“Il caso del sacerdote canadese Larry Holland, ricoverato per una frattura all’anca e invitato dal personale sanitario a valutare la morte assistita, dimostra la pericolosa deriva dell’eutanasia quando viene normalizzata dal sistema sanitario”.
Lo dichiara il consigliere regionale Stefano Valdegamberi.
“Lo Stato deve curare e togliere la sofferenza, non sopprimere la vita; offrire speranza e assistenza, non la morte come soluzione. Quando l’eutanasia viene proposta a persone fragili e vulnerabili, si supera un limite etico gravissimo e si snatura il ruolo stesso della medicina”.
“Esprimo inoltre rammarico per la deriva etica di tanti colleghi del Consiglio regionale che sostengono aperture legislative senza considerare le conseguenze sociali e umane. Il rischio è che, in uno Stato sempre più indebitato, il suicidio assistito venga visto come una scorciatoia economicamente conveniente, trasformando i più deboli in un costo da eliminare anziché persone da curare”.
“La vera civiltà si misura nella capacità di curare e togliere la sofferenza, mai nell’anticipare la morte”.
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