Abituati passanti e distratti turisti fanno spallucce a due edicole sacre non molto lontane l’una dall’altra, ubicate in vicolo Carmelitani Scalzi ed in via Teatro Ristori, collegate da vicolo e vicoletto Valle. Un percorso tra fede e storia “inquinato”, purtroppo, da obbrobri e volgarità vandalici su superfici pubbliche e private.





La prima è addossata ad un angolo esterno laterale della chiesa di Santa Teresa degli Scalzi o di Santa Teresa d’Avila, più conosciuta come chiesa degli (agli) Scalzi, che non funge da parrocchia (in quanto dipendente da San Luca Evangelista, in corso Porta Nuova) ma è sede della Provincia veneta dei Carmelitani Scalzi.
È tra i pochi monumenti barocchi in città, pur se facciata, prospetti e soffitto piano mostrino tratti di classicismo. Sorta tra il 1666 ed il 1750, venne dapprima intitolata alla Vergine Annunziata ed a San Gabriele Arcangelo e, poi, alla santa patrona dei Carmelitani Scalzi, Teresa d’Avila. All’interno una sala è dedicata al culto di suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo (detta Santa Teresa di Lisieux, al secolo Marie-Françoise Thérèse Martin, Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897).



Il nucleo religioso all’aperto citato, racchiuso da un cancelletto basso (con aperture centrali per l’accesso degli addetti alla cura), custodisce la statua marmorea, protetta da una grata, di San Giuseppe col Bambino sorretto dal suo braccio destro. Opera artistica non eclatante o vetusta ma che domina il particolare insieme devozionale.



Negli immediati pressi del Teatro Ristori (inaugurato nel 1844 e, dopo decadenza, chiusura e restauro, riaperto al pubblico nel 2011, con i suoi 496 posti di capienza), a sua volta, è presente una struttura votiva composta da una dedica (in basso), da un’elemosiniera con serratura (al centro) e da una povera statuetta della Madonna (in alto), all’interno d’una nicchia con sbarramento metallico, sormontata dal saluto angelico “Ave Maria”.


L’epigrafe tramanda ai posteri eventi e riconoscenza a convinte grazie ricevute dagli abitanti della zona: “Attesti questa immagine votiva la gratitudine perenne di questa contrada alla Vergine Madre che serbò incolumi i suoi figli nella guerra mondiale e dai bombardamenti aerei anno 1940 – 1945. 8 settembre 1947”.

Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
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