Nel 2006, quando collaboravo con l’Associazione Veronesi nel Mondo per l’organizzazione d’un evento per il “battesimo” d’un circolo dell’organismo a New York (USA), avevo assicurato all’allora presidente, on. Giuseppe Riccardo Ceni, la presenza d’un fotografo all’incontro conviviale previsto tra una rappresentanza associativa e Severino Barzan, co-patron dell’arcinota “Bottega Vini” (come cita l’insegna od “Antica Bottega del Vino”, https://bottegavini.it/), in vicolo Scudo di Francia 3, a Verona.




L’appuntamento non era casuale od estemporaneo. Già da novembre 2004, infatti, Barzan ed il socio Giovanni Pascucci avevano aperto una seconda “Bottega del Vino”, dotandola dello stesso inconfondibile stile, proprio a New York, nella 59ª Strada. Si trattava, quindi, d’un atto dovuto il coinvolgimento di Barzan nella programmata cerimonia inaugurale del circolo newyorchese affidato al referente con cui mi confrontavo allora, Lucio Caputo, famoso ed autorevole esperto nei settori del commercio internazionale, delle relazioni pubbliche, della promotion e del giornalismo. L’avevo intervistato il 7 aprile 2006, in una delle sue venute a Verona, nella hall dell’Hotel “Giberti”, con foto scattate dall’amico Giorgio Reggiani.





Originario di Monreale (Palermo), è scomparso ad 84 anni d’età l’8 luglio 2019 nella Grande Mela.
Tra le varie cariche di prestigio acquisite con indubbie esperienze “sul campo”, annoverava quelle di fondatore e presidente dell’Italian Wine & Food Institute, di presidente dell’International Trade Center di New York. Era stato presente per anni tra i “Who’s Who in the World”, “Who’s Who in the Usa” e “Who’s Who in Finance and Industry”.
Scampato al crollo della Torre Nord del World Trade Center
Il fatidico 11 settembre 2001 Caputo si trovava, come al solito, a New York, nel suo ufficio al 78° piano della Torre Nord del World Trade Center colpita da uno degli aerei dirottati dai terroristi. Riuscì a salvarsi in extremis dal crollo, scendendo velocemente le decine di piani a piedi. Intervistato in seguito a più riprese sulla sua drammatica vicenda personale aveva descritto sempre con lucida consapevolezza ed un pizzico d’autoironia la sua disperata fuga dall’inferno, portandosi dietro una torcia elettrica ed un lenzuolo. Nonostante la perdita di ufficio e documentazioni, Caputo s’era poi rimboccato le maniche riprendendo prontamente l’attività in una nuova sede presso il Lincoln Building, nella Manhattan di Midtown.
Per celebrare alla grande il trentesimo anniversario d’attività della “sua” creatura, l’Italian Wine & Food Institute, l’intraprendente siciliano aveva ideato ed allestito, per il 19 febbraio 2015, il Gala Italia 30 nella Grand Ballroom dell’Hotel “The Pierre” di New York. Caputo era riuscito a riunire nella città alla foce del fiume Hudson il top della produzione vinicola italiana e, tra gli americani, oltre 700 selezionati operatori del settore (importatori, grossisti, dettaglianti), ristoratori, influenti Wine & Food Editors, media e personalità di spicco degli Stati della costa atlantica.
“Mecca dei vini”
Il meeting a… tavola tra l’Associazione Veronesi nel Mondo e la “Bottega Vini” così, era stato documentato ancora dal fotografo Reggiani, autore d’un servizio da… cantina, quella particolare cantina, vero “paradiso terrestre” per enologi acculturati e degustatori appassionati. Le foto scattate avevano fatto “scoprire” una vera e propria “mecca dei vini”, visione d’insieme e spettacolo unico nascosto agli occhi (ed al palato) dei più…





Era stato accontentato il bisogno di memoria visiva dell’on. Giuseppe Riccardo Ceni (Mantova, 17 giugno 1935 – Verona, 20 ottobre 2019) dalla lunga esperienza dirigenziale-politica quale imprenditore (titolare di “Ceni gomma”), ex uomo-forte della Democrazia Cristiana veronese, presidente dell’Ente Fiera, consigliere ed assessore comunale (con deleghe a Traffico, Circolazione, Polizia urbana, Vigili urbani, Nettezza urbana, Azienda municipalizzata trasporti), deputato.
Le vicende successive dello storico locale s’erano poi provvisoriamente imbizzarrite prendendo una brutta piega, rose da dissapori tra soci, bilancio in rosso, liquidazione giudiziale.
Un capitolo amaro per un’avventura cominciata addirittura nel 1500, ai tempi della Repubblica di Venezia, ma che assunse la denominazione di “Antica Bottega del Vino” nel 1890, con la gestione dei fratelli Sterza, rispettosi della salvaguardia della peculiare atmosfera ottocentesca tuttora godibile. L’esercizio venne frequentato, a fine XIX secolo, non solo da degustatori di vino ma anche da intellettuali che ne fecero un luogo d’incontro e di confronto. Ai tavoli bevevano e discutevano letterati, poeti, musicisti, artisti, giornalisti.
Il piacevole ambiente passò di proprietà, nel 1957, alla famiglia Rizzo-Grigolo che preferì portare avanti un’attività ristorativa più che enologica. Nel 1987 fu la volta della tribolata conduzione di Severino Barzan e Giovanni Pascucci e nel 2010 fu rilevato da un pool di soci appartenenti a famiglie storiche (Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato) che ha mantenuto viva la tradizione del buon mangiare e del buon bere secondo eredità non solo veronese e veneta ma, pure, nazionale e d’oltre confine.
Claudio Beccalossi

