È sconcertante assistere all’esultanza di una parte dell’opinione pubblica italiana per il cambio di posizione dell’Ungheria in sede europea, che spalanca le porte allo sblocco di circa 90 miliardi di euro destinati all’Ucraina e al governo di Zelensky.
Parliamo di risorse reali, non virtuali. Soldi dei contribuenti. Soldi anche degli italiani. Una quota rilevante – nell’ordine di circa 15 miliardi – ricade direttamente o indirettamente sulle nostre tasche.
E mentre qualcuno festeggia, famiglie e imprese fanno i conti con bollette sempre più pesanti, inflazione, servizi in difficoltà e un sistema Paese sotto pressione.
A tutto questo si aggiunge una politica energetica fallimentare, aggravata da un sistema di sanzioni che sta colpendo duramente la nostra economia produttiva, riducendo competitività, consumi e capacità industriale. Il rischio concreto è quello di avvicinarsi a una paralisi economica fatta di chiusure, contrazione produttiva e perdita di posti di lavoro.
Altro che solidarietà: senza equilibrio e senza difesa degli interessi nazionali, si sta chiedendo agli italiani un sacrificio continuo, senza alcuna garanzia di ritorno.
Futuro Nazionale denuncia con forza questa deriva e chiede un cambio immediato di rotta: basta decisioni calate dall’alto, basta politiche che penalizzano il lavoro e la produzione italiana.
Prima gli italiani, prima le nostre imprese, prima la nostra economia reale.
Chi oggi applaude, domani non potrà dire di non aver capito.
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