Cari amici e care amiche, questa volta è la storia di Ruggero “e le oficine de Contrà Mantoana”, quelle dei Fratelli Deidonè detti i “Bassani”, che ci riporta nella “Villafranca de na’ olta. Ruggero Deidonè, classe 1923, è il primo dei sei figli del “careter” (carrettiere) Cesare, e di Ida Faccincani. A lui seguiranno: Giuseppe, Alfeo (detto Orfeo), Bruno, Franco e Dina. Appena finita la guerra Ruggero trova impiego presso la ditta Conforti (quella delle casseforti) in Verona per poi passare alla FRO (che tuttora si occupa di bombole e gas liquidi) e dove in breve tempo diventa caporeparto. Nel 1954 si sposa con Norma Morandini che gli darà Graziano e Giorgio. Ed è proprio in quegli anni che, intuendo la potenzialità del nuovo mercato conseguente alla meccanizzazione del lavoro nei campi, decide di sfruttare per sé il proprio acume ed ingegno “impiantando” una sua officina. Appassionato di moto oltre che di musica (con il fratello Giuseppe per lungo tempo suona nella banda di Villafranca) ed ormai esperto di motori, ingranaggi, bombole e lavorazione del ferro, inizia l’attività sotto una “barchessa” presa in “comodato gratuito” dallo zio Albino. Ruggero, inizia col fare i timoni per carri. Nella società “sparagnina” di quegli anni gli agricoltori, che con grandi sacrifici erano riusciti a comprarsi il trattore, dovettero modificare il traino dei carri agricoli che già possedevano. Le due stanghe, o la più lunga stanga centrale, adatte per l’attacco dei cavalli o dei buoi, dovevano essere sostituite con un timone di forma “triangolare“. Per Ruggero dal costruire timoni è stato semplice, per non dire quasi obbligato, passare a produrre interi carri e macchine agricole. Come strepitoso è stato anche il suo successo di mercato tanto che deve ben presto ampliare l’officina che rifonda assieme ai suoi fratelli. Per le nuove esigenze affitta e poi acquista, quasi in fondo a ”Contrà Mantoana”, l’intero caseggiato e la corte dello zio dove realizza anche nuovi fabbricati. Nascono così le “Officine Meccaniche DEIDONE’ Fratelli” che hanno il vanto di produrre in proprio tutta la componentistica occorrente per la realizzazione delle loro macchine ed attrezzature. Nei propri reparti di: fabbro, fucina, torneria e verniciatura realizzano tutto dalla coppiglia ai pistoni idraulici, dai pianali agli assali di: carri, erpici rotanti, frese, carica e spargi letame e botti per l’aspirazione e lo scarico dei liquami. Ed è proprio per la costruzione di quest’ultime che, traendo spunto dalla posizione “a stella” dei cilindri nei motori di aereo, Ruggero, con una geniale intuizione, realizza e brevetta una pompa che tanto determinerà il successo delle sue botti fisse o “scarellabili” (nella foto mentre ne sovraintende un collaudo). Per il marchio occorre anche un logo ed ecco così che lo idea: il pianeta terra circondato da una corona dentata con all’interno un incudine dal quale spuntano tre spighe di grano, per rappresentare la potenziale “planetarietà” dei suoi prodotti e la meccanica al servizio dello sviluppo della produzione agricola. Agli inizi degli anni ’60, grazie anche ad una grossa commessa della FEDERCONSORZI di Roma (che rifornisce tutti i Consorzi Agrari d’Italia) le officine Fratelli Deidonè raggiungono le dimensioni di una vera e propria industria con oltre 120 dipendenti. Via ferrovia sono spediti macchinari e attrezzature e non solo in Italia ma anche all’estero soprattutto in Francia, Belgio, Egitto, Libia, Qatar, ed Iran ( al tempo dello Scià). Per le consegne dirette la ditta ha due camion Fiat Tigrotto ed alcuni autisti, tra i quali Nedo Perina detto “el Bega”, che ovviamente sono anche addetti anche al trasporto dei macchinari e delle attrezzature in stazione ed al loro caricamento sui pianali dei treni. Ricordo ancora la festa che era per noi ragazzotti del posto assistere al caricamento dei treni. E non posso certo dimenticare il Nedo che con la sua voce altisonante coordinava ed effettuava le operazioni di carico permettendoci qualche volta di curiosare intorno. Ma come è piccolo il mondo, certo allora non avrei mai potuto immaginare che quasi vent’anni dopo avrei sposato sua figlia e che sarebbe diventato così il mio caro suocero. Proprio il Nedo mi ha raccontato degli innumerevoli viaggi che ha effettuato per consegnare carri e botti in tutta Italia portandosi spesso appresso il giovane Graziano Deidonè. Col Lupetto su e giù per la Penisola su strade talvolta ancora da asfaltare nel periodo in cui l’autostrada del Sole era ancora da completare. Ma torniamo a Ruggero imprenditore del cuore d’oro che ha sempre dimostrato una grande sensibilità verso le esigenze del paese e del proprio personale. Senza chiedere mai nulla per carnevale quanti pianali ha messo a disposizione ai vari gruppi per la realizzazione dei loro carri allegorici, come pure memorabili erano le “teorie” di carrette con panchine che “allestiva” per trasportare i bambini, in maschera e non, nella sfilata per le vie di Villafranca. Per il personale poi, oltre al “presente” di fine anno, è sempre stata sua tradizione e della ditta festeggiare il 17 gennaio Sant’Antonio Abate, il protettore dei ferraioli. Quel giorno le officine erano rigorosamente chiuse, anche per i frati cappuccini che, ovviamente “gratis caritatis”, spesso ne usufruivano per le esigenze delle attrezzature del convento. Tutti i dipendenti erano invitati nella chiesetta di San Rocco prima alla messa, e poi all’immancabile pranzo al quale potevano partecipare con le rispettive famiglie. L’era la “Villafranca de ‘na olta” quando i macchinari da spedire si potevano lasciare tranquillamente nella strada anche per più giorni, tanto non toccava niente nessuno e poi non c’erano divieti di sorta, n’è disco orario e tantomeno stalli blu. Allora, se qualcuno aveva bisogno di lavorare, non c’erano “curriculum” da presentare bastava andare da Ruggero che dopo un solo sguardo ti diceva “ gh’eto bona volontà? Alora metete la tuta che el mestier te lo empare en presia”.
Alla prossima Rico Bresaola.

