È da anni che prosegue la cieca politica estera autolesionista dell’Unione Europea nei confronti della Russia, sempre supportata trasversalmente dall’Italia. È iniziata con le prime sanzioni dopo il 2014 e si è conclusa con l’obiettivo vero di questo conflitto: isolare l’Europa occidentale dalle forniture energetiche low-cost dalla Russia, ridimensionando l’economia tedesca che volava troppo e , a cascata, tutte le altre. Questo conflitto fu indotto per raggiungere questi obiettivi: sono dei ciechi quelli che fingono di non vedere. Bisognava per questo aumentare le provocazioni contro la Russia fino a farla sbroccare: c’è bisogno di un nemico credibile, anche per soddisfare gli appetiti dei produttori d’armi e per giustificare costosissimi organismi come la Nato. Il nemico andava creato provocando sempre di più la Russia e disattendendo tutti gli impegni assunti anni fa. Non ci si è accorti, tuttavia, che la vittima eccellente di tutto questo è l’Europa che si è sempre dimostrata incapace di una propria politica estera indipendente perché vive nell’ambiguità con se stessa, prendendo ordini da chi è allo stesso tempo alleato e competitor, gli Stati Uniti.
Le conseguenze del crollo tedesco sono sotto gli occhi di tutti e non possono che avere ripercussioni anche sull’Italia. Siamo dei veri kamikaze che non si accorgono dove ci stanno portando. Zelensky che abbiamo finanziato, riducendo quest’anno i fondi ai comuni e alle regioni, costrette ad aumentare tasse e tariffe a carico dei cittadini, ora esulta per essere stato capace di privarci del gas russo a basso costo. Dalla combustione del gas dipende il 50 % dell’energia elettrica in Italia. L’energia è alla base di ogni produzione e il suo costo è uno dei principali elementi di competitività di un sistema economico. Il nostro alleato Trump ci dice che dobbiamo comperare quello americano, altrimenti aumenteranno i dazi sui nostri prodotti. Ci siamo messi nella morsa con le nostre mani, grazie ai guru di Draghi seguiti come nuovi profeti tanto a destra come a sinistra, i cui consigli rispondono più agli interessi dei registi del sistema mondiale, al di là dell’Oceano (che ogni tanto gli conferiscono delle importanti onorificenze) che a quelli degli italiani: chiudiamo le porte ad est per farci dare le botte ad ovest, “cornuti e mazziati” direbbero a Napoli.
C’è anche chi vuole “far saltare il banco”, portandoci a una deflagrazione mondiale con la guerra. Stiamo attenti perché il rischio è grande e molto subdolo. L’odio russofobo per creare il nemico nella mente della gente e far accettare questa ipotesi come necessaria e inevitabile, è sotto gli occhi di tutti. Non è casuale ma calcolato. Gli italiani, se non prendono consapevolezza quanto prima, rischiano di trovarsi coinvolti in una tragedia “a loro insaputa”, grazie al loro complice silenzio.
Prepariamoci, intanto, a bollette più care, crollo della produzione industriale (già in atto) e del prodotto interno lordo. Nessuno si lamenti e non diamo sempre la colpa agli altri: gli altri fanno tutti i loro interessi e quando gli lisciano il pelo capiscono che possono farli ancor più spudoratamente sulle nostre spalle.

