Nacque al civico 25 della strada, nell’edificio all’angolo con via Ponte Pignolo. Lo ricorda sul fronte una lapide marmorea apposta sopra l’arco d’entrata, pressoché illeggibile per negligenza datata (se ne distingue, con estrema fatica, solo “Alberto Rovaldi”) e, quindi, da restaurare con estrema urgenza, ennesimo SOS rivolto a competenti autorità, semplicemente per il bene comune.



Ben diverse sono le condizioni, pressoché perfette, di un’altra targa della memoria posta sulla facciata ben curata del civico 14ª: “In questa casa il 26 ottobre 1788 nacque Teodora nob. Campostrini fondatrice delle Sorelle Minime della Carità di Maria Addolorata Istituto Campostrini maestra di virtù educatrice sapiente”. Teodora morì il 22 maggio 1860 e riposa nella cappella della casa-madre, in via Santa Maria in Organo 2. Già Serva di Dio e Venerabile, ha in corso il processo apostolico per la sua beatificazione.
Se per il marmo evocativo di Teodora Campostrini vegliano bene dall’alto schiere di angeli per la sua conservazione, Alberto Rovaldi, evidentemente, non deve avere ancora trovato il santo protettore giusto (nemmeno un angelo di seconda classe come Clarence Odbody, che doveva guadagnarsi le ali, del film “La vita è meravigliosa”, regia di Frank Capra, interpretato, tra gli altri, da James Stewart, 1946) che preservi la stele ed ispiri a persone di buona volontà amministrativa un banale ripristino dai costi altrettanto banali.
Di Rovaldi è difficile reperire notizie, in rete o altrove. Agevola, in ogni caso, sapere dei lasciti di famiglia all’Archivio di Stato di Verona, citati in sito istituzionale al titolo VIII Vari – Appendice – Luglio 2020 – pagg. 59 e 60 (d’un totale di 112 pagine – Elenco analitico a cura di Gianna Ferrari De Salvo), nello specifico le buste 100 e 101 relative a “Alberto Rovaldi, scrittore, assessore nell’Amministrazione Gallizioli, combattente politico, antifascista, presidente dei precursori della Resistenza”.
Busta 100 dono Rovaldi: sue opere pubblicate.
1. La città delle porte aperte, Varese 1934
2. La città delle porte chiuse, Milano 1936
3. Le piccole cronache di un villaggio montano, 1944-1946, Verona 1949 (in allegato un ritaglio di giornale con l’elogio funebre di Rovaldi)
4. Salviamo l’amore, Verona 1951
5. Malie di Casanova – Casanova precettore (commedia in quattro atti, prologo ed epilogo), Verona 1952
6. Malie di Casanova, quattro commedie in un atto, Verona 1952
7. Bandiera bianca, Verona 1952
8. La pietra scema, romanzo inedito, Milano 1954
9. Il soffio del diavolo, romanzo, volume dattiloscritto.




Busta 101 dono Rovaldi testi dattiloscritti di Alberto e di Irma Rovaldi
10. Venere atlantica, romanzo incompiuto
11. Casanova precettore, commedia
12. Casanova e le giovani stordite (Malie di Casanova), commedia
13. Casanova e la gallina bianca (malie di Casanova), commedia
14. Casanova e don Somarello/ Casanova e una maschera (malie di Casanova), commedie
15. Casanova ed il maestro di scuola (malie di Casanova), commedia
16. Casanova il confessore, commedia
17. Casanova negli alberghi dell’antica e della nuova Cicogna (malie di Casanova, n. 2), commedia 18. Salviamo l’amore (diario amoroso di un romantico), 1924- 1928, commedia
19. Mazzini e il Partito d’Azione: dramma di due coscienze – L’incontro per il Paradiso – Aneddoto Mazziniano, romanzo, Marzana 1945
20. Bandiera bianca (Pasque Veronesi), Marzana 1941, romanzo
21. La pietra scema o Il soffio del diavolo — super film di costumi e vicende del Medio Evo italiano. Evocazione storica secondo i documenti e le cronache del tempo (secolo XIII), romanzo
22. Corrispondenza con Gianfranco Betteloni (La busta contiene anche la biografia di A. Rovaldi, 1880-1949)
23. Busta arancio—Bozzetti e novelle: Sterzata a sinistra; L’Anticristo; Casanova e don Somarello
24. Irma Rovaldi: Villa Carlotta; Paolina la bellissima; Carlo Pisacane; Il tenero amore dell’Aretino (sintesi radiofonica, settembre 1952); Salotto ottocentesco a Verona (articolo sul salotto letterario della contessa Pellegrini, madre di Gerolamo Rovetta, scritto dopo la scomparsa di Renato Simoni, agosto 1952), in busta indirizzata al prof. Sancassani
25. Busta arancio: il 1848 e 49 veronese ed altri articoli (in tutto sono 45 ritagli di quotidiani).
Sarebbe interessante poter accedere e consultare i plichi che, oltre allo scambio di missive con Gianfranco Betteloni (figlio e nipote dei più celebri poeti Vittorio e Cesare, poeta a sua volta, Verona 7 giugno 1876 – Verona, 18 dicembre 1948), conserva pure la biografia di Rovaldi.
Importanti elementi d’archivio sulla sua attività letteraria, quindi, sono serbati per i posteri. Soprattutto come autore di opere ancora rintracciabili, con estrema fatica e purtroppo, su bancarelle di mercati dell’antiquariato e del collezionismo o sulla compravendita online globale. I titoli che fortunosamente riemergono dall’oblio o dallo smaltimento sono “La città delle porte aperte” (romanzo, Casa editrice Ceschina, 1934), “La città delle porte chiuse” (Casa editrice Ceschina, 1936), “Bandiera bianca” (Edizioni di Vita Veronese, 1952), “Malie di Casanova – Quattro commedie in un atto” (Linotipia veronese, 1952) ristampato in “Tutte le opere di Alberto Rovaldi. Malie di Casanova. Commedie” (Gastaldi Editore, Milano, 1955), “La pietra scema” (romanzo, Gastaldi Editore, Milano, 1954), “Salviamo l’amore” (romanzo, Gastaldi Editore, Milano, 1954).
Peccato, per uno scrittore oscurato del patrimonio intellettuale ed umano di Verona-rétro che andrebbe rivalutato.
Nato nel 1880 e deceduto il 2 novembre 1949, Rovaldi riposa, dimenticato dai più, nell’inaridita tomba di famiglia nel Cimitero monumentale (Zona M – Barbieri, Manufatto T. F. – Terragna – n. 0173), dove un busto lo raffigura sovrastando la stele sepolcrale in cui è sintetizzato in parche parole ciò che fu (“scrittore poeta storico / uomo libero”). Un altorilievo sotto ritrae la sua supposta consorte che l’affianca nell’ultima dimora (“In vita e in morte”).





La via dove nacque, a sua volta, appartiene al connubio popolar-nobiliare di Veronetta, tra storici ed eleganti palazzi ben preservati, pregevoli immagini votive a rischio degrado, sfumature di illustri presenze del passato e, secondo “moda” contemporanea ben attecchita e tollerata, pure scritte vandaliche. Si trova a non molta distanza da ponte Nuovo e dalla chiesa di San Tomaso Becket (o di San Tomaso Cantuariense).
Il tratto viario prende nome dalla presenza della modesta chiesa, appunto, di Santa Maria Rocca Maggiore, già dipendente da quella di San Tomaso Becket, oggi sconsacrata ed interessata ad opere di restauro degli esterni dal 2002. Venne citata per la prima volta in una breve del 13 giugno 1185 di papa Lucio III (nato Ubaldo Allucingoli, Lucca, 1097-1105 – Verona, 25 novembre 1185, Pontefice dal 1181 fino alla sua scomparsa. È sepolto nel duomo di Verona, cioè la cattedrale di Santa Maria Assunta o di Santa Maria Matricolare).
Il toponimo, forse, trae origine dal santuario mariano sul percorso di pellegrinaggio che da Tolosa conduce a Limoges, consacrato a Santa Maria Roche Amatoris od a Santa Maria de Roca Amadore.
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
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