L’Europa vuole la guerra? Lo disse la stessa Merkel che gli accordi di pace di Minsk servirono solo per far riarmare l’Ucraina. In questi giorni abbiamo ulteriori conferme. Nessuna diplomazia per evitare che il conflitto si trasformasse in guerra. Nel 2017 con Dunwalder ero a Jalta a proporre il modello Alto Adige per il Donbass. Già allora si percepiva una totale assenza della diplomazia occidentale per risolvere il conflitto in corso. Anzi. La politica nazionalista a discapito delle minoranze russofone, finanziata dall’Unione Europea, serviva a fomentare il conflitto, riesumando come eroi nazionali collaborazionisti nazisti come Bandera. Nel 2021 fu fatto persino un accordo strategico tra Usa e Ucraina di cui i nostri politici non hanno mai detto nulla e che prevedeva anche la rianessione della Crimea. Figurarsi se i Russi stanno fermi. Nel frattempo Stoltenberg annunciava l’imminente ingresso nella Nato dell’Ucraina, rigettando ogni garanzia contraria richiesta dalla Russia. Cose poi da lui stesso ingenuamente confermate. Altra benzina sul fuoco per provocare la reazione che avvenne poco dopo. Poi ci riempiono la testa del mantra aggressore-aggredito. Ora che Orban cerca il dialogo: tutti addosso. Il business delle armi è fondamentale per il bilancio di certi Paesi esportatori di democrazia, un nemico credibile come la Russia serve. Diversamente come si giustificherebbe l’aumento dei budget per la “difesa”? Serve la condivisione del popolo sulle scelte dei governanti. Su questo mi ricordo le parole di Assange: “negli ultimi 50 anni (io dico anche prima) tutte le guerre sono frutto di bugie”. Sta al popolo decidere se farsi trascinare nella trappola per l’ennesima volta o aprire gli occhi.
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