Cari amici care amiche nella “Vilafranca de ‘na olta” c’erano dei mestieri che oggi non esistono più, almeno nella forma di allora, uno di questi è “el ferar” e di come era ce lo racconta la storia “ del ferar, e del ferareto, de Contrà da Sora” . Ruggero Benedetti, classe 1916, è l’unico figlio di Umberto detto “el feraron” e di Gina Fasoli. Come si intuisce dal soprannome del padre, è “figlio d’arte”. Ruggero nasce, cresce ed impara a battere il ferro nella fucina del padre in Fosse di Sant’Anna d’Alfaedo dove anche si sposa con Lucina Vaona e dove nascono i suoi primi due figli: Rita e Narciso. Nel 1940, lo stesso anno di nascita di Narciso, Umberto e Ruggero lasciano in Fosse le rispettive famiglie e scendono in pianura, a Villafranca, in cerca di lavoro e “di fortuna”. In una corte di “Contrà de Sora” lato ovest “de Caodila” prendono in affitto, dalla signora Ida Busato vedova Rizzini, una parte di fabbricato di quella che allora era la più grande stalla del paese. Vi installano le loro fucine ed incominciano ad esercitare il loro mestiere di “ferar” che al tempo consiste principalmente nel lavorare il ferro per ottenere ferri di cavallo e da buoi, che poi applicano agli zoccoli degli animali. E come di consueto una breve digressione. Il ferro di cavallo è da sempre l’emblema della fortuna. Secondo la leggenda una volta i re facevano ferrare i loro cavalli bianchi (bianco è simbolo di purezza) con ferri d’oro massiccio ed ecco perchè trovarne uno era una vera e propria fortuna. Comunque sia nell’immaginario collettivo il ferro di cavallo è simbolo di buon auspicio e di prosperità e soprattutto capace di tenere lontana la sventura. Ma torniamo ai Benedetti. Cinque anni di duro lavoro che, grazie alla loro abilità, sin da subito non manca, e finalmente nel 1945, a guerra finita, riescono ad acquistare, nella stessa corte della “bottega”, una casa lasciata libera dalla famiglia Cipriani. Padre e figlio hanno così la possibilità di riunire in Villafranca le rispettive famiglie e quella di Umberto è anche allietata, nel giro di qualche anno, dalla nascita di altri due maschi, Rino Franco e Umberto Luigi (entrambi chiamati in famiglia e conosciuti in paese col secondo nome). E come d’uso il primo maschio, Narciso, è ben presto avviato al mestiere del padre. Sin da subito gli “affibbiano” il soprannome di “el ferareto”, sia perchè è ancora un bambino quando aiuta già in fucina ed anche per distinguerlo dal papa “el ferar” e dal nonno “el feraron” (per l’imponente mole e forza fisica, quest’ultima peraltro comune a tutti quelli dello stesso mestiere sia per la sua durezza intrinseca che per il diuturno e costante esercizio fisico). Narciso frequenta le elementari in Villafranca con i coetanei di giochi della corte, tra i quali il futuro campione del mondo e medaglia d’oro olimpica Sante Gaiardoni. Narciso ottenuta la licenza elementare si iscrive ai “Corsi di Avviamento Professionale” e durante quei tre anni, ha anche un nuovo compagno di “corte”. Proprio per frequentare la stessa scuola in Villafranca è venuto ad abitare lì un ragazzo “peschieroto” che se al momento non brilla nello studio “splenderà” poi nel firmamento del cinema e dello spettacolo, Fabio Testi. Per Narciso finita la scuola inizia il lavoro a tempo pieno. Ogni mattina, con padre e nonno, sveglia prestissimo perché già alle cinque bisogna accendere e mandare in temperatura le quattro forgie. Poi occorre preparare un certo numero di ferri da cavallo di varie misure, da quelli più grandi per gli zoccoli degli imponenti cavalli da tiro, a quelli più piccoli per i somari ed anche quelli speciali per mucche e buoi chiamati “ciape”. La mattina poi arrivano gli animali “da ferar” prima quelli dei contadini, portati appena dopo la mungitura, e via via quelli dei “careteri” e dei “privati”. Fino a ora “de disnar” non si può fare altro che, con decisi colpi di raspa, accorciare unghie, adattare i ferri agli zoccoli e fissarli con gli appositi chiodi. Il pomeriggio è dedicato agli altri lavori dalla riparazione di attrezzature agricole alla realizzazione di cancelli e cancellate fino ai lavori più minuti e forse per questo vere e proprie opere d’arte come lanterne, serrature, corone di fiori ed anche riproduzioni di monumenti. Il tutto rigorosamente a mano. I “pani”, o le barre di ferro arroventati nelle forge, sono ridotti alle dimensioni richieste dapprima con dei grossi magli e poi con mazze e martelli sempre più piccoli, poi raggiunta la dimensione desiderata con abili colpi gli si fa assumere la forma voluta il tutto tra innumerevoli passaggi tra incudine martello e carboni ardenti. Ed a proposito di opere d’arte vi voglio indicarne solo alcune in maniera che quando gli passate accanto possiate guardarle con in poco più di attenzione perché, e posso dichiararlo senza smentita alcuna, sono state fatte col procedimento sopra descritto e nella “bottega de Contrà de Sora: la recinzione del monumento ai caduti nella piazza, il portone di ingresso del castello, con inserita la porta pedonale, e sempre al castello la porta della chiesetta ed inoltre, la statua di Santa Barbara (al momento forse in magazzino del comune) del vecchio monumento agli artiglieri ai giardini e l’effige del bersagliere dell’omonimo monumento sul piazzale antistante la stazione. Narciso “ el ferareto”, nel ’60 è chiamato ad adempiere gli obblighi di leva. Dopo il corso di ACS in Foligno è promosso Sergente ed è assegnato al 4° Reggimento Artiglieria Pesante Campale in Trento. Terminata la “naja” torna in Villafranca ed al suo lavoro. . Sudore e fatica e non solo in bottega perché Narciso è spesso chiamato in cascine e stalle a ferrare cavalli e buoi. Nel ‘65 sposa Angiolina Tabarelli che gli dà Giorgio e quando per il mutare della società e della tipologia del lavoro, gli rimane del tempo libero può finalmente dedicarsi anche ai suoi hobby ed allo sport. Anche lì mette a frutto la sua arte ed il suo “braso”. Come hobby lavora non solo il ferro per fare riproduzioni di fiori o monumenti ma anche il rame, a sbalzo, per adornare caminetti e fare soprammobili. Nello sport approda presto alla palla tamburello dove il colpo d’occhio e la forza del braccio sono a dir poco “fondamentali”. Di questo sport ve ne parlerò in uno dei prossimi articoli per ora accontentatevi di sapere che Narciso vi ha raggiunto i massimi livelli, dalla serie C alla serie A vincendo, diversi campionati nazionali. Per la cronaca solo alcune delle squadre in cui ha militato, dalla Formaggi Arena di Villafranca al Belladelli di Quaderni e poi a Medole e a Ceretta, nell’Affi, nel Povegliano, nel Caluri ed in seria A nel Valgatara, nel Brescia e nel Bergamo ed in altre squadre ancora. L’era la “Vilafranca de ‘na olta quando la “trazione animale” era di primaria importanza in ogni settore della società e la mascalcia era fondamentale per preservare lo stato degli zoccoli e quindi la salute e la capacità di lavoro degli animali stessi, ma è “ anca la Vilafranca de ancò” perchè Narciso, nonostante abbia letteralmente “appeso i ferri al chiodo”, non riesce a staccarsi del tutto dalla sua “bottega” e dalle vecchie attrezzature e “gratuitamente” partecipa a rappresentazioni e dimostrazioni del “ vecio mestier del ferar” in scuole, sagre e fiere della provincia e non solo.
Alla prossima Rico Bresaola

