Camposilvano (Velo Veronese) – È stato ricordata come ben merita, con un “viaggio nella pietra”, il 10 agosto 2023 in cui avrebbe compiuto cent’anni, l’originale figura di Attilio Beniamino Benetti, appassionato dei primordiali “segreti marini” geologici e delle vicende storiche, etnologiche e folcloristiche della Lessinia.
Attilio era un montanaro alla vecchia maniera, il cavaliere (per meriti paleontologici) con la terza elementare in tasca (dopo aver ripetuto due volte la prima classe ed altrettante la seconda) ma tenace ricercatore ed autodidatta in paleontologia, geologia, magnetostratigrafia, speleologia (si calò perfino nella Spluga della Preta, sul Corno d’Aquilio, voragine carsica con profondità attribuita sui -877 m), antropologia, leggende popolari (con affondi nel taucias gareida, l’antica parlata cimbra – el simbro – dei coloni bavaresi venuti nella boscosa Lessinia nel XIII secolo), autore di libri ed articoli.
Benetti nacque a Camposilvano appunto il 10 agosto 1923 e morì il 19 aprile 2013. El Tilio, definito “patriarca della Lessinia”, venne al mondo nella contrada Covolo che prende il nome dal vicino covolo (dolina, grotta carsica), un’ampia cavità creatasi dal pozzo di crollo d’una caverna ancor più vasta ed utilizzata un tempo, fin dall’epoca romana, come una “neviera”, una ghiacciaia naturale dove conservare alimenti o beni deperibili.
Non ebbe un buon rapporto col mondo scolastico fin da quando, bambino, dovette recarsi alle elementari con lunghe camminate a piedi, magari nel pieno d’una nevicata. Le lezioni l’annoiavano perché trattavano temi magari a lui già noti tramite letture autonome. Con la maestra, poi, non correva buon sangue.
Prima ancora d’iniziare il suo breve percorso d’istruzione “ufficiale”, Attilio era già in grado di scrivere e leggere, curioso di tutto. A cinque anni d’età “scoprì” dei fossili di ammoniti tra pietrame smosso dal padre Albino e chiese a quest’ultimo cosa fossero. Dando retta a vecchie credenze, il genitore gli rispose che erano “serpenti sorpresi in letargo durante il diluvio universale” ma la spiegazione non riuscì a convincere il piccolo che, da allora in poi, per saperne di più (e correttamente), prese a consultare anche libri che trattavano argomenti paleontologici e geologici. Così, riuscì a mettere insieme una buona biblioteca nonostante la scarsa disponibilità economica familiare e personale.
Il suo tragitto di vita lo vide in divisa sui fronti jugoslavo, greco, albanese e prigioniero dei nazisti in Germania nel secondo conflitto mondiale. Sopravvissuto e tornato a casa, fu costretto all’emigrazione in Belgio, Francia e Regno Unito dall’estrema scarsità di prospettive lavorative nella Lessinia del dopoguerra.
Durante le sue fatiche da minatore nell’estrazione del carbone in Belgio, rinvenne interessanti fossili a cui seguirono importanti scoperte negli anni successivi, tornato tra le coltri amiche delle sue montagne.
Con l’affinamento della sua preparazione e con la costanza delle sue ricerche “sul campo”, raggiunse il “titolo onorifico” d’esperto paleontologo internazionale soprattutto di ammoniti (molluschi cefalopodi della sottoclasse Ammonoidea, comparsi nel Devoniano inferiore – 350-400 milioni di anni fa – estinti alla fine del Cretaceo Superiore/Paleocene, contemporaneamente ai dinosauri – 65 milioni di anni fa – , considerati importanti in paleontologia quali “fossili guida”), contattato per la sua competenza da università, docenti, studiosi, appassionati europei.
A lui sono state dedicate due sue scoperte: il brachiopode Benetticeras Benettii, unico al mondo e l’ammonite Lessinorhynchia Benettii che el Tilio individuò e classificò per primo e di cui si ebbero poi ulteriori ritrovamenti.
Il notevole materiale raccolto da Benetti e la sua fama di sgobbone-ricercatore trovarono stima ed appoggio nell’allora direttore del Museo di storia naturale di Verona, Lorenzo Sorbini, che lo spinse, nel 1975, ad un primo allestimento del museo dei fossili di Camposilvano all’interno d’una vetusta struttura nella contrada Covolo, nel passato luogo di lavoro d’un falegname.
Era lo stesso Attilio che faceva da Cicerone ai tanti visitatori che salivano nella località della Lessinia sia per le vetrine contenenti affascinanti reperti che per conoscere personalmente lui, il bonario “cantore delle ammoniti”, bistrattato da certi suoi gretti compaesani che, invece di farsi i fatti loro, mal digerivano il suo “perder tempo” dietro a quattro sassi.
Da piccolo museo, quasi “fai-da-te”, nel 1999 avvenne l’inaugurazione del passaggio a Museo Geopaleontologico, con il determinante intervento della Comunità montana della Lessinia. Costituisce l’eredità scientifica e culturale d’un “Grande Vecchio della paleontologia veronese e non solo” dalla mancata attribuzione, purtroppo, d’un titolo accademico honoris causa…
Servizio di Claudio Beccalossi



