Un vicoletto… stretto stretto (fa anche rima). Forse il più angusto del centro storico. Una sorta di budello urbano. Anche per il diminutivo d’attribuzione, vicoletto. Nemmeno degno di costituire vicolo o via.
Si tratta di vicoletto Gatto, situato tra l’omonimo vicolo e via Sottoriva, in caratteristici contesti scaligeri da assaporare come una pozione magica proveniente dal passato.
Uno spasimante della città e dei suoi primati viari presi di persona col metro in mano, Alberto Gagliardi, nel profilo su Facebook “La me bela Verona”, s’è domandato (e risposto) quale possa essere il vicolo più risicato della città. E, dopo aver scartato il vicolo Verza (da lui calcolato in 171 cm di larghezza) perché, appunto, della “categoria” vicoli, ha dirottato la sua attenzione sul vicoletto Gatto, a sua misurazione largo 161 cm. Ed ha aggiunto che il toponimo del brevissimo viottolo deriverebbe, probabilmente, dal cognome della famiglia un tempo lì abitante.
Dotato ai due lati d’accesso di paletti dissuasori di traffico e sosta (giustamente, perché non si sa mai…), il micro-tragitto (dal richiamo al calle veneziano) è pittoresco anche per l’acciottolato che lo rende cartolina d’epoca, nostalgica visione della vecchia Verona.
Peccato per l’immancabile sgorbio scarabocchiato dai puntuali teppistelli su un muro, oltraggio alla tinteggiatura esterna, generalmente ben tenuta, delle case affacciate sul vicoletto dai… minimi termini…
di Claudio Beccalossi

