“Antonietta e l’ultima vecia botega de Contrà Mantoana ”
Care amiche cari amici, per non passare per uno dei “laudatores temporis acti” (lodatori del passato) ma solo per un semplice cronista del “par no desmentegar” cerco di chiarire, quand’è che credo sia la “Vilafranca “de ‘na olta”? Non penso sia questione di tempo, possono essere passati cento anni oppure solo qualche mese ma sono convinto che sia quando qualcosa è andato irrimediabilmente perduto. Come è successo appunto solo qualche mese fa quando l’Antonietta ha chiuso la sua “ultima vecia botega de Contrà Mantoana”. Bresaola Maria Antonietta classe 1948 è la quinta figlia femmina (poi arriveranno anche due maschi, io e Fulvio) di Marcelo “el Pistor” e della Natalia Bellesini che quella stessa bottega l’avevano aperta già nel 1949 quale “appendice” del loro forno che avevano trasferito da Rosegaferro a Villafranca. Rammento cari lettori che a corredo del mio primo articolo ( quello appunto su “Marcelo el Pistor”) è stata pubblicata una foto degli anni ’60, scattata proprio in occasione dell’ammodernamento dello stesso negozio, nella quale appaiono mia mamma, la Natalia appunto e tutte le altre mie sorelle, Primarosa (detta Maria), Gioconda, Giulia e Celina, non c’è Antonietta che all’epoca era ancora troppo piccola. In verità grande e grossa non lo è mai diventata, piccolina e di fisico minuto Antonietta però è un vero “gran de pea”. Da brava “boteghera” è determinata, energica e risoluta come hanno ben potuto sperimentare le zingare che qualche anno fa hanno tentato di rubargli il portafogli. Correva la primavera del 1998, la Natalia era nel forno a preparare l’impasto per i tortellini e l’Antonietta dietro al banco e servire i clienti quando due zingare sono passate nella via proprio davanti alla vetrina del negozio. Quasi contemporaneamente la tenda che divide il negozio dal locale cucina, che pure ha una porta sulla via, si è energicamente smossa. Presa da un presentimento l’Antonietta ha improvvisamente lasciato i basiti clienti ed è corsa nell’altro locale a controllare la sua borsa lasciata come sempre sulla tavola. Accertata la sparizione del portafoglio senza indugio ha rincorso le zingare raggiungendole all’incrocio con via Molini e riportandole al negozio tenendole ciascuna per un orecchio. Ed una sola, quella che all’arrivo dei carabinieri ha restituito il portafoglio, era senza dubbio di “stazza” almeno due volte la sua. Antonietta entrata sin da giovanissima in bottega nel 1982 ha rilevato la titolarità dell’azienda visto che le altre sorelle, con i rispettivi matrimoni, avevano preso “un’altra strada “ (tutte, tranne Primarosa, scomparsa ancora giovane, hanno aperto un proprio negozio o hanno lavorato “nel ramo degli alimentari”). Ma come erano e quanti erano i negozi di generi alimentari agli inizi degli anni ’60. Nella quasi totalità erano formati da un unico locale facente parte dell’abitazione del “botegher”. Rispetto ad oggi i pochi generi in vendita erano per lo più di un’unica marca e sfusi. In negozio il cliente veniva con la borsa della spesa, ogni famiglia ne aveva una apposita, e con la bottiglia per l’olio. I sacchetti di carta sono venuti dopo, allora il pane nella quantità voluta veniva servito nei “scartosi”, fogli di apposita carta piegati in due ed attorcigliati ai lati. Il tonno, gli sgombri, il “pessin”, tolti dai loro grandi barattoli di latta, come pure il concentrato di pomodoro (talmente concentrato da essere solido) e gli affettati venivano avvolti con la carta oleata simile all’odierna carta velina ma molto più spessa. Non erano in vendita latte o frutta e verdura per i quali bisognava andare in latteria e dall’ortolan. Di rivendite, condotte quasi esclusivamente da donne che come d’uso allora assumevano il cognome del marito, ve ne erano veramente molte tant’è che erano diversi i garzoni dei vari forni che per rifornirle si incrociavano con le loro biciclette nelle strade del paese, ma questa è un’altra storia. Nella sola Contrà Mantoana io ne ricordo almeno otto tutte sul lato ad est meno l’ultima. A scendere dal Tione quasi attaccate subito le prime due quella delle Magalini “le Costanse”, madre e figlia e della Castagna. Poi quasi di fronte alle Canossiane altre due quella della Teresa Riccadonna e poco dopo quella dei Troiani detti “i Puncin”. Oltre l’incrocio con via stazione c’era la nostra e poco più avanti quella della moglie di Avanzi, (fratello di quello che aveva forno e bottega in Contrà de Sora). Verso il fondo della via c’era quella di Dialma e un po’ prima ma dall’altro lato della strada quella di Livio e Renata Biasi, poi rilevata e condotta, ancora per diversi anni, dalla signora Rudella. Per ricordare le altre storiche botteghe di Villafranca ci sarà senz’altro altra occasione ma per intanto torniamo all’Antonietta. Subentrata alla mamma, che per altro ha continuato ad aiutarla sino all’ultimo giorno della sua lunga vita, negli oltre trent’anni della sua gestione ha dovuto per forza di cose seguire le esigenze di un settore sempre più soffocato dallo strapotere dei supermercati. Ed ecco allora il suo banco della gastronomia, per le necessità di quelle donne che al termine di una intensa giornata di lavoro voglia di cucinare proprio non hanno, ed i dolci in particolare quelli tipici di stagione. Per carnevale che meraviglia ed irresistibile richiamo quella vetrina stracolma di vassoi di “sosole” o galani o chiacchere, chiamateli come volete oppure, “soto i morti”, i suoi straordinari zaletti per non parlare delle sue torte il cui “clou” era la sagra di Caluri (nella foto). Parte importante dell’ “arredamento” del negozio è stato nell’ultimo decennio, da quando è andato in pensione, suo marito Renato, per gli amici “il bassotto”. Sono sicuramente poche le persone che non lo ricordano davanti alla bottega, con l’immancabile sigaretta in mano, a tenere “sotto controllo” la via. Dietro al banco Renato non ha mai voluto stare ma aiutava in casa e in magazzino e soprattutto faceva tanta compagnia. Sicuramente proprio la scomparsa di Renato, unita all’oggettiva difficoltà “tirare” avanti da sola (la figlia Arianna lavora già da qualche anno in una pasticceria) e col contratto di affitto del negozio in scadenza, hanno fatto sì che Antonietta abbia deciso di “mollare”. Lo scorso mese di luglio Antonietta ha cessato l’attività. Che tristezza per me e per gli affezionati clienti vedere quella serranda definitivamente abbassata e pensate quale “strucacor” è per lei che lì ha trascorso quasi tutta la sua vita. Eppure occorre andare avanti, il mondo gira in fretta ma chissà? Forse nel settore un po’ rallenta perchè ho visto un coraggioso rinnovare la sua bottega e qualche altro aprirne di nuove (anche se per lo più etniche in verità) . Certo non è più la “Vilafranca de ‘na olta” quando a bottega si andava ogni giorno e la spesa era fatta più in base ai soldi nel portafoglio che per le reali esigenze e talvolta capitava che si andava anche senza soldi, bastava dire “segni”.
Alla Prossima Rico Bresaola
