E’ da settimane sulla bocca di tutti. Ne parlano a giorni alterni i nostri governanti, ma anche illustri rappresentanti dell’Unione Europea. Per superare la crisi economica scatenata dal Coronavirus, serve un nuovo “Piano Marshall”. Ma chi fu questo generale, quasi sconosciuto ai più, e in cosa è consistito questo suo “Piano” (risalente al 1947)? Tentiamo di fare chiarezza.
George Catlett Marshall nacque in Pennsylvania nel 1880, figlio di imprenditori legati all’industria del carbone. Entrato in accademia militare, è ufficiale durante la prima guerra mondiale. Durante il conflitto sperimenta sul campo l’importanza della preparazione militare e della necessità dei giusti armamenti. Sarà in quel contesto che svilupperà una particolare predilezione (quasi maniacale) per l’organizzazione, la strategia e la pianificazione (bellica e non), caratteristiche che lo renderanno famoso. Nel 1938 sarà a Washington, dove il primo settembre 1939 (giorno dell’invasione tedesca della Polonia) sarà nominato dal presidente Roosevelt Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Nel suo ruolo, nonostante le incertezze delle autorità americane, e le spinte dell’opinione pubblica verso il mantenimento di una posizione neutrale, riesce a organizzare e a tenere pronto l’esercito in caso di un’improvvisa entrata in guerra, cosa che si verificherà a fine 1941. Pensionatosi nel 1945, diventerà prima ambasciatore in Cina, e poi Segretario di Stato su iniziativa del presidente Truman. Sarà, però, il 5 giugno 1947 (all’Università di Harvard) che presenterà al mondo il suo “European Recovery Program”, diventato famoso come “Piano Marshall”. Pensionatosi per la seconda volta nel 1949, sarà designato come Segretario alla Difesa nel 1950 in piena guerra di Corea. In quel ruolo metterà a disposizione, e con profitto, le sue competenze e qualità. Morirà in Virginia nel 1959, ma prima avrà l’onore di ricevere il premio Nobel per la pace (1953).
Quali sono le intuizioni alla base del Piano?
Ripristinare la fiducia nell’Europa distrutta dalla seconda guerra mondiale e creare una nuova prospettiva di crescita economica per il vecchio continente, questi i cardini del programma presentato il 5 giugno 1947. In concreto, Marshall riteneva che senza un massiccio intervento di aiuto alle economie europee, le stesse non sarebbero state in grado di pagare nemmeno (per almeno tre o quattro anni) i prodotti alimentari (importati principalmente dall’America). L’eventuale mancanza di questi beni, poi, avrebbe portato anche a tensioni politiche e sociali in quei paesi, con inevitabili problemi anche per gli Stati Uniti. Di conseguenza, era necessario intervenire.
In cosa consisteva l’European Recovery Program?
Il Piano vide uno stanziamento di circa 14 miliardi di dollari (dell’epoca) in favore degli stati dell’altra sponda dell’Atlantico maggiormente colpiti dalle conseguenze del conflitto. A causa del rifiuto dell’Urss di partecipare ai negoziati, esso riguardò essenzialmente i paesi fuori dal Patto di Varsavia. Nato per aiutare le nazioni a ricostruire il proprio tessuto industriale, finì, almeno nella prima parte, a fornire risorse per l’acquisto di beni di prima necessità. Avviato nella primavera del 1948, si concluse nel 1951. Insieme al ERP furono introdotti anche l’ECA, Economic Cooperation Administration, incaricato di definire gli interventi, e l’OEEC, Organization for European Economic Cooperation, organismo europeo creato per favorire la cooperazione tra i paesi beneficiari dei fondi.
Quali i risultati raggiunti?
I livelli di produzione europei a fine intervento tornarono ai valori prebellici (e anche superiori). Il Piano permise, poi, il consolidamento delle democrazie del vecchio continente e di allentarne le tensioni sociali interne. Pose, infine, le basi per la creazione della NATO (1949), North Atlantic Treaty Organization, organismo di difesa collettiva dei paesi occidentali.
Avrà l’Unione Europea il coraggio, le capacità e la lungimiranza di George Catlett Marshall?
di Matteo Peretti

