Care amiche cari amici, questa volta a riportarci nella Villafranca “de ‘na olta” è la storia di una persona che anche se gran parte della sua vita lavorativa l’ha realizzata lontano dal nostro paese, per i suoi natali, per quanto ha fatto nel periodo difficile tra la fine ed il primo dopoguerra (della seconda guerra mondiale) e per aver sempre tenuto alto il nome di Villafranca, sono convinto che meriti ben di più di queste poche righe, almeno una lapide sulla casa natìa. Cesarino Albertini, classe 1919 è il secondo figlio di Alessio, detto Abale, calzolaio e di Luigia Bovo, gli altri sono la primogenita Cesarina (per tutti Rina) e poi a Cesare seguiranno Maria e Clara che ringrazio per le preziose informazioni. Cesare nasce nella casa paterna sul corso Vittorio Emanuele II, all’allora n° civico72 (oggi è il 79) ed in Villafranca frequenta le Elementari e le Medie. Guerra durante non ha ancora concluso le Superiori in Verona, che sta facendo da privatista, quando viene chiamato alle armi. Per il suo grado di istruzione, dopo un breve corso di formazione, viene nominato Tenente ed assegnato al 2° Reggimento Alpini con il quale partecipa alla campagna di Russia inquadrato prima nella Iulia e poi nella Cuneese. Durante la ritirata, quando gli italiani intrappolati nella “Sacca del Don” riescono a rompere l’accerchiamento, Cesare si impadronisce di tre grosse slitte con le quali mette in salvo il grosso del suo reparto. Sono ben 243 gli uomini che riesce a riportare in patria percorrendo a piedi, con inenarrabili fatiche, oltre mille chilometri a temperature che spesso scendevano oltre i meno 45° sotto lo zero. Quale regalo è stato per lui più lungimirante ed opportuno che non i solidi stivali che il suo papà “scarpolin” gli aveva fatto. Glieli ha consegnati sulla tradotta al momento della partenza per il fronte e come amava raccontare lui stesso tanto avevano contribuito alla sua salvezza. Cesare, mentre è a casa in licenza, viene colto dagli avvenimenti dell’8 settembre del ’43 e subito decide aderire al movimento parigiano e darsi “alla macchia”. Per questo la sua famiglia, che a causa di una bomba caduta vicino alla propria casa è dovuta spostasi in alcuni locali adiacenti alla chiesetta di San Rocco, subisce violente rappresaglie. Per sapere dove si nasconde Cesare il padre viene sottoposto ad un violento pestaggio e la sorella Cesarina viene portata addirittura in carcere a Verona (da dove esce solo grazie al suo, in quei tempi indispensabile, lavoro di sarta) e tuttavia nessuno lo tradisce. Il 28 settembre Cesare è tra i partecipanti alla riunione segreta di fondazione della brigata partigiana “Anita Garibaldi”. La brigata è strutturata su tre battaglioni: Tempesta, Lampo ed Uragano. In realtà almeno all’inizio non sono in tutto che pochi uomini ma che possono agire sin da subito. Determinante per loro sono la copertura e gli aiuti dati dal Parroco Don Eliseo Contri, fervente antifascista. Cesare, col nome di battaglia “Gallo” è designato al comando dell’”Anita”, la brigata cui è assegnato il territorio di Villafranca e dove ne conduce personalmente tutte le operazioni. Per una compiuta, puntuale e precisa ricostruzione di quel periodo vi invito a leggere, se ancora non l’avete fatto, la straordinaria opera di Andrea Tumicelli “Partigiani di pianura” io mi limito a riportarne un solo breve tratto: <nelle stesse ore (le 16 del 25 aprile) patrioti della brigata Anita a bordo di quattro camion risalivano la strada Gardesana in direzione del Brennero nell’intento di fermare gli ultimi fuggitivi. I combattenti liberarono Castelnuovo, poi attraversarono Peschiera e si diressero verso nord. Lo scontro maggiore fu a Garda dove alla fine della sparatoria rastrellarono diverse centinaia di nemici>. Il 25 aprile, da un giorno all’altro, l’autorità pubblica passa dai nazifascisti agli alleati che incaricano i patrioti italiani dei Comandi Militari di Zona di mantenere l’ordine pubblico mediante gruppi armati. Nell’immediato i compiti di polizia sono affidati, su indicazione dei Cln alle formazioni militari. Solo pochi giorni dopo, il 15 maggio del ’45 il Comando Militare Alleato decreta la formazione del “ Corpo di Polizia dei Patrioti di Verona“, trecento uomini divisi in sei battaglioni, a Cesare è dato il comando del battaglione denominato “Zona Sud Villafranca”. E lì inizia la sua carriera in Polizia. Il suo primo compito è tutt’altro che facile. Risponde nell’intera area: della ricerca e dell’arresto di repubblichini sospetti, dei combattimenti contro sacche di resistenza ancora attive, del piantonamento dei depositi abbandonati di viveri e carburanti, della raccolta e della custodia di armi e munizioni abbandonate e degli automezzi privi di targa. La sua opera è svolta con serena e ferma volontà e, come espressamente richiesto nell’atto istitutivo del corpo, esegue le istruzioni e gli ordini con la massima disciplina, lealtà ed efficienza ricordando che il duro e difficile lavoro deve essere ben fatto non tanto per gli Alleati ma per l’Italia e sempre nella convinzione che ”il Servizio di Polizia non conosce politica”. Finiti gli anni dell’emergenza Cesare transita, senza soluzione di continuità, nei ruoli del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza come si chiamava allora la Polizia di Stato. Nel 1950, in Nettuno, sposa Adriana Vettori che gli darà Marzia ed Alessio. Nello stesso anno assume il comando del Nucleo di Sondrio intervenendo personalmente in diverse azioni di salvataggio di donne e bambini sia in alta montagna che nella Val Chiavenna sconvolta da violenti nubifragi. Dal 1955 e per oltre un decennio Cesare comanda il Gruppo Provinciale di Terni all’epoca centro altamente industrializzato e per questo spesso teatro di dure vertenze ed agitazioni popolari. Nel 1966, col grado di Tenente Colonnello. assume il comando del Gruppo di Cagliari. L’anno successivo è trasferito a Roma dove dal 9 novembre 1967 comanda il Gruppo di Sicurezza della Capitale. Promosso Colonnello e trasferito a Bologna nello stesso anno e precisamente, il 17 luglio del 1973 è dispensato dal Servizio Attivo a domanda per l’aggravarsi di una malattia cardiaca di cui soffre da tempo. Il grado di maggior generale lo gode però solo per poco Dopo solo tre giorni, il 20 luglio, si spegne nell’ospedale di Lucca dove era stato ricoverato d’urgenza. Ora riposa nel cimitero della sua Villafranca dove anche se non ha fatto in tempo a tornare da vivo ha voluto comunque essere sepolto. L’era la “Vilafranca de ‘na olta” quando pur nel caos infernale dei giorni della “Liberazione” il fermo atteggiamento di perdono di molti bravi concittadini ha acconsentito ad una rapida riappacificazione degli animi ed a Cesare di cogliere l’opportunità per una splendida carriera.
Alla Prossima Rico Bresaola

