Il filosofo Popper (che ho riletto recentemente) diceva che la scienza non deve diventare un dogma e che le verità scientifiche non sono verità definitive ma ipotesi provvisorie. Questo mio articolo lo vuole dimostrare. Oggi si toglie persino il diritto al dubbio che è il lievito della scienza.
Durante il periodo compreso tra il 1940 e il 1970, ci fu un dibattito scientifico che suggeriva un possibile raffreddamento globale e il ritorno a condizioni simili alla Piccola Era Glaciale, un periodo di raffreddamento che aveva avuto luogo tra il XVI e il XIX secolo. Oggi il mondo scientifico ha cambiato idea: la CO2 e gli aerosol non provocano il raffreddamento ma il riscaldamento del pianeta. Durante la metà del Novecento, alcune regioni del mondo, in particolare nel Nord America e in Europa, sperimentavano inverni più freddi e estati più fresche. Alcuni scienziati, osservando questi eventi locali, pensarono che ci fosse un trend di raffreddamento a livello globale. Negli anni ’50 e ’60, si assisteva a un forte aumento dell’inquinamento industriale, tra cui la produzione di fumi e polveri sottili che venivano rilasciati nell’atmosfera. Queste particelle di smog potevano bloccare la luce solare, portando a un effetto di raffreddamento parziale sulla superficie terrestre, simile all’effetto di un’ombra che riduce la temperatura. Gli scienziati pensavano che stessimo entrando in un ciclo naturale di raffreddamento, come quelli che si erano verificati in passato durante l’era glaciale o la Piccola Era Glaciale. Una delle pubblicazioni più influenti sull’idea del raffreddamento globale è un articolo pubblicato sulla rivista Life nel 1970, dal titolo “The Cooling World”. Questo articolo, scritto da alcuni giornalisti scientifici, sostenne che la Terra stava attraversando un periodo di raffreddamento e che il rischio di un ritorno all’era glaciale era più probabile di un riscaldamento globale. L’articolo si basava su osservazioni di abbassamenti di temperatura in alcune regioni del mondo e sull’impatto delle emissioni industriali di aerosol, che, a quel tempo, venivano percepiti come un potenziale fattore di raffreddamento. Anche il Time, nel 1974, pubblicò un articolo intitolato “Another Ice Age?” che esplorava le preoccupazioni riguardo a un possibile raffreddamento globale. La preoccupazione di quei anni era il freddo, non il caldo. Il colpevole erano per alcuni gli aerosol sospesi nell’aria, per altri la CO2 o Anidride Carbonica: entrambi causati derivanti dalla combustione degli idrocarburi. Un articolo di Herbert Landsberg, pubblicato su Science discuteva la possibilità che il raffreddamento fosse il risultato di un aumento della polvere atmosferica e di altri inquinanti. Studi come quello di J. R. L. Sargent, pubblicato nel Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society, esplorano anche l’interazione tra il CO2, l’albedo terrestre e gli aerosol nel determinare il clima. Un altro studio importante venne pubblicato da Smith et al., che considerava come l’interazione tra i vari gas serra (incluso il CO2) potesse evolvere nel tempo, con il contributo di vari fattori naturali e antropogenici al raffreddamento. Murray Mitchell, un climatologo che lavorava per il National Center for Atmospheric Research (NCAR), fu uno dei principali ricercatori che, negli anni ’70, parlò di un possibile raffreddamento globale. Secondo alcuni dei suoi studi, la diminuzione dell’attività solare e l’incremento delle particelle in sospensione nell’atmosfera causate dall’inquinamento avrebbero potuto abbassare la temperatura media della Terra. Un po’ più scettico su questa tesi era Wallace Broecker, un geochimico che ha contribuito significativamente alla comprensione dei cambiamenti climatici. Nel 1975 pubblicò uno studio in cui suggeriva che l’inquinamento atmosferico potesse essere la causa di un raffreddamento globale. Tuttavia, Broecker non era convinto che il raffreddamento avrebbe portato a una nuova era glaciale. Nel suo articolo “Climate Change: Are We on the Brink of a Pronounced Global Warming?”, egli ipotizzava che la Terra stesse entrando in un periodo di riscaldamento, ma non escludeva anche l’idea di una fase di raffreddamento dovuto agli aerosol. Infine citiamo George Kukla, un climatologo dell’Università di Columbia. È un altro scienziato che ha contribuito al dibattito sul raffreddamento globale. Negli anni ’70, Kukla sostenne che la Terra stava attraversando un periodo di raffreddamento e che i cicli naturali, come le variazioni nell’attività solare e le oscillazioni oceaniche, potevano portare a un ritorno delle condizioni climatiche simili alla Piccola Era Glaciale.
di Stefano Valdegamberi

