La recente sentenza del Tribunale di Padova, che ha dichiarato incostituzionale il requisito dei cinque anni di residenza nella Regione Veneto per l’accesso alle case popolari, segna un importante punto di svolta nelle politiche sociali regionali. Il provvedimento, accolto grazie al ricorso di ASGI, Razzismo Stop, Sunia e alcuni cittadini stranieri, impone alla Regione Veneto di eliminare un criterio ritenuto “irragionevole” e “discriminatorio”.
La sentenza – che segue la decisione della Corte Costituzionale (n. 67/2024) dello scorso aprile – obbliga a rivedere immediatamente le graduatorie e i regolamenti attuativi per l’assegnazione delle abitazioni popolari ATER, adottando criteri che tengano conto del bisogno abitativo e non della residenza pregressa. Si tratta di un colpo significativo a una visione delle politiche regionali che differenzia i cittadini in base a un’idea di “anzianità di residenza”, escludendo di fatto le persone in maggiore difficoltà.
L’autonomia regionale mal gestita: un modello distorto e discriminatorio
Questo episodio dimostra ancora una volta come l’idea di autonomia portata avanti dalla Giunta Zaia sia non solo sbilanciata e ideologica, ma anche fonte di gravi distorsioni. La differenziazione tra “veneti più veneti” e “veneti meno veneti” – basata sull’anzianità di residenza – crea un sistema profondamente iniquo che ignora le reali necessità dei cittadini. La casa, come diritto fondamentale, non può essere soggetta a logiche discriminatorie che mettono a rischio la coesione sociale e alimentano tensioni.
La Giunta Zaia, che continua a proporre un modello di autonomia differenziata sempre più sbilanciato, dovrebbe invece comprendere che la gestione delle politiche regionali richiede equilibrio, visione e attenzione alle conseguenze pratiche. Decisioni come queste non solo creano ingiustizie, ma aprono la strada a contenziosi e disagi che danneggiano l’intera comunità.
Un modello alternativo: un’autonomia equa e solidale
Il Partito Democratico ribadisce con forza la necessità di un modello di autonomia che rispetti i principi costituzionali di uguaglianza e solidarietà. L’autonomia è un valore importante, ma deve essere gestita con serietà e consapevolezza, senza cadere in derive ideologiche che penalizzano i cittadini più vulnerabili. Il diritto alla casa deve basarsi esclusivamente sul bisogno reale, e non su criteri che discriminano o escludono.
Per approfondire questi temi, il Partito Democratico organizza un importante convegno dal titolo: “Le ragioni del no alla legge Calderoli e le proposte del Partito Democratico”.
L’evento si terrà venerdì 24 gennaio 2025, dalle ore 18 alle 20, presso la sala “Alberto Benato” in via Mincio 12, Verona.
Il convegno, coordinato dalla Consigliera Regionale Anna Maria Bigon, vedrà la partecipazione di:
· Ivo Rossi, già Dirigente del Ministero per gli Affari Regionali;
· Andrea Martella, Senatore e Segretario Regionale del PD;
· Franco Bonfante, Segretario provinciale del PD.
Sarà un’occasione per discutere l’impianto sbagliato della legge Calderoli sull’autonomia differenziata e per proporre un modello alternativo che metta al centro l’uguaglianza, la solidarietà e il rispetto dei diritti fondamentali.
Il Partito Democratico invita tutte le cittadine e i cittadini a partecipare a questo importante momento di confronto.
Anna Maria Bigon

