Cibo & Millo, accoppiata artistico-graffitara, all’opera a Ca’ di David, sulla parete esterna d’una casa affacciata su via Giuseppe Zattoni (traversa di via Ca’ di Aprili) che già ospitava un disegno in scala ridotta con lo stesso soggetto, realizzata dal primo coprendo precedenti scritte e simboli non consoni sul muro, poi purtroppo vandalizzato.














Il piatto tipicamente italiano dell’insalata caprese (a base di pomodoro, mozzarella, olio extravergine, basilico fresco ed origano) è al centro del suggestivo lavoro del duo di writers Cibo (Pier Paolo Spinazzè, Vittorio Veneto, Treviso, 1982) e Millo (Francesco Camillo Giorgino, Mesagne, Brindisi, 1979).








Il tricolore del gusto sarebbe un’“invenzione” culinaria appunto di Capri risalente al 1920, proposta nell’arcinoto Grand Hotel Quisisana ai commensali d’una cena allestita per Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, Como, 2 dicembre 1944, poeta, scrittore, drammaturgo, autore del Manifesto del Futurismo). A questi, critico nei confronti della cucina tradizionale napoletana ritenuta esagerata di grassi e soffritti, venne ammannita una portata leggera però appetitosa, battezzata caprese e destinata non solo al successo d’occasione ma proiettata nel futuro gastronomico senza confini quale una “bandiera d’Italia”, grazie ai colori (verde, bianco e rosso) degli ingredienti.
«Questo murale è fatto a quattro mani – informa Cibo con un contagioso sorriso soddisfatto – nell’ambito del Festival Best Before. Abbiamo realizzato undici murales in tre comuni del Veronese. Ormai siamo agli sgoccioli ed il 12 aprile aspetto tutti all’inaugurazione nel Forte Sofia, dove mostreremo le foto che ha fatto Martha Kooper, fotografa di New York di 82 anni, Nonna Graffiti, quella che ha fotografato tutti gli artisti più bravi del mondo».
«Nello specifico, ciò che abbiamo creato qui è una “torre di caprese”, con un personaggio che la tiene in piedi, la monta perché è molto precaria. Simboleggia il tricolore. Perciò, rappresenta la precarietà della caprese e dell’Italia. Questo è il tentativo di tenerla in piedi, d’aggiustarla».
Lo street artist collabora dal 2020 col Comune di Napoli bonificando parole e segni di violenza estremisti e volgari tramite composizioni mangerecce partenopee dagli accesi colori attinenti al suo stesso pseudonimo. D’intesa con l’assessorato alla Creatività urbana, il Tavolo Interassessorile per la Creatività urbana e Caffè Borbone, s’adopera nella sovrapposizione positiva di scarabocchi dell’odio su varie superfici urbane segnalate anche dai cittadini.
Per Millo (che da alcuni anni lavora a Pescara), a sua volta, le pareti vuote costituiscono “una grande tela bianca su cui esprimersi”. Lasciata l’attività d’architetto per seguire la sua forte passione per l’arte ed il disegno, ha raggiunto specifici vertici figurativi, partecipando a vari Street Art Festival ed avendo suoi estrosi risultati murali (inventive in bianco e nero frammentate da esplosioni di tinte intense) premiati ed esposti pure all’estero.
Procedimenti e prestazioni artistici di Cibo e Millo nel Veronese sono tallonati a Ca’ di David dalla fotografa Martha Cooper, classe 1943, originaria di Baltimora (Maryland, Usa) e poi trasferitasi nel distretto di Manhattan, a New York. Già addentro all’ambiente artistico underground newyorkese, dagli Anni Settanta del secolo scorso segue da vicino l’attività dei protagonisti della street art internazionale.
Foto del suo archivio sono entrate a far parte del patrimonio visivo sull’avvento delle culture hip-hop e dei graffiti. Ha iniziato come fotografa stagista nel “National Geographic”, proseguendo come fotografa dello staff al “New York Post”, con sue immagini pubblicate in un considerevole numero di riviste e libri ed esposte in musei di tutto il globo.
È referente della fotografia al City Lore, il New York Center for Urban Culture fondato nel 1985, primo organismo negli Stati Uniti volto a “promuovere il patrimonio culturale vivente di New York City e dell’America attraverso programmi educativi e pubblici al servizio dell’equità culturale e della giustizia sociale” ed a “documentare, presentare e sostenere le culture grassroots di New York City per garantire la loro eredità viva”.
Cooper ha colto passo per passo il lavoro d’arte urbana che ha generato gli undici murales citati da Cibo. Interventi riassunti nella mostra fotografica Best Before, Street Art against a rancid future, in programma dal 12 aprile al 29 giugno 2025 presso il Forte Sofia (o Forte Santa Sofia, già Werk Sofia, ex fortificazione asburgica risalente al 1838), in via Monte Novegno.
Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi
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