera centrale della stazione di Verona era spenta e che le immagini di una telecamera molto più lontana, di scarsa qualità, sono state inviate alla scientifica per migliorarne la definizione.
Ci chiediamo innanzitutto come possa essere considerata trasparente un’indagine condotta da una polizia che sta indagando su se stessa, come segnalato tra l’altro da un centinaio di cittadini che ha firmato un appello inviato al CSM in cui si pretende un’inchiesta imparziale e rigorosa. Ci chiediamo anche come sia possibile che la principale stazione ferroviaria di una città come Verona, sottoposta a norme antiterrorismo, non disponga di telecamere funzionanti. Un luogo che, da Questura a amministrazione, è sempre stato indicato come centrale nelle politiche e negli interventi legati a questioni di sicurezza e ordine pubblico.
L’andamento delle indagini solleva il sospetto di un tentativo di insabbiamento. Ed è per questo motivo che chiediamo a chiunque abbia assistito ai tragici fatti, che abbia filmato con il proprio telefono o che sia in possesso di informazioni utili di contattarci per contribuire a ricostruire la verità su una persona descritta fin dall’inizio come violenta e pericolosa e che altro non era che un giovane uomo migrante in una condizione di estrema precarietà, segnato da un profondo disagio psicologico.
In stazione e nelle zone limitrofe sono stati affissi diversi avvisi in tutte le lingue per la ricerca testimoni, avvisi debitamente autorizzati che pretendiamo non vengano rimossi e vengano anzi salvaguardati dai responsabili delle ferrovie. Indichiamo un numero di telefono 351 0921865 e un indirizzo e-mail permoussadiarra@gmail.com per contattarci, garantendo la massima riservatezza.


La conferenza stampa al Senato rappresenta un momento cruciale per ribadire la nostra richiesta di giustizia e per accendere i riflettori su un caso che non può e non deve essere archiviato né dimenticato”.
Si sta profilando uno scontro aperto sul caso luttuoso tra organi investigativi ed attivisti sociali?
Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi
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