Sotto, il cuore di Veronetta e, in generale, l’intera città, vedibili dall’alto, da una posizione panoramica poco conosciuta e frequentata. Anzi, forse più nota a consumatori di droga in cerca di angoli appartati ed a imbrattatori di muri che vi bazzicano indisturbati.
È Scalone XVI Ottobre che si dirama da via San Nazaro, una viuzza con lasagna a lato che termina, appunto, all’inizio della gradinata che porta ad Alto San Nazaro (o monte Castiglione), piccolo rione residenziale sorto nel 1887 come primo esempio d’edilizia economico-popolare in città, realizzato dalla Società Anonima Cooperativa Edificatrice di Case Operaie. La zona è raggiungibile pure da nord, percorrendo una breccia nelle mura da via Salita Santo Sepolcro.





Il toponimo Scalone XVI Ottobre è connesso all’attribuzione originaria del complesso abitativo, appunto Quartiere XVI Ottobre, in ricordo della data (16 ottobre 1866) in cui le truppe italiane entrarono da Porta Vescovo a Verona, svuotata dagli austriaci ed annessa al Regno d’Italia.
Dalla piazzetta in alto al termine della scalinata e dal parco accanto si può, appunto, godere un affondo visivo di Verona particolarmente suggestivo.





Ma, se il gusto del bello appaga, non lo sono altrettanto (e, anzi, imbruttiscono) le offese alla serenità pretesa e dovuta del luogo. Già all’inizio della vietta appaiono scritte e segni insulsi su superfici esterne e, più avanti, si rinviene sull’asfalto una siringa che nessuno s’è preso la briga di togliere di mezzo.


Un cestino dei rifiuti sullo scalone è ricoperto di disegnacci mentre la vegetazione a lato affronta l’ingrato compito di discarica non occasionale di lattine e bottiglie. Il portarifiuti lì accanto, per alcuni, è “solo” un’inutile componente d’arredo urbano, di cui non servirsene.


Anche se la veduta sulla città ripaga dal fiato grosso per la salita, le “pitture” vandaliche presenti fanno tornare con i piedi per terra, nella banalità del teppismo graffitaro.





Indumenti-stracci attorno, lasciati da chissà chi, accrescono il quadro di degrado umano dato dai pezzetti di carta stagnola bruciacchiati dispersi ovunque, utilizzati come bracieri alla buona per la preparazione di dosi di droga (cocaina?), con vapori da inalare. Tossicodipendenti tollerati e lasciati fare in disperato, voluto (ed ottenuto) isolamento…






Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
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