Niente restauro in vista della scritta, in gran parte illeggibile, della lapide marmorea apposta sulla casa in via Ponte Nuovo 10 dove, il 3 dicembre 1872, nacque il poeta dialettale e giornalista Berto Barbarani, cantore di Verona e della veronesità più schietta.
Dopo che “Il Giornale dei Veronesi” aveva sollevato la questione dell’irriguardosa incuria della lastra (https://ilgiornaledeiveronesi.it/rubriche/verona-ricorda/verona-ricorda-liscrizione-lapidea-sulla-casa-natale-di-berto-barbarani-snobbata-dai-contemporanei/) coinvolgendo l’Urp (Ufficio relazioni col pubblico) del Comune di Verona, demandato a convogliare le osservazioni dei cittadini su anomalie rilevate verso i corretti preposti istituzionali perché questi provvedano a riguardo, la segreteria della Direzione Edilizia Monumentale Civile s’è dichiarata non competente all’avvio di un’eventuale procedura di ripristino conservativo.
Il motivo? Spiegato nella sintetica replica: “Dalla verifica effettuata presso i nostri uffici, si comunica che la lapide oggetto della cortese segnalazione è posta su una casa di proprietà privata. L’intervento manutentivo pertanto compete ai proprietari dell’immobile”.
Punto? No. Resterebbe da accertare se il marmo con epigrafe sia stato collocato, a suo tempo, da un soggetto comunale/pubblico o privato individuabili (con obblighi almeno morali di cura) e se i proprietari della casa, interpellati ufficialmente, siano disposti o meno a prendersi in carico il compito, auspicando la collaborazione della stessa Direzione Edilizia Monumentale Civile.
Il ricordo ancora ben celebrato di Berto Barbarani, uomo e poeta sensibile ed arguto, non merita d’incepparsi in uno sterile scaricabarile od in un burocratico conflitto di competenze.

