È una brutta curva a gomito, quella di via del Pestrino a tu per tu con l’Adige e che costeggia il prospiciente complesso dell’ex Forte “Santa Caterina” (eretto ed intitolato in epoca austriaca al feldmaresciallo Heinrich Hermann Josef von Hess ed ora interessato da recupero e riassetto generali). Brutta per la sua pericolosità viabilistica ma vegliata e protetta dalla presenza, all’angolo, della chiesa dedicata alla Beata Maria Vergine Addolorata, con annesso monastero di clausura delle Serve di Maria Oblate Sacerdotali, abitudinariamente chiamate “suore del Pestrino”.









La porta d’ingresso al convento è al civico 56 della via, dove un avviso apposto fornisce informazioni sugli orari delle visite.

In chiesa, a destra, si trova il sarcofago marmoreo che custodisce le spoglie della fondatrice della struttura religiosa, Madre Teresa Maria Lavagnoli della SS. Trinità (22 maggio 1903 – 20 luglio 1992), sotto la scritta “Canterò in eterno le misericordie del Signore”.


Dal 2 luglio 1967 lei ed alcune consorelle hanno proseguito il loro apostolato al Pestrino dopo aver lasciato il monastero delle Serve di Maria Eremitane Scalze di Carpenedo (Venezia), ben gradite dal vescovo di Verona all’epoca, mons. Giuseppe Carraro (Mira Porte, Venezia, 26 giugno 1899 – Verona, 30 dicembre 1980, venerabile), per la missione intrapresa di preghiera per la Santa Chiesa, le vocazioni, il sostegno e la santificazione di papa, vescovi, presbiteri (Cum Maria pro sacerdotibus, Con Maria per i sacerdoti).
La vita di clausura delle Serve di Maria Oblate Sacerdotali, dell’antico Ordine dei Servi di Maria, non sembra aver subito particolari crisi di partecipazioni da parte di donne chiamate a consacrarsi.
Il 25 gennaio 1998, presso il monastero dell’Immacolata di Montecchio Maggiore (Vicenza) ha preso consistenza una seconda comunità di Oblate Sacerdotali, dipendente giuridicamente dalla sede veronese. Le buone intenzioni, purtroppo, non sono andate oltre pochi anni e le suore hanno fatto ritorno alla casa madre. Oggi il monastero dell’Immacolata è chiuso, “nella speranza che un’altra comunità monastica possa continuare il carisma orante nella Chiesa”.
Al cinquantenario del luogo di celebrazione liturgica e clausura, il 15 settembre 2017 (ricorrenza liturgica della Beata Maria Vergine Addolorata), l’allora vescovo della città scaligera, mons. Giuseppe Zenti (San Martino Buon Albergo, Verona, 7 marzo 1947), ha concelebrato messa con 55 sacerdoti ed una folla di fedeli, dentro e fuori il tempio. Le monache erano quasi una ventina, con età media relativamente giovane.
Una lapide marmorea collocata all’interno della chiesa ricorda anche la relativa intitolazione di quel giorno: “Il giorno 15 settembre 2017 S. E. mons. Giuseppe Zenti vescovo di Verona dedica questa chiesa del monastero con il titolo di Beata Maria Vergine Addolorata”.

La chiesa del Pestrino (dall’alone mistico specie quando, dietro l’altare velato da una tenda, le suore pregano e cantano soavi cori sacri), costituisce uno scrigno di pace che invita al raccoglimento ed alla meditazione…

Servizio e foto di Claudio Beccalossi

